lunedì 17 ottobre 2016

INOLTRE HO GLI SCARPONI MOLTO, MOLTO CONSUMATI


Mi era nata la voglia di rendere omaggio ad una Montagna che amo, il Monte Agnèr con un libro, non uno scritto di relazioni, una guida  ... ma un libro che raccogliesse la Storia del versante ombroso del Monte, quello che ho salito e conosco di più. Ho iniziato a chiedere, domandare, ricordare, trovare e  unire scritti, foto, testi e cose che non sapevo, la disponibilità è subito stata alta, piano, piano nel mio pc salvavo pagine che aumentavano di mese in mese, una Montagna bella e imponente ricca di storia ... poi uno stop imprevisto, un custode (per educazione e rispetto così mi piace chiamarlo) di storie altrui, storie importanti ha bloccato la mia voglia, ne sarebbe uscito un libro "non finito" e, un libro non finito è un libro non giusto.
Le pagine raccolte sono passate in questo nuovo pc, qualche testo sono riuscito a farlo pubblicare, ma non su carta e la carta sarebbe stato l'omaggio più bello al Monte più bello.
Nel disco che gira ci sono i nomi di chi in questo mio tentativo ha creduto e non finirò mai di ringraziarli ... chissà che un giorno

qualcuno non guardi oltre e riesca a rendere omaggio al Gigante Agordino.


Angel Ursella

il libro

Questo è un capitolo "forte" scritto da Angelo Ursella e pubblicato sul prezioso libro
"Montagne ... e volontà", voglio ringraziare Italo Zandonella Callegher per la sua disponibilità e gentilezza.
GRAZIE ITALO, con Stima Ivo.


SULLA NORD DELL'AGNER  di Angelo Ursella

Il tempo continua bellissimo; da più di un mese le giornate si susseguono una più splendida dell'altra. Il mio sogno per quest'anno è di concludere con la via Jori all'Agner.
Parete nord dell'Agner! Durante la settimana non faccio che pensare a questa salita. Ho indiscutibili vantaggi dalla mia parte: bel tempo e parete asciutta. Ma ci sono anche gli svantaggi: stagione avanzata e quindi giornate corte e temperatura bassa. Inoltre ho gli scarponi molto, molto consumati.
Il 18 ottobre parto per la valle di S.Lucano. Sotto un cielo stellato, tremando per il freddo, sogno il momento in cui raggiungerò la vetta attraverso la parete nord. Passo la notte in un fienile, dormendo tranquillo il sonno del giusto: segno evidente che non sto per fare il passo più lungo della gamba.
Alle 6,30 dell'indomani mi incammino alla volta della parete.
Alla base dell'immane muraglia incontro un cane affamato che cerca disperatamente qualcosa da mangiare. Gli getto un pezzo di pane.
<< Povera bestia -penso- anche se io sto tremando all'idea di quello che sto per fare, sei sempre tu che stai peggio! >>
Questo incontro mi consola un po'.
Alle otto attacco la via. Seguo per un po' il camino centrale fin dove questo si blocca. Costretto a uscire sulla sinistra, affronto un diedro verticale: quinto secco. Le difficoltà improvvise mi mettono in crisi. Demoralizzato, sono tentato di abbandonare tutto. E' un brutto momento, ma ben presto riesco a superarmi. Ormai sono lanciato! A circa metà parete sono costretto a portarmi ancora a sinistra, lungo placche di notevole difficoltà.
Finalmente posso fermarmi sopra un terrazzino per tirare il fiato. In base alla cartolina che ho portato con me, cerco di stabilire la mia posizione lungo l'itinerario. Ho superato metà della parete e mi trovo a circa 800 metri dalla base. Sono le dieci. Nemmeno stavolta porto con me la relazione, così come ho fatto sullo spigolo Gilberti. Voglio gustare in pieno la soddisfazione di ricercare la via.
Dopo una mezz'ora riparto, un po' fiacco a causa dello sforzo iniziale. Le difficoltà si fanno più continue e le soste sono sempre più frequenti. La stanchezza si fa strada lungo questa muraglia senza fine.
Raggiungo il bivio e decido di prendere l'uscita di sinistra, lungo un camino. Trovo del ghiaccio, col quale mi disseto. Il budello si snoda interminabile finché, superato con una spaccata l'ultimo ostacolo, mi trovo finalmente sulla cresta.
Sento di avercela fatta. Guardo il sole che lambisce caldo la cima. Il sole, voglio raggiungere il sole! Le gambe non reggono più dalla stanchezza. Mi trascino verso l'alto, e i miei occhi non riescono a distogliersi dalla luce chiara e vicina. Esausto, mi trovo in piedi sulla vetta, la faccia rivolta al sole, mentre lentamente il tepore dei raggi si scioglie nelle mie ossa.
Ma la sosta non dura molto; mi attende la discesa, interminabile. A Frassenè una persona gentile mi offre un passaggio, ma più tardi sono costretto a proseguire a piedi fino alla baita del Tita. Sono felice di questa salita, preparata con semplicità e precisione. Tutto si è svolto meglio del previsto, evidentemente ero preparato.
La via è classificata di V, ma io, pur non avendo assolutamente l'intenzione di degradare, la considero di IV e V. Ho trovato anche alcuni tratti riposanti di terzo grado. Conservo comunque una profonda ammirazione di fronte a coloro che per primi,  nel lontano 1921, osarono aggrapparsi a questa sconfinata muraglia e vincerla.
Durante la scalata non ho fatto uso di alcun mezzo artificiale. Sul mio percorso ci saranno stati sì e no una decina di chiodi. Tuttavia la parete, completamente asciutta, non poteva trovarsi in condizioni migliori. Unica preoccupazione: le suole degli scarponi completamente consumate, che mi impedivano l'uso degli appoggi più piccoli. Sono salito in poco più di sei ore, comprese le soste, e questo non per spirito di record, ma per paura di un cambiamento di tempo e a causa delle poche ore di luce a disposizione.
In ogni caso ho trovato la Jori molto più impegnativa dello spigolo nord, per la maggior continuità delle difficoltà.

Angelo Ursella

BUONE ARRAMPICATE
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/10/sorrisi-nel-silenzio.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/09/il-gigante-di-pietra.html

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