giovedì 29 dicembre 2016

LE VENTI E CINQUE VIE DI FEDERICA N7/8


Ad ognuno le sue regole

Ciao Ivo, come va? non riesco a vederti più su FB, ti sei cancellato?

Sì! e non chiedermi anche tu il "perché".... sai, mia Mamma mi ha detto che una delle prime parole che ho pronunciato è stato "perché" ... e ora che le parole sono diventate milioni, a volte pronunciate anche per niente, non sono riuscito a trovare il vero significato del "perché", quindi ho smesso di cercarlo e non lo so spiegare.

Sei fuori da sempre e non insisto .
Ho visto sul blog che state facendo di nuovo un po' di vie insieme, tu e Federica?

Sì, i bambini ora sono grandicelli, e abbiamo, lei ha più tempo ... Quale occasione migliore di andare su roccia con chi ti conosce bene ... in fondo non sono tante ad avermi visto nudo! hahaha!

Beviamoci un caffe pazzoide!!

Un caffè per Lui e un succo alla pera per me  ...



I PILASTRI DI ROGNO

Quando Federica mi chiede di portarla ad arrampicare a Rogno, rimango un pochino titubante, e non perché non sia felice, ma perché sono anni, tantissimi anni che non ci vado e ... ho dei bellissimi ricordi di Amici indimenticabili, alcuni dei quali non ci sono più.
Ho quella sensazione strana di rovinare dei "momenti", dei ricordi...
Difficile da spiegare da una tastiera di un pc ... trenta anni fa eravamo più giovani e con regole diverse, quasi inviolabili, scalavamo sempre e ci credevamo indistruttibili ... vorrei tenere quell'angolo così come me lo ricordo, ed i Pilastri di Rogno sono nel ricordo.
Ma Federica è il presente da più di quindici anni e visto che dovrebbe essere il futuro, andiamo a Rogno!

Oggi non c'è nessuno, rimango un istante ad osservare i Pilastri prima d'avviarmi sul comodo sentiero. Prima "tappa" Pilastro dei Pitoti,  la stupenda e "antica" Pastasciutta e scaloppine, del "ricercatore" Andrea Savonitto.  Parto titubante ma, dopo pochi metri fermo il ricordo e lascio scorrere il presente, gioia della scalata su difficolta bellissime ... l'aria è calda, si suda!

Tutto fila liscio come giusto che sia, mi diverto e ci divertiamo ... Seconda tappa, la spettacolare Via le mà dal cul con il suo inebriante traverso.

Mi fermo qualche minuto prima di rientrare in macchina, lo sguardo verso i Pilastri che si uniscono agli sguardi di allora e, al sorriso di Federica.

Per saperne di più: http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/rogno/rogno.htm
http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/rogno3/rogno3.htm




http://ivoferrari.blogspot.it/2016/12/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n6.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n4-5.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n3.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n1-e-2.html

sabato 24 dicembre 2016

I CONCATENAMENTI 1961/1995

Claudio Barbier
"... Nel 1961 ha luogo un exploit sbalorditivo, incomprensibile per quell'epoca e premonitore dell'evoluzione futura.
Il belga Claudio Barbier percorre in giornata le cinque pareti nord delle Cime di Lavaredo: via Cassin alla Cima Ovest, via Comici alla Cima Grande, via Preuss alla Cima Piccolissima, Via Dulfer alla Punta Frifa, via Innerkofler alla Cima Piccola. Non soltanto Barbier da prova di una maestria in arrampicata fuori dal comune, ma era anche logico riunire queste cinque vie storiche e vicine.
Il calcio d'inizio dei concatenamenti moderni è dato da Nicolas Jaeger, che sale in successione il Grand Pilier d'Angle e il Pilone Centrale del Freney nel 1975; poi nel 1978, Marc Batard scala la Major, scende per la Sentinella Rossa, risale infine alla vetta del Monte Bianco per lo Sperone della Brenva. A partire dal 1980 i concatenamenti si moltiplicano: parete sud del Fou e Diretta Americana al Dru, da parte di Patrick Bérhault e Jean-Marc Boivin (1982); Diretta Americana e Pilier Bonatti al Dru, da parte di Eric Escoffier e Daniel Lacroix (1982); Diretta Americana al Dru e Sperone Walker alle Grandes Jorasses, da parte degli stessi Escoffier e Lacroix (1984); i quattro Piloni del Freney, uno di seguito all'altro, da parte di Christophe Profit e Dominique Radigue (1984). Tutto questo in giornata ...
Il concatenamento può essere valutato secondo diversi aspetti: quello della difficoltà, della logica, della lunghezza, ma anche da un punto di vista simbolico. Le vie sono numerose, e i concatenamenti possibili lo sono ancora di più. Logico, per esempio il concatenamento di Barbier nel 1961; illogico, ma simbolico, quello di cui si sono occupati molto i media specializzati negli anni '80, la "trilogia". Si tratta delle pareti nord del Cervino, Eiger e Jorasses, i "tre ultimi problemi delle Alpi" di Heckmair.
Ivano Ghirardini le aveva già salite nel corso di un'unica stagione invernale; nel 1985, Christophe Profit riusci a concatenarle in una sola giornata, facendo ricorso all'elicottero per collegarle. Tuttavia quando risale il Linceul alle Jorasses è ben più rapido che sullo Sperone Walker. Nel 1987, Profit rinnova la sua performance, ma in inverno, risalendo questa volta lo Sperone Croz in sole quarantadue ore filate. Si vedranno imprese ancora più strabilianti, ma meno logiche, per esempio quando, nel 1990, Alain Ghersen scala in sucessione la Diretta Americana, la Walker e la cresta integrale di Peuterey. Si vedranno scelte ancora più bizzarre: lo stesso Ghersen concatena, con l'aiuto dell'automobile, un passaggio estremo a Fontainebleau, una via della falesia del Saussois (Yonne) e la cresta integrale di Peuterey, nel 1987; Hans Kammerlander e Hans Peter Eisendle utilizzano la bicicletta per collegare la parete nord dell'Ortles e la parete nord della Grande di Lavaredo ... Al di fuori del massiccio del Monte Bianco i concatenamenti sono più rari.
Significa forse che gli altri gruppi non sono adatti a questo genere di prestazioni?
No, semplicemente il concatenamento è legato alla mediatizazione, e le vette del Monte Bianco sono le più note. Se nel 1988 il concatenamento da parte di Thomas Bubendorfer di cinque grandi vie delle Dolomiti è molto (troppo?) pubblicizzato dalla stampa, questo non avviene invece nel 1990 per Manrico dell'Agnola e Alcide Prati, che scalano in giornata la via Solleder e il diedro Philipp-Flamm in Civetta, concedendosi per di più il lusso di scendere a piedi. Ancora meno, nel dicembre 1993, ci si occupa di Christophe Moulin, che da solo, in inverno, scala in cinque giorni le due pareti più severe dell'Oisans, la parete nord de la Meije e la parete nord ovest dell'Ailefroide.
Tra gli ultimi concatenamenti, quello del tedesco Frank Jordan, nel 1995, è un omaggio dedicato al precursore Claudio Barbier e a tutta la storia alpinistica  delle Dolomiti: in quindici ore, via Cassin alla Cima Ovest, via Preuss alla Piccolissima, via Brandler alla Grande. Sulle famose Tre Cime di Lavaredo, tre epoche e tre grandi vie ...."


Thomas Bubendorfer
Tratto da: R.Frison-Roche e S.Jouty    Storia dell'Alpinismo  Casa Editrice Corbaccio  pag: 158/159

domenica 18 dicembre 2016

DA SOLO FINO IN CIMA



DA SOLO FINO IN CIMA

" ... Michel desidera riposarsi. Fumare una sigaretta. Ma questo non è possibile, perché sono tutte bagnate. Le butta via. Già da tempo ha finito il suo mezzo litro di thé. Quanto sarebbe buono, ora, un sorso di thé! ... Beh, pazienza: domani avrà il thé, e tante altre cose.
Thé, sigarette, sonno, riposo ...
Perché ora non riesce a dormire, su quel terrazzino solitario. Troppo stretto; gli manca inoltre la pace interiore. Anche l'uomo più forte non può sentirsi tranquillo internamente, trovandosi solo, di notte, su di una simile parete. Michel ripensa alla sua giornata. All'incontro con i tedeschi, che stanno riposando al "Bivacco della morte". A tutti i passaggi superati, alla roccia, al ghiaccio. Cosa gli riserverà ancora il domani?
Riflette, in preda ad innumerevoli pensieri. Cosa gli riserverà l'indomani?
Alle ventuno, Fritz von Allmen aspetta alla Scheidegg il segnale luminoso convenuto. Non vede niente. Alle nove precise Michel avrebbe dovuto fargli il segnale. Si era accordato alla stessa maniera, un anno prima, col solitario Adolf Derungs. Ma allora, il segnale non venne mai. Di nuovo il buon Fritz incomincia a sentirsi preoccupato. Poi, finalmente, ecco il segnale, lassù, in alto, ad intervalli regolari. L'orologio di Michel è in ritardo di dieci minuti ...
Finalmente! Dieci minuti, per chi aspetta un segno di vita da parte di una persona cara, sono un'eternità. Ma per un solitario, dieci minuti non rappresentano niente. Perché sa di dover bivaccare per undici ore!
Michel aspetta, seduto, rannicchiato sul suo posticino. Ha i vestiti bagnati, incomincia a tremare di freddo. Pure, dopo mezzanotte, riesce ad appisolarsi ogni tanto, per un po' di tempo, appeso ai suoi chiodi di sicurezza. Così trascorre la notte più lunga della sua vita.
Alle sei del giorno successivo, il 3 agosto, si sente di nuovo sicuro e tranquillo: sa che tra qualche ora tutto sarà finito.
Dal terrazzino, si cala giù in doppia fino all'itinerario originale, ed attacca l'ultimo camino delle  "Fessure terminali".
Ben presto, la parete diventa sempre meno difficile ... Ecco il Nevaio terminale ... La guida alpina Michel Darbellay ha compiuto la prima solitaria dell'Eigerwand. Un impresa grandiosa, che merita la più sincera ammirazione. Ma per l'imperturbabile Michel, si è trattato di una manifestazione di vitalità, quasi di uno sfogo fisico. Rimane in vetta seduto per venti minuti. Scaldandosi al sole, che scaccia il freddo e le ombre della parete che erano penetrate in lui. Giù alla Scheidegg, osserva dei minuscoli puntini neri che sventolano una grande bandiera bianca. Ma è ancora troppo preso dalla sua ascesa solitaria per soffermarsi sulle questioni della vita civile.
A causa d'un movimento brusco e maldestro, il casco, che aveva appoggiato accanto a sé, incomincia a rotolare giù e piomba nell'abisso da cui Michel era uscito. Questo è l'unico tributo richiesto dalla parete. Poi Darbellay incomincia la discesa lungo il fianco ovest. In condizioni normali, questa sarebbe per lui una semplice passeggiata, ma si sente molto stanco. Verso il basso, incontra la guida Fritz Gertsch di Wengen.
-E' una bella cosa che tu mi sia venuto incontro!- esclama Michel. E divora i cibi che l'altro gli ha portato.
Giù alla Scheidegg, è accolto con manifestazioni entusiastiche. Dice soltanto:
-E' una montagna immensa ... Sono stanco da morire. "

Tratto da:    Toni Hiebeler   Eiger, parete Nord  La morte arrampica accanto
Tamari editori   pag: 250/252

Michel Darbellay

domenica 11 dicembre 2016

FULMINI E SAETTE

Gran Sasso, tre Amici, una sola cordata. Una linea dura, lontana e complicata, un viaggio nel Cuore dell'Anticima nord del Corno Grande.... GRANDE ALPINISMO.


Prima Invernale di Fulmini e Saette - Febbraio 2011
di Lorenzo Angelozzi

Una fantastica settimana di alta pressione è prevista nella zona del Gran Sasso. Occasione ghiottissima, per ogni alpinista, di tuffarsi su qualche parete! Noi cogliamo l’invito e decidiamo di salire la via First alla parete Est del Corno Piccolo. Così la mattina del 9 Febbraio io ed Andrea Di Pascasio siamo al piazzale dei Prati Di Tivo, ancora…Tutto il materiale steso ai piedi della macchina aspetta solo di essere infilato in uno zaino. Saremo leggerissimi, come sempre… Insieme a noi c’è anche Andrea Di Donato che però non potrà farci compagnia oggi, ha un cliente!
La giornata, come previsto, è eccezionale, nemmeno una nuvola. Tuttavia l’atmosfera non è così rilassata come dovrebbe essere. Una scalata in montagna, con quelle condizioni, con quegli amici…accidenti, è il massimo! Ma l’alpinista ingordo ed avido certe volte non si accontenta, vuole di più. L’alpinista sa quando è il momento di “gettare il cuore oltre l’ostacolo”, lo sa perché si sente pronto, perché le condizioni lo permettono, perché i compagni in quel momento stanno pensando la stessa identica cosa.
Durante la routine della preparazione degli zaini ci si gratta il capo e ci si scambiano sguardi che contengono libri di parole. “Non vi stancate troppo, domani si va in guerra” così Andrea Di Donato rompe gli indugi. Da quella frase in poi la giornata ritrova un senso, come noi ritroviamo il sorriso. La giornata scorre veloce, io e il mio compagno siamo ad Est, al sole, mentre Di Donato è a Nord in un canale freddo e ombroso. In comune però c’è una frase, che rimbomba nelle teste di tutti, e che lascia un’incognita sul dove quella guerra si sarebbe combattuta. Si pensa al Monte Camicia, con quella linea integrale che così raramente si forma; si pensa alle Murelle e si pensa a Fulmini e Saette che da troppo tempo aspetta la prima ripetizione in invernale.
La sera ci ritroviamo tutti a Teramo, nella stessa casa, per mangiare, rigenerarci un po’ e, finalmente, decidere come  trascorrere i prossimi giorni. Io sinceramente spero che la scelta ricada sull’Anticima, su Fulmini e Saette, ma non esternavo questo pensiero, forse perché sapevo che in fondo anche Andrea ed Andrea la pensavano come me. In fine è fatta, è deciso…si salirà Fulmini e Saette! La sera fino a tardi siamo in ginocchio per terra a scegliere con attenzione il materiale e da lì capisco che nulla ci avrebbe fermato. Abbiamo da mangiare per due notti, ma resistenza fisica e attitudine alla sofferenza per passarne altre tre o quattro in parete. Abbiamo capacità e protezioni per scalare in libera l’intera via, ma siamo anche disposti a scalare in artificiale fino all’ultima fessura, se necessario.
Di nuovo il piazzale, di nuovo la Madonnina, di nuovo neve da pestare e pestare e pestare…L’umore è dei migliori, sembrava di andare in gelateria o al bar. Ogni passo una battuta, una risata, una presa in giro. La Cengia dei fiori parte dal lato Nord del Corno Grande e con un traverso a sinistra sbuca in pieno Paretone, a Est, dove ci aspetta il solito spettacolo. Luci, ombre, canali infiniti e pareti suggestive. Impieghiamo tutto il giorno per raggiungere l’attacco della nostra via. Incontriamo discese in doppia, pendii ripidi, ghiaccio e misto. Dopo 10 ore dalla partenza ci siamo, il primo tiro che in genere è il più duro (non in inverno) è sopra di noi. Ci sentiamo come dei robot, tocca a me salire il tiro da primo. La prima metà è ghiacciata, poi la parete si impenna. Con un pit stop velocissimo sostituisco i ramponi con le scarpette da arrampicata, e si scala…

Raggiungiamo la prima sosta e decidiamo di bivaccare. Scaviamo il ghiaccio con fatica e scopriamo che sotto non c’è un filo di  cengia, nemmeno per stare seduti. Non importa! Dopo un pasto caldo e un tè ci infiliamo nei sacchi a pelo e, completamente appesi all’imbrago, ci apprestiamo a passare una lunghissima ma bellissima notte. Il freddo non ci da fastidio, fa parte del gioco, e comunque abbiamo un altro tipo di calore…quello dei compagni che ridono, scherzano, ti amano, ti consolano e ti aiutano. Ogni 10 minuti siamo costretti a tirarci sulla corda per levare il peso dall’imbrago e far respirare le gambe che sistematicamente si addormentano.
In pieno Paretone, con le frontali accese, è come essere in vetrina. Chiunque con una buona vista può vederci luccicare. Al telefono scopriamo infatti che il carissimo amico Daniele Gentile, validissimo alpinista, è sotto di noi, in autostrada e sta strombazzando col clacson per salutarci. Non riusciamo a udire realmente il suono dell’auto ma lo sentiamo vicino a noi con le orecchie dell’amicizia. Intorno alle 7:00 da dietro il Monte Camicia sembra intravedersi un raggio di sole. Lo anticipiamo di qualche minuto preparando del tè e facendo colazione. Colpiti dalle primi luci riordiniamo tutto con tranquillità e naturalezza e ci prepariamo per la scalata. Sarà una giornata lunga e dura, una guerra.
Le condizioni della scalata cambiano in continuazione. In un unico tiro si alternano ghiaccio e roccia anche tre o quattro volte. Di conseguenza ci troviamo a scalare con le scarpette sulla neve o con i ramponi sulla roccia, con le piccozze sui ciuffi d’erba o con le mani sulle concrezioni di ghiaccio. Ma in questo momento e in questa salita tutto è normale e tutto è bello così com’è. I miei compagni ricordano di un grottino nei pressi degli ultimi tiri e con la gambe ancore indolenzite dalla nottata il pensiero di stendersi un po’ ci spinge a scalare fino a notte, fino a quel grottino. I tiri, sempre impegnativi, ci hanno entusiasmato. Piantare un chiodo è sempre più faticoso, scalare con lo zaino è massacrante e la via non sempre è chiara. Un corpo a corpo continuo con la natura e con gli elementi! Ma noi godiamo in quella sofferenza, viviamo di quella sofferenza.

Il bivacco è sempre un piacere, in qualsiasi condizione, ma ci sono piccoli dettagli che lo rendono più amabile: la soddisfazione nel come è stato raggiunto, le persone con cui lo condividi e infine la comodità. Valutando questi parametri posso affermare che questo bivacco è Perfetto!
Minestra, formaggio, pane e tè e poi finalmente una o due ore di sonno. Ci svegliamo in piena notte, tremando, e scambiamo per ore chiacchiere come se fossimo  adolescenti in gita che non prendono sonno.
Sole, colazione, preparativi, un’ultima battaglia e finalmente la cresta finale. Un centinaio di metri di terreno facile ci separano dalla vetta. Li saliamo in volata come ciclisti e intorno alle 10:00 siamo sull’Anticima Nord del Paretone. La guerra è vinta, l’invernale è riuscita ma l’emozione  aspetta ancora ad uscire fuori. Ci scappano due parole per Tiziano Cantalamessa al quale abbiamo dedicato la salita, per spirito e stile, e poi giù in macchina, alle 15:00 devo essere a lavoro!
Abbiamo pochi minuti per salutare i soliti frequentatori del posto, tutti amici, e ancora meno tempo per mangiare una pizza a Teramo.
Poi arriva il relax per tutti…ed è lì che sale l’emozione, la consapevolezza di quello che abbiamo fatto, la semplicità con cui abbiamo trasformato il difficile in facile solo con una battuta o con una parole dolce. Quando immaginavo questa via in invernale mi sentivo un fanatico a bordo di una 500 che stringe lo sterzo immaginando di guidare una BMW…Ora mi sento a bordo di una Ferrari!




lunedì 5 dicembre 2016

LE VENTI E CINQUE VIE DI FEDERICA N6


Sesta "voglia" di Federica, giro giretto alla Parete Rossa di Castel Presina.
Questa mattina con noi è "ritornato" Paolo (finalmente). Oggi cordata da tre verso l'assolata parete Rossa, che, visto le nuvole in cielo, di assolato non ha proprio niente. Dopo "Instabilità Emotive", ritorniamo per la vicina "Evitando el Frio", nome che oggi abbiamo cambiato con "Prendendo l'acqua", visto che per un paio di tiri una leggera pioggia ci ha fatto compagnia.
Il comodo sentiero in discesa ci conduce rapidamente alla base della via ... nessun'altro in vista, ad eccezione di un paio di cacciatori. Immagino che lo scarso affollamento sia legato alle "avverse" condizioni meteo. Ma noi siamo "Invernalisti", forse, e un po' di freddo ed acqua non ci intimidiscono... forse!
La chiodatura è estremamente ravvicinata, tanto che l'armonia dell'arrampicata viene spesso interrotta .. il mio piccolo cervello deve ogni volta pensare se rinviare o passare oltre. L'umidità e le soste, non proprio comode, ci mettono comunque a "dura prova"...
Con le mani in tasca, mentre ritorniamo alla macchina, pensiamo alla prossima "gita", ovviamente è Federica che deve decidere, io mi limito a "consigliare".
Sembra che, per ora, tutto vada per il verso giusto: le linee scelte piacciono a Lei e convincono me.
A quando la prossima? dove?
io lo so ma prima bisogna scalarla.
ciao ivo.





Per saperne di più: http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/montecimo11/montecimo11.htm

LE PRECEDENTI "VOGLIE":
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n4-5.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n3.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n1-e-2.html

giovedì 1 dicembre 2016

OMBRA INVERNALE


" ... Verso la fine di gennaio un gruppo di alpinisti cecoslovacchi capeggiati dal fortissimo Jiri Novak, si presenta al Rifugio Comici. Lasciano trapelare di voler salire la parete Nord del Sassolungo e chiedono informazioni riguardo alla via aperta da Reinhold Messner e Sepp Mayerl nel 1969. Il gestore chiama al telefono un arrampicatore della Val Gardena, sapendo che ha percorso l'estate precedente questo itinerario e chiede notizie della via.
Il 25 gennaio 1987 Jiri Novak ed i suoi compagni attaccano la parete. Allarmati dalla presenza degli alpinisti cecoslovacchi , Toni Zuech, Kurt Walde e Carlo Großrubatscher si lanciano il giorno dopo al loro inseguimento.
Novak non dispone di una relazione dettagliata della via, in più conosce la parete in modo sommario. Analogamente a come era successo agli inglesi nel 1976, anche loro sbagliano percorso, ed infilano la tetra gola che termina sulla Vedetta Pichl, collegandosi alla via per lo spigolo Nord. I tre sudtirolesi, avvantaggiati dal fatto di giocare in casa e di conoscere il tracciato, non demordono e con tre bivacchi in parete ed uno nel Bivacco poco sotto la cima, riescono a realizzare questa impresa rimarchevolissima, compiuta senza ricognizioni preliminari e resa ancor più dura dalle pessime condizioni ambientali incontrate. Il tutto senza tanti cerimoniali e senza in seguito apparire alla ribalta sulle cronache alpinistiche..."


alpinismo invernale ...VERO!

in parete

Toni Zuech
Toni Zuech
"Fautore dell'alpinismo invernale per predisposizione fisica e mentale agli ambienti freddi e severi, ha sempre realizzato le sue imprese in perfetto stile alpino e senza appoggi esterni"

Tratto da: Sassolungo le imprese e gli alpinisti
di Ivo Rabanser e Dante Colli
ZANICHELLI

domenica 27 novembre 2016

LE VENTI E CINQUE VIE DI FEDERICA N4-5


Dopo una settimana di pioggia, l'umidità nell'aria ha risvegliato in Federica una vecchia voglia  ...

"Allora è deciso (io non ho deciso proprio un bel niente) domani andiamo alla Pietra di Bismantova?"

"Obbedisco!!!"





La sveglia è in piena notte, la sveglia è nel momento più bello e perverso del mio sogno  ...
La sveglia non mi piace!
La scelta delle vie è un semplice sms a Matteo che di Pietra se ne intende... io non ci sono mai stato.
Il consiglio è, per prendere confidenza con lo stile e la roccia della Pietra, di ripetere le classiche Oppio e Zuffa-Ruggiero.

La Nebbia ci accompagna per un po', ma io sono nato nella Nebbia e, quelli della bassa non temono la Nebbia!

Alle 8.30 siamo alla base della linea aperta da Nino Oppio: un profondo e logico camino. La roccia, arenaria, non è quella dell'Antimedale, ma nemmeno quella che "sperimentavamo" negli anni folli!!!
Mentre salgo rimango perplesso, salire in apertura una via così, essere i primi deve essere stato un bel viaggetto! Veramente avanti.





Il Sole ci tiene compagnia e la logicità del tracciato ci permette di raggiungere la piatta cima veloci. Da lì l'ampio panorama ci sorprende...bello, veramente bello.
Un comodo sentiero ci riporta alla base, dove i "monotiri" sono tutti occupati ... ma noi siam qui per ritornare sulla cima.
Zuffa-Ruggiero, roccia fantastica e ambiente rilassante.



La mattinata è corsa via veloce come le lunghezze di corda.
Ore sedici: "Papa ma dove siete stati? eravate in Grignetta?"

"Un po' più lontani, in un posto "quasi" finto, dove presto ritorneremo, anche con voi!"

Grazie a Matteo Bertolotti per il consiglio ed ... abbiamo comprato la guida, BELLA!



http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/bismantova7/bismantova7.htm

la Guida:




mercoledì 23 novembre 2016

LO SPIGOLO TISSI-ANDRICH SUL MONTE AGNER gennaio 2007

sulla Cima del Gigante

L'idea di "tentare" l'estetico spigolo Tissi-Andrich lungo la parete Est dell'Agnèr è venuta parlando con l'Amico Paolo Mosca nella sua accogliente casa a Frassenè Agordino, un semplice "Non è ancora stata fatta d'inverno" ha innescato quel meccanismo perverso che gironzola nella mia testa.
Fabio, reduce da una Grande salita in Bondasca è subito convinto, linea bella, poco percorsa e Lui, non esita un minuto ad accettare l'invito.
Conosco lo Spigolo, l'ho salito da solo in una di quelle estati in cui le linee in solitaria superavano i giorni "normali" inserendolo in una lista che non mi è dato far conoscere, semplicemente perché un po' deve rimanere solamente tuo, una lista lunghissima che regalerò solo a mio figlio. 
Si parte, il quattro ruote di Fabio ci alza un po' lungo la strada che porta a Malga Agnèr, un po' solo ... visto che il ghiaccio sui tornanti ci consiglia di usare le gambe.
Arriviamo all'attacco già caldi per iniziare lungo un ripido budello ghiacciato, inutile chiedere a Fabio se vuole legarsi.
Dopo un centinaio di metri i ramponi iniziano a grattare roccia, emettendo strani versi. Versi conosciuti e amati.
Corda e avanti.
Lunghezza dopo lunghezza ci alziamo su roccia magnifica, fredda il giusto, difficile il giustissimo.
Lo spigolo è una cavalcata verso il cielo, tra il sole e l'ombra, lungo un panorama poco visto. La cima ci accoglie con il chiaro del giorno pronto a scomparire per lasciare spazio al buio della notte, due foto, una stretta di mano e senza poche difficoltà riusciamo a raggiungere illuminati dalle pile artificiali il Bivacco Biasin.
Una notte di sogni, una notte felici.
Lo spigolo non è famoso, pochi lo conoscono e pochissimi lo salgono, lo Spigolo è molto bello, tanto da essere
LO SPIGOLO TISSI-ANDRICH ... grandi Arrampicatori.
















il bivacco Biasin il giorno dopo

in discesa

 http://ivoferrari.blogspot.it/2016/10/inoltre-ho-gli-scarponi-molto-molto.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/10/sorrisi-nel-silenzio.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/09/il-gigante-di-pietra.html

Spigolo Est Monte Agnèr via Attilio Tissi e Giovanni Andrich 15 agosto 1930
800 metri difficoltà fino al V°.

BUONE ARRAMPICATE

lunedì 21 novembre 2016

LE VENTI E CINQUE VIE DI FEDERICA n3


http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n1-e-2.html

"Senza andare lontano, senza prendere la macchina, senza orario .. come terza linea vorrei provare a fare L'ALTRA CHIAPPA, ci andiamo?".

Appena sopra il tetto di casa c'è l'Antimedale con la sua roccia da favola. Una camminata di trenta minuti ci permette di toccare l'assolata parete (quando c'è il sole) ... mi piace arrampicare in Antimedale.
La "voglia" di Federica è ben accettata, oggi si "ritorna" in Antimedale .
Si ritorna per l'Altra Chiappa, una delle linee che preferisco.

Parto deciso, parto con una voglia matta di arrampicare. L'idea della "Mamma" di salire 25 vie mi sta mettendo "curiosità" . Quali saranno le prossime richieste? Accanto al letto da qualche giorno sono comparse guide di Bismantova, del Circeo, Gaeta, Sicilia ... guide della nostra bella Italia. Comincio a pensare che sarà un bel giretto.

Oggi c'è la Nebbia, quella Nebbia che si può tagliare a fette, quella Nebbia che da bambino, dove sono nato e vissuto si appoggiava al terreno e ci rimaneva per l'intero mese di Novembre ...
Ma appena sopra l'attacco della via, la Nebbia svanisce, forse troppo pesante per alzarsi lungo una roccia così bella. La via non è per niente banale, qualche appiglio richiede attenzione per via del "lucido sull'obbligato", ma niente di ingestibile, si arrampica in libera con movimenti tecnici e poco di forza,  la chiodatura poi, permette una scalata quasi rilassante ...quasi non vuol dire sempre!

Una stretta di mano e la nostra terza linea è sotto di noi che da quassù vediamo casa,  dovremmo vedere casa ... la Nebbia fa parte della stagione.
Scendiamo piano, senza fretta ... domani le previsioni sono brutte ed io dovrò giustamente lavorare .

Per la relazione dettagliata, il link degli Amici Balossi:
http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/antimedale3/antimedale3.htm









http://www.trafoconsult.com/climbing/istruttorialtrachiappa/slides/antimedale.html