giovedì 16 agosto 2018

DA SOLO CON LA CALMA




Quando Fabio va a trovare Gianni e, con il suo solito fare gli chiede informazioni sulla via dei Cinque, il Grande Alpinista, l’Uomo delle salite Invernali rimane stupito, da anni nessuno gli domandava di quella via, una linea diventata “fuorimoda”, solo per intenditori, un tracciato superbo e “ per veri alpinisti”.

I due diventano immediatamente amici, si crea la “sintonia”, il passato ed il presente si amalgamano, Gianni con i suoi fantastici occhi lucidi spiega per filo e per segno le incognite, i tiri, la roccia, i chiodi…tutto quello che lui ed i suoi meravigliosi compagni sanno e hanno vissuto mentre creavano la “direttissima” della Civetta. Fabio ascolta e sogna, si allena lungo i torrioni della Grignetta, spigoli, placche, diedri superati con gli scarponi ai piedi, manovre e manovre per imparare alla perfezione la progressione in sicurezza, l’auto assicurazione ..Fabio ha già "fatto" superbe solitarie, in estate e d'inverno, ma la Direttissima è un incognita. Fabio è determinato, cocciuto e, anche un po’ “Matto”, tutto quello che serve per pensare e desiderare la via DEI 5 DI VALMADRERA in inverno e da Solo.
Arriva dicembre, inizia l'inverno vero, quello da calendario, quello dalle giornate corte, cortissime… sulla Civetta e su tutte le Dolomiti cade la neve, bianca e desiderata, fredda e candida. Gennaio e dopo, come è scritto da sempre arriva Febbraio, è giunto il momento giusto. Fabio parte e, al contrario dei tempi moderni, riporta l'alpinismo classico nel mondo dei sognatori, nella storia della lentezza, giorno dopo giorno sale, attrezza, scende, disattrezza, bivacca e costruisce il suo CAPOLAVORO. Il 13 Febbraio 2011, dopo 7 gelidi bivacchi finalmente esce, sulla Cima della Civetta c'è il silenzio, il vento e lo spazio infinito… il regalo più bello.
Fabio Valseschini è riuscito a fermare il tempo, regalandoci qualche cosa difficile da capire...la Storia non si è fermata, in quei giorni però, andava a passo d'uomo! GRAZIE FABIO.

sabato 11 agosto 2018

LA MOSCA VOLA, VOLA, VOLA (PRIMA PARTE)



“Cosa vorresti essere?”

“… Mi piacerebbe tanto… vorrei essere una mosca, piccola e leggera, forte e sicura, vorrei per…”

Sto volando nel cielo, che bello, mi giro e rigiro, salgo e scendo, nessun confine, nessuna apparente regola, volo, volo, volo… Ecco uno zaino, devo riposare, sono stanca e curiosa,  appoggio il mio peso inesistente sulla patella e, camminando mi sistemo al riparo. Lo zaino si muove, è sulle spalle di un alpinista giovane, un ragazzo dai capelli stupendi, spalle larghe e pantaloni a zampa d’elefante, scarponi dalle punte consumate, è in compagnia di un altro ragazzo, piccolo e all’apparenza fragile, ma sicuramente forte e deciso. Scendono veloci verso la loro meta, una cima bassa, quasi sconosciuta e fuori dal “giro”, una punta vicina al Rifugio, comoda e dimenticata…

Reinhold, questo è il nome con cui il “piccolo alpinista” chiama il suo compagno arriva per primo alla base della cima scelta, una linea evidente e logica sopra la loro testa, io sono tranquilla, nascosta in una piega della patella … si legano e partono decisi, entrambi forti, giovani ed intelligenti. A comando alternato, senza fretta e senza scambiarsi inutili parole, un ora e mezza dopo sono sulla cima, alcuni spettatori comodamente appoggiata alla staccionata del rifugio hanno assistito increduli al loro arrampicare. Sono giovani e davanti a loro hanno il “nuovo”.

Secondo Torrione delle Ziolere  m 2172

Spigolo Nord   Heini Holzer e Reinhold Messner 9-8-1966

Ho riposato abbastanza, posso riprendere a volare nel cielo, volare, volare, volare… Entro con una leggiadra virata all’interno di una valle impervia, lunga, isolata e, come per incanto noto cinque persone intente a  
prepararsi per qualcosa di grosso, non posso perdermi questa occasione, l’occasione di vivere un qualcosa con loro, qualcosa di “storico”. Plano e mi nascondo nella tasca di larghi pantaloni,starò al riparo del giorno per qualche giorno in questa comoda tasca, starò in loro compagnia…


Gli italo-polacchi hanno vinto il Burel   (via Centrale o Italo-Polacca 1967)

<<Gli alpinisti bellunesi Giorgio Garna, Gianni Gianiselli e i polacchi Roman Bebak, Janusz Ferenski e Ryszard Zawadzki hanno felicemente concluso la loro impresa sulla parete sud-est della cima del Burel nel gruppo della Schiara, prossima a Belluno, alle prime ore di ieri, benché l’arrampicata sia stata notevolmente molestata da piovaschi e temporali, di cui l’ultimo particolarmente violento, tanto da imporre un nuovo non previsto bivacco nella parte terminale della parete. Ed ecco in breve la cronistoria dell’impresa:

Domenica scorsa gli alpinisti hanno cominciato la scalata, dopo una precedente, breve ricognizione e hanno bivaccato all’inizio delle grandi difficoltà; lunedì hanno attaccato i 1200 metri di parete a picco. Nei primi settecento metri, superati senza soste fino a notte inoltrata, gli alpinisti hanno incontrato difficoltà sempre crescenti e in parte estreme; giunti alla cornice che interrompe a metà altezza la parete, gli alpinisti hanno sostato un’intera giornata anche per provvedersi d’acqua e di viveri. All’alba di martedì sono partiti lungo la grande parete gialla strapiombante da superare impiegandovi due giorni e due notti fino all’alba di oggi.

Gli ultimi seicento metri di parete presentano difficoltà prevalentemente e decisamente estreme, pari a quelle di note grandi vie di sesto grado superiore. Nella mattinata di oggi a Belluno e al rifugio VII Alpini, fra i numerosi alpinisti bellunesi, polacchi e tedeschi, a conoscenza dell’impresa e in attesa del ritorno dei protagonisti, si era diffusa una certa ansietà anche per la minaccia del maltempo. Finalmente stamane i
cinque rocciatori sono giunti in vetta dove hanno trovato alcuni generi di conforto lasciati dai compagni il giorno prima e hanno potuto iniziare la discesa per la via normale e il sentiero Sperti fino al rifugio VII Alpini. Agli amici corsi loro incontro a festeggiarli per l’impresa essi sono apparsi provati dai numerosi bivacchi e soprattutto dall’ultimo svoltosi sotto il temporale, ma in buone condizioni fisiche e felici per la favorevole conclusione della loro grande avventura>>

P.Ro

Che giornate e…nottate intense, le ho vissute al riparo da sassi, acqua e vertigine, ora però è giunto il momento di tornare nel cielo, volare, volare, volare…

Le giornate si fanno sempre più corte, le nottate sempre più lunghe, arriva l’inverno, ma non posso sapere quale inverno… mangio sempre meno e riposo sempre più. 
Sicuramente troverò un posticino dove ripararmi e se la fortuna vuole, assistere a qualche nuova "storia".

venerdì 27 luglio 2018

LE ALPI






"Non sempre nell'alpinismo si è costretti a ripetere imprese già compiute, ma che sulle Alpi è possibile realizzare ancora qualcosa di nuovo"
R.Casarotto

giovedì 26 luglio 2018

IL COMPROMESSO



Salgo in piedi sul tavolo, sono alto abbastanza, svito l'enorme lampadina dal lampadario, infilo il dito all'interno dove prima stava avvitata la lampadina, quella enorme.
Guardo il mio compagno e, con una richiesta ordine già accordata dico "Accendi". Il clic dell'interruttore situato all'entrata della stanza non lo sento nemmeno, un gran colpo sembra precedere il tutto, sono caduto in terra, giù dal tavolo, ho preso quello che volevo prendere, ho sentito di più di quello che avrei voluto sentire… Una gran botta di corrente e mezzo dito affumicato. Perché tutto ciò? Nessuna risposta, ma da qualche tempo ho iniziato ad arrampicare da solo, con il "compromesso" e la compagnia della corda, un gran lavoro, poco godimento, ma... la possibilità di "accendere" da solo, senza il bisogno di cercare…
Starò a vedere se mi prende bene!







domenica 22 luglio 2018

PILONI ALLA TORRE


"Lo Scarpone" del 15 giugno del 1933 
"La Grignetta ha visto in questi ultimi tempi un intensificarsi di attività arrampicatoria sulle sue innumerevoli guglie e torrioni, evidentemente sotto l'impulso dato dal soggiorno di Emilio Comici, nel popolare gruppo prealpino. Si sono particolarmente distinti gli appartenenti alla sezione di Lecco del CAI per i quali le Grigne costituiscono il campo più naturale. Abbiamo già accennato a qualche nuova scalata da essi compiuta. Diamo ora un sommario ma completo elenco di quanto è stato fatto nella prima settimana di questo giugno che non vuole ancora decidersi ad essere veramente estivo:
[...] Sulla Torre, la caratteristica guglia della Val Tesa, ben nota a coloro che percorrono la 'direttissima' fra il rifugio Porta e il Rosalba, sono state aperte tre vie nuove: Emilio Comici, Mary Varale e Augusto Corti sono saliti direttamente dalla base alla vetta nel centro della parete sud-est; [...] Infine la cordata A. Piloni, D. Lazzari e D. Nascali ha fatto lo spigolo sud-ovest dalla Val Tesa."


Io, Ivo, fino a due settimane fa, non sapevo nemmeno che esisteva questa "Piloni" e sì, che a volte mi sembra di sapere tutto … tutte cazzate! a me, poco importa di sapere, l'essere "ignorante" mi aiuta a tenere le distanze.
Dopo il solito "nubifragio" nel cielo lecchese, esco sul balcone, la Medale è illuminata dal sole, le colate d'acqua asciugheranno in poco tempo, ma il caldo di fine luglio mi, ci, spinge ancora una volta a "saldare" la lacuna, la mia "lacuna" del volere conoscere e percorrere qualcosa che c'è da molto ma, che non ho mai fatto! Andiamo a fare la "Piloni".
Velocemente camminiamo verso l'attacco della Torre, oggi dovrebbe scomparire il Sole e ritornare la Pioggia … ecco perché non ho dato acqua ai pomodori di mio figlio.
Saliamo la Corti alla Torre e giù in doppia fino alla base della linea che non sapevo esistesse.
Il resto sono tre belle lunghezze di bella arrampicata, la mia ignoranza prosegue e proseguirà all'infinito, ma sicuramente una piccola lacuna è stata colmata.

SI inizia con la Corti



Fungo

che spunta il Costanza

Ultima lunghezza "normale" al Fungo





BUONE ARRAMPICATE




sabato 21 luglio 2018

UN pò più in là del mio Naso


Fuori dalle strade maestre, qualche appiglio si muove e...si stacca. Il grado è sempre scoprire e capire.




DA SOLO SULL'ANNAPURNA SUD   1985  di Marco Clerici

M.Clerici


<< Trovato un portatore pratico della zona degli Annapurna l'avventura comincia. Con venti chili ciascuno sulle spalle, lasciata l'ultima località raggiungibile con mezzi meccanici, arriviamo in quattro giorni di cammino (media 12/13 ore giornaliere di marcia) a quello che sulla nostra carta è indicato come campo base dell'Annapurna.
In questo periodo abbiamo vissuto esattamente come Nepalesi: abbiamo mangiato il loro cibo, dormito nelle loro case e ovunque siamo stati accolti con molta simpatia.
Non sono mancate però certe note stonate, non da parte della gente del luogo, ma da parte di una spedizione che abbiamo sorpassato lungo il cammino. Ci siamo vergognati nel vedere come trattavano i portatori, uomini o donne che fossero, caricandoli di materiale in maniera esagerata, sfruttando la loro necessità di denaro senza il minimo ritegno.
Sistemiamo il nostro campo base a 4500 metri di quota montando una tendina a tre posti. Il tempo si mantiene splendido e noi stiamo benissimo. A questo punto Giovanni (il mio compagno) ed io, di comune accordo, scegliamo i nostri obiettivi.
Il 21 aprile parto prestissimo e mentre salgo, spio continuamente dentro di me, controllando la possibile insorgenza di qualche malessere. A parte la fatica ed il fiatone, non noto niente di strano: sto benissimo. Verso sera raggiungo quota 6200 dove spiano una piazzola per la tendina nella quale passerò la notte. La solitudine che provo si dilata dentro di me come il senso di libertà completa che questo luogo emana. Uno splendido cielo stellato ed un freddo intenso mi spronano a partire poco prima di mezzanotte. Porto con me solamente la borraccia, uno spezzone di corda, qualche vite da ghiaccio e la macchina fotografica, oltre, a ramponi e piccozza… Raggiungo la vetta dello Hiuchuli, 6450 metri, e mi rendo conto che potrò concludere la mia impresa. Pieno di entusiasmo proseguo per la cresta, salgo lungo lo sperone sud est e raggiungo la vetta a 7250 m, mentre una fitta nuvolaglia mi avvolge. Qualche foto e inizio subito la discesa. Solo alle 21 sono alla tendina, nella bufera.
Il maltempo prosegue fino al mattino seguente, poi il vento cala d'intensità, le nubi si aprono, permettendomi così' di proseguire la discesa. Alle nove abbraccio Giovanni: vedendomi di lontano mi è venuto incontro. E' un momento di grande commozione.
Mi sono recato in Nepal con lo spirito di chi vuole conoscere, ed i Nepalesi sono stati generosi di insegnamenti. Ho imparato quanto poco serva ad un uomo per vivere, ho imparato, forse, a vedere un po' più in là del mio naso >>


venerdì 20 luglio 2018