giovedì 15 settembre 2016

DA CHE PARTE STAI?


Che bello, qui, tra queste righe posso scrivere quello che penso, quello che voglio pensare, senza incappare in sterili discussioni. Sappiamo tutti che la libertà di parola è possibile, ma conosciamo tutti il tasto "cancella", anche io ne posseggo uno: quello che una volta premuto fa scomparire inutili commenti (qua dentro) ... Certo Ivo che sei bello originale, suscettibile come pochi! Ognuno ha i suoi difetti....
La libertà di parola e di scrittura, ovviamente è NON OFFENDERE nessuno, ma schierarsi da una parte o dall'altra è un diritto, tanto più se con stile e con quel sorriso sempre meno usato.
Oggi ho "ripescato" un vecchio scritto, una storiella facile, una delle tante che la mia "pressata" mente (sì perché quando sono uscito, mi hanno schiacciato un po', riducendo certe parti! ) ha elaborato. E' un pensiero, un gioco di tastiera che scrive il mio credo ... io credo.

Finale dei Mondiali di calcio, Bergamo deserta, svuotata ... ci arrivo col treno, nessun controllore, vagone silenzioso, dalla stazione cammino verso la sala.  Potrei girare nudo per questa magnifica e unica città ... i mondiali sono miracolosi per chi di calcio non si interessa!
Compro il biglietto, mi siedo e ascolto un uomo impacciato, che rasenta la timidezza.  Come intuibile, la sala è vuota ...tutti tifosi oggi!
Assisto alla conferenza e di quell'uomo timido mi colpiscono gli occhi ... occhi che non mentono.

A TOMO
Salve a tutti! Vorrei raccontarvi una "storia" che mi tengo dentro da anni... la mia storia. Inizio col presentarmi, mi chiamo Chiodo. Sono nato tanto, tanto tempo fa in un'officina prestigiosa, almeno un tempo lo era.
Quel giorno siamo nati in tanti, diciamo in serie... ogni giorno, in quell’officina prestigiosa, un tempo ne nascevano tanti, ma non tutti erano uguali: noi, quelli nati insieme a me, i miei fratelli per intenderci, eravamo e siamo gli "universali". A detta di molti i più belli, i più fieri e i più duri...
Ho passato parte della mia vita in un cassone, poco sole e tanta ombra, finché per mia fortuna un mercoledì, e perdonatemi se non ricordo l’anno, finalmente io e mio fratello gemello siamo stati venduti, acquistati o forse regalati ad un uomo alto, dai capelli scuri e dallo sguardo deciso. Per un certo periodo abbiamo visto e "girato" in lungo e in largo le Alpi Giulie. Lui, l’uomo alto e dallo sguardo deciso non ci ha mai maltrattato, salivamo e scendevamo in sua compagnia appesi all’imbrago... come fossimo in vacanza!
Io e mio fratello ci siamo veramente divertiti, a volte magari abbiamo preso un po’ di freddo, ma poi la sera si ritornava sempre a casa...
Poi, sul finire di un inverno gelido e lungo, siamo partiti in sua compagnia... non eravamo soli, insieme a noi c’erano i nostri parenti, gli "angolari".... Che a detta di molti non sono poi un granché!
Il viaggio è durato parecchio, ogni giorno io e mio fratello passavamo ore in un caldo bidone azzurro... ma era bello comunque, con mio fratello potevo scherzare e parlare di tutto. Il viaggio si è arrestato sotto un enorme parete, meno bella di noi, ma molto lunga e molto larga... direi "gigantesca".
Un bel giorno Lui, l’uomo alto e dallo sguardo deciso ci ha appesi nuovamente alla sua imbragatura e siamo partiti verso l’alto, verso la cima di quel Gigante... non tutti sono partiti con noi, qualche "angolare"... e niente di più! Più salivamo e più mi girava la testa, provavo freddo... uno strano freddo.
Dormivo quando ho sentito un forte colpo, un rumore, tanti rumori... dormivo e mi sono svegliato confuso, impaurito... mio fratello non era accanto a me, era stato "maltrattato", lo vedevo guardando verso l’alto incastrato in una crepa della roccia, lo vedevo ma non potevo averlo accanto a me! Ho gridato, pianto e sperato ritornasse da me, ma Lui, l’uomo alto e dallo sguardo deciso non si è fermato, non l’ha recuperato, tolto, disincastrato e... Mio fratello è rimasto lì, in quella crepa nel bel mezzo di un Gigante.
Faceva freddo, molto freddo ed io ero solo, disorientato e la testa mi girava, girava fortissimo... non so bene se ci ha portato sulla Cima del Gigante o ci eravamo già stati, non so bene niente, non voglio sapere bene niente, ma mio fratello non c’è più, è rimasto là, lontano da tutti e da tutto, solo nel freddo di quella montagna... Sono passati tanti anni, io non sono più andato in vacanza, non ho più visto il sole, vivo solo in un nuovo cassone... e mi manca mio fratello!
Questa è la mia storia che finisce con un desiderio... Quello forse impossibile di tramutare un sogno in realtà: riportare mio fratello a casa, nel cassone accanto a me e chiudere una storia che si chiama Verità.

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