sabato 19 novembre 2016

ALICE e ELISABETTA ...AMICHE SULLO SCARASON

ALICE e BETTY sulla Cima dello Scarason

Alessandro Gogna col suo famoso "Alpinismo di ricerca" ha condizionato non poco la mente della mia generazione.

Uno dei suoi racconti più belli secondo il mio leggere è quello della prima salita all'allora inviolata Parete Nord-Est dello Scarason nelle Alpi del Marguareis.
Poi è arrivato Fulvio, che da buon professore, ha saputo raccogliere testimonianze, aneddoti e storie sullo Scarason, pubblicando un libro che è qualcosa di più ... è un libro d'amore per una Montagna e, stima per chi l'ha salita. Io intanto nel corso degli anni sono rimasto col desiderio .. i miei compagni alla proposta Scarason hanno sempre rifiutato ... ma non demordo finché la voglia c'è ancora.


Fulvio e Alessandro




SCARASON parete NORD-EST
"La differenza tra lo Scarason e le altre vie che ho fatto è che su queste ultime le difficoltà maggiori sono concentrate quasi sempre su un tiro o due, mentre allo Scarason c'è, sì, il tiro che magari è più duro, come l'undicesimo della Diretta, però ogni lunghezza ha qualcosa di impegnativo, che si può poi identificare con la qualità della roccia che si ripete quasi sempre e così tutti i tiri, dal primo all'ultimo non mollano mai.
Enrico Manna Primo ripetitore e Solitario della Diretta allo Scarason 6/7 Ottobre 1990.

Una mattina sfogliando le "salite" una mi colpisce più di tutte, leggo Scarason e i miei occhi cercano, il mio cuore batte più veloce ... Due ragazze hanno ripetuto in giornata la Diretta  aperta dall'Amico Fulvio con Parodi e Calvi nel 1987 ( conservo ancora la Rivista della Montagna col trascinate racconto).
Due ragazze veramente brave, che al di la delle difficoltà sembrano in sintonia con la parete, in sintonia con l'arrampicata.
Questo è il racconto che Elisabetta mi ha gentilmente mandato, Grazie Betty e continuate con questo bellissimo alpinismo fatto di Amicizia.

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06/10/2016  Alice Arata e Elisabetta Caserini
Ripetizione in giornata (11h.) e prima salita femminile della  Via Diretta alla parete N-E dello Scarason, Alpi Liguri.

Testo e foto di Elisabetta “Betty” Caserini – guida alpina

Erano alcuni anni che meditavo e sognavo di salire lo Scarason. Io che ho sempre tanto elogiato le montagne lontane da casa, frequentando assiduamente le Dolomiti, la zona del Monte Bianco, del Delfinato, sentivo  uno strano bisogno di entrare più a contatto con le montagne più vicine alle mie origini, le Alpi liguri.
Leggendo un po’ di storia dell’alpinismo, e poi il libro dell’ alpinista Fulvio Scotto, dal titolo “Scarason”, dedicato appunto alla storia delle salite e dei tentativi alla spettacolare parete N-E (prima salita e grande impresa compiuta da Alessandro Gogna e Paolo Armando nel 1967, per la mitica linea che prenderà il loro nome) ho iniziato a sognare di salire proprio quella incredibile cima.
La mitica parete N-E, magnifica e particolarmente estetica a osservarla da lontano, attrae subito lo sguardo e i desideri… ma quando si arriva al suo cospetto quasi si incupisce,  suscitando timore e angoscia; si percepisce quanto sia repulsiva e impegnativa, per  la dubbia qualità della roccia, scarsamente e raramente proteggibile, solo a tratti di buona qualità.
Quindi, verrebbe da pensare: ma perché avventurarsi in un luogo così “ostile”?! ..una vera risposta non c’è, soltanto la forte attrazione che ha spinto, in questo caso due alpiniste liguri a provarci, a mettersi in gioco proprio qui, su una delle pareti di casa, con il timore reverenziale e l’umiltà che ci vuole per poter uscire incolumi da una simile salita.
Sulla Via “Diretta”, l’itinerario salito la prima volta nel settembre ‘87 proprio da Fulvio Scotto con A. Parodi e S. Calvi, non nascondo che il naso lo avevo già messo qualche anno fa, insieme all’amico Andrea Mantero, alpinista genovese.  Quella volta, con grande delusione, siamo dovuti scendere in doppia in cima al secondo tiro, a causa del gran caldo che ci aveva fatto finire le scorte di acqua .. (in effetti era un caldo giugno e avevamo sottovalutato che la parete restava in pieno sole al mattino), con la chiara intenzione di ritentare in autunno. Poi, per vari motivi, non siamo più riusciti a tornare.
Per caso, durante l’estate 2016, ho incontrato Alice, climber ligure che da alcuni anni si è dedicata anche all’alpinismo su roccia e in alta montagna. Insieme avevamo già scalato in falesia a Finale e così iniziamo a raccontare di alcune delle recenti salite compiute da ciascuna di noi e dei futuri progetti, fino a parlare dello Scarason, scoprendo con grande sorpresa che, proprio Alice, avrebbe voluto salire la Via  Diretta…allora arriva la mia proposta: ”cosa ne dici di tentare insieme?”. Alice sorride e accetta con entusiasmo.
Iniziamo subito a fantasticare, a sognare, ma anche a fare seri progetti; la salita vogliamo farla, seriamente, e cominciamo a pianificare, anche se il lavoro non ci permette nell’immediato di cogliere le buone occasioni di meteo buono…e poi, memore della precedente esperienza,  essendo ancora piena estate, dobbiamo aspettare che le temperature si abbassino e cogliere il momento veramente buono!!
A metà settembre ci ritroviamo in Dolomiti, per ripetere insieme la via Cassin alla Ovest di Lavaredo, splendida salita che ci permette di capire che la cordata “funziona” alla grande e ci sentiamo subito affiatate.
Alice è determinata, prudente, dotata di grande calma e modestia, tutte qualità veramente rare e importanti… Ci sentiamo così pronte per lo Scarason, con l’intenzione di compiere la salita in giornata, senza bivacco in parete.
Io devo fare ancora i conti con impegni di lavoro  (ancora qualche salita con i clienti), come anche Alice, per l’impegno con il punto vendita di Crazy Idea a Finalborgo. L’occasione finalmente arriva, meteo buona e, alle 13,00 (come era successo per le Dolomiti) di martedì 05 ottobre 2016 partiamo da Savona, destinazione Pian delle Gorre, sopra a Chiusa Pesio (CN).
Selezionati e caricati i materiali necessari ci incamminiamo; questa volta il caldo proprio non si sente, anzi…una fredda brezzolina autunnale ci preannuncia che durante la salita difficilmente suderemo!!
Durante l’avvicinamento la parete è sempre là in alto, davanti a noi, a farsi ammirare e desiderare.
Riusciamo a raggiungere lo Scarason quando il sole è ormai tramontato e la brina inizia a ricoprire l’erba;  depositiamo tutti i materiali per la salita e ridiscendiamo verso il prezioso torrente (unica risorsa di acqua) a circa 1 ora, dove abbiamo lasciato cibo e sacco a pelo per la notte; la mattina dopo alle 5,30 siamo già in marcia, ansiose di poter iniziare la nostra salita. Attacchiamo la parete alle 7:15, con la prima luce dell’alba e con un freddo che ci fa perdere la sensibilità alle mani.. il sole in questa stagione tocca la parete solo nella parte alta…troppo alta...
Scalando, piano piano ci scaldiamo e i tiri si susseguono con un buon ritmo, anche se ci muoviamo con molta attenzione; a volte i nervi sono messi a dura prova, per la precarietà del terreno e la scarsa possibilità di aggiungere protezioni. La salita però ci riserva anche alcuni splendidi tiri su roccia molto buona, con protezioni più o meno recenti.
Dopo i primi 3 tiri su roccia instabile o poco proteggibile ci troviamo di fronte a una sequenza di diedri prima appoggiati, poi strapiombanti, su roccia solida e lavorata, ma subito dopo ricomincia la roccia a blocchi instabili, a volte con zolle d’erba che bisogna tirare con le mani per uscire dal tiro; poi ancora qualche traverso su zolle e roccia per arrivare sotto a una placca di calcare grigio e compatto dove arrampicare è un vero piacere.
Ancora alcuni tratti friabili alternati a zone di roccia compatta e arrampicata impegnativa in traverso, fino a raggiungere il lungo e impegnativo diedro/fessura (dove bisogna incastrarsi con la spalla)  che superiamo guadagnando una placca appoggiata. Di qui, raggiunta una spalla, attraversiamo fino a un diedrino con blocchi instabili che in breve ci conduce in vetta..
Sono ormai le 18:15 quando saltiamo fuori dalla parete, dopo 11 ore di salita. Come premio, riceviamo un lungo e piacevolissimo abbraccio dal sole che, per poco, inonda ancora i pendii del versante sud ovest, come se ci stesse aspettando, prima del tramonto..
la nostra soddisfazione, a parole, non è spiegabile e, per un lungo attimo restiamo lì in silenzio.
Ripensiamo con grande ammirazione ai primi apritori che, nell’87, si avventurarono su questo itinerario, senza una traccia da seguire, ascoltando solo cosa suggeriva la loro esperienza e il loro intuito.
Ci abbracciamo e ci lasciamo travolgere dalla gioia e dall’emozione… qualche foto e poi giù, con ancora un po’ di luce,  verso il Passo del Duca e il sentiero che ci condurrà verso i nostri zaini, e poi verso casa.










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