venerdì 9 settembre 2016

IL GIGANTE DI PIETRA





Il Gigante di Pietra: così viene chiamato il Monte Agnèr nelle Dolomiti Agordine. Una parete vertiginosa ricca di storia. Dal fondovalle basta stare seduti sulla panchina, accanto alla targa ricordo della prima salita per contemplarlo in tutta la sua maestosità.
Nel mezzo, dall'inizio alla fine, un'evidente linea di camini segna la logica via seguita da Arturo Andreoletti, Alberto Zanutti e Francesco Jori durante la prima salita dell'ombroso appicco rivolto a nord. Siamo nel 1921, l'alpinismo è avventura e incognita, i materiali sono invenzioni e inventiva. Nessuna parete in Dolomiti si alza con quella verticalità per oltre un chilometro ... Per vincerla ci vuole coraggio e determinazione, ma quel  14 settembre  gli ingredienti mescolati tra loro sono in possesso di Jori, Andreoletti e Zanussi che non tardano ad usarli.
1921, l'era del sesto grado deve ancora arrivare e lungo quei camini si va oltre il grado: lo stile dei tre arrampicatori è pulito e limpido come fino ad allora non si era mai visto; non viene usato nessuno dei quattro chiodi portati per la salita.
Incognita, il monte Agnèr era lì in bella vista, comodo da raggiungere, bello da ammirare, logico da sognare ... Ma non tutti dopo un lungo periodo bellico riuscivano a sognare. 

Partenza da Agordo poco dopo le cinque di mattina, attacco della parete alle dieci, bivacco alle diciannove e quarantacinque ... notte lunghissima, fredda, lunghi sogni, preoccupazioni, perplessità e timori. Sveglia, colazione inesistente, vestiti freddi e corpi rigidi, ore sei, si riparte. Vetta Agnèr ore diciotto e quindici, riposo e inizio discesa alle diciannove. Un'altra notte e senza campane a festa o festeggiamenti i tre si ritrovano da dove sono partiti, ad Agordo alle otto e quindici del 16 settembre 1921. Una pagina dell'alpinismo dolomitico scritta senza troppo scalpore ( ci vollero anni prima che si capisse la reale impresa), la parete più bella salita con lo stile più limpido.
La Jori, così viene comunemente chiamata, negli anni inizia a diventare una grande classica per amanti delle grandi pareti.

Millenovecentosessantotto, inverno, neve e tanto freddo, la parete nord indossa l'abito più bello, con i suoi colori più forti, il bianco e il nero. Tre alpinisti tra i più preparati del momento si mettono in gioco per vincere il Gigante lungo gli immobili camini gelati: sono Reinhold Messner, Heinrich Messner e Sepp Mayerl.  L'alpinismo ha fatto lunghi passi avanti ed anche  chiodi, vestiario, scarponi hanno fatto lunghi passi. Tre giornate intense (30 gennaio-1 febbraio) senza un raggio di sole e la Cima, maestosa e candida, la grande invernale al Monte Agnèr è realtà.
Le mode ed i gusti cambiano, relegando  a volte ingiustamente un certo tipo di salite: la Jori esce dal giro, ogni estate sempre meno alpinisti la percorrono, i camini a volte umidi e la roccia levigata allontanano il nuovo essere alpinista.
Duemilauno, nuovo millennio... perdo le unghie di tutte le dita dei piedi ma vivo due giornate piene sulla Montagna che più amo ... la Jori d'inverno è amore ...
Chissà come sarà, chissà che, com'è successo per i pantaloni alla zuava (moda) anche la via Jori-Andreoletti-Zanutti un giorno non ritorni percorsa per quel che è...una via da non sottovalutare.

1921-2016

Ivo



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