domenica 18 dicembre 2016

DA SOLO FINO IN CIMA



DA SOLO FINO IN CIMA

" ... Michel desidera riposarsi. Fumare una sigaretta. Ma questo non è possibile, perché sono tutte bagnate. Le butta via. Già da tempo ha finito il suo mezzo litro di thé. Quanto sarebbe buono, ora, un sorso di thé! ... Beh, pazienza: domani avrà il thé, e tante altre cose.
Thé, sigarette, sonno, riposo ...
Perché ora non riesce a dormire, su quel terrazzino solitario. Troppo stretto; gli manca inoltre la pace interiore. Anche l'uomo più forte non può sentirsi tranquillo internamente, trovandosi solo, di notte, su di una simile parete. Michel ripensa alla sua giornata. All'incontro con i tedeschi, che stanno riposando al "Bivacco della morte". A tutti i passaggi superati, alla roccia, al ghiaccio. Cosa gli riserverà ancora il domani?
Riflette, in preda ad innumerevoli pensieri. Cosa gli riserverà l'indomani?
Alle ventuno, Fritz von Allmen aspetta alla Scheidegg il segnale luminoso convenuto. Non vede niente. Alle nove precise Michel avrebbe dovuto fargli il segnale. Si era accordato alla stessa maniera, un anno prima, col solitario Adolf Derungs. Ma allora, il segnale non venne mai. Di nuovo il buon Fritz incomincia a sentirsi preoccupato. Poi, finalmente, ecco il segnale, lassù, in alto, ad intervalli regolari. L'orologio di Michel è in ritardo di dieci minuti ...
Finalmente! Dieci minuti, per chi aspetta un segno di vita da parte di una persona cara, sono un'eternità. Ma per un solitario, dieci minuti non rappresentano niente. Perché sa di dover bivaccare per undici ore!
Michel aspetta, seduto, rannicchiato sul suo posticino. Ha i vestiti bagnati, incomincia a tremare di freddo. Pure, dopo mezzanotte, riesce ad appisolarsi ogni tanto, per un po' di tempo, appeso ai suoi chiodi di sicurezza. Così trascorre la notte più lunga della sua vita.
Alle sei del giorno successivo, il 3 agosto, si sente di nuovo sicuro e tranquillo: sa che tra qualche ora tutto sarà finito.
Dal terrazzino, si cala giù in doppia fino all'itinerario originale, ed attacca l'ultimo camino delle  "Fessure terminali".
Ben presto, la parete diventa sempre meno difficile ... Ecco il Nevaio terminale ... La guida alpina Michel Darbellay ha compiuto la prima solitaria dell'Eigerwand. Un impresa grandiosa, che merita la più sincera ammirazione. Ma per l'imperturbabile Michel, si è trattato di una manifestazione di vitalità, quasi di uno sfogo fisico. Rimane in vetta seduto per venti minuti. Scaldandosi al sole, che scaccia il freddo e le ombre della parete che erano penetrate in lui. Giù alla Scheidegg, osserva dei minuscoli puntini neri che sventolano una grande bandiera bianca. Ma è ancora troppo preso dalla sua ascesa solitaria per soffermarsi sulle questioni della vita civile.
A causa d'un movimento brusco e maldestro, il casco, che aveva appoggiato accanto a sé, incomincia a rotolare giù e piomba nell'abisso da cui Michel era uscito. Questo è l'unico tributo richiesto dalla parete. Poi Darbellay incomincia la discesa lungo il fianco ovest. In condizioni normali, questa sarebbe per lui una semplice passeggiata, ma si sente molto stanco. Verso il basso, incontra la guida Fritz Gertsch di Wengen.
-E' una bella cosa che tu mi sia venuto incontro!- esclama Michel. E divora i cibi che l'altro gli ha portato.
Giù alla Scheidegg, è accolto con manifestazioni entusiastiche. Dice soltanto:
-E' una montagna immensa ... Sono stanco da morire. "

Tratto da:    Toni Hiebeler   Eiger, parete Nord  La morte arrampica accanto
Tamari editori   pag: 250/252

Michel Darbellay

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