mercoledì 11 gennaio 2017

FULL INVERNALE PER UN SOLITARIO

Paolo Valoti

1987. Un concatenamento solitario poco conosciuto, un viaggio nella passione e nella fatica che richiede questo tipo d'alpinismo, Paolo ce lo racconta trasportandoci nel freddo dell'inverno Orobico insieme a Lui ...Grazie Paolo.


Testo di Paolo Valoti

Sono trascorse poche ore da quando ho concluso questa lunga salita che mi ha portato su alcune delle più importanti vette di casa, ma voglio cercare di fermare subito sulla carta le impressioni che questo momento mi offre, per evitare quelle trasfigurazioni che i fatti inevitabilmente subiscono quando vengono ripresi dai ricordi. L'idea del concatenamento non è sicuramente originale considerato che dalle prime realizzazioni di grandi alpinisti d'oltralpe a oggi, questo tipo di risultati sono ottenuti con maggior frequenza in tutte le specialità  dell'attività alpinistica, rappresentando un modo per "alzare" quelle cime che si sentono un poco strette.
Antivigilia di Natale e con il pretesto di scambiarci gli auguri mi incontro con Franco e Giampietro ai quali espongo il proposito di compiere il concatenamento delle salite al Pizzo di Coca m 3050, Pizzo Redorta m 3038, Punta di Scais m 3038 e al Pizzo Porola m 2981 per le rispettive vie di ghiaccio più impegnative. Dopo un attimo passato fra incredulità e stupore, chiudo l'esposizione precisando che, condizioni metereologiche e di innevamento permettendo, la data è fissata per il 31 dicembre. Ulteriori spiegazioni per chiarire che non è un'idea della notte prima ma che rappresenta la conseguenza di un lungo e costante lavoro di preparazione fisica e psicologica.
Accettano volentieri di formare quelle che io ho definito "squadre d'appoggio" anche se impongo loro la massima omertà per non scoprire un progetto che sicuramente non avrei abbandonato ma eventualmente sospeso in attesa di condizioni migliori.
S.Stefano, ed in gruppo partiamo per l'ultima ricognizione delle pareti e delle condizioni delle vie di salita.
La giornata soleggiata ci permette di osservare attentamente tutto il versante est del Pizzo Redorta-Pizzo Porola, traendone un'impressione favorevole. Il giorno dopo riprendiamo la ricognizione e ci spingiamo fino sulla Vedretta di Marovin dove costatiamo con grande stupore la presenza di numerosi crepacci. "Pensi ancora di partire da solo?" chiede Giampietro. Rispondo: "Ci devo pensare".
Poi lentamente risaliamo al Passo di Coca dove avevamo lasciato altri amici.
Discesi insieme a Valbondione ci salutiamo dandoci appuntamento il 29 sera per definire nei dettagli l'organizzazione e lo svolgimento delle salite. Intanto consulto bollettini metereologici, segreterie telefoniche, comunicati stampa e la concordanza delle previsioni di bel tempo mi tranquillizza.
Si parte il 30: l'organizzazione ormai è completa e l'idea è quella di salire quattro vette. Io e Franco raggiungiamo il Bivacco Resnati alla base del versante nord del Pizzo di Coca mentre Monica e Giampietro salgono al Lago di Coca.
Quando saliamo al bivacco osservo la vedretta ed il canalone NO che portano in vetta al Pizzo di Coca e cerco di imprimere nella mente la linea di salita che dovrò seguire, poi prima di raggiungerlo vediamo sorgere una meravigliosa luna che mi provoca insieme alla sensazione di una perfetta forma fisica, la tentazione di anticipare la partenza. Visto però le buone condizioni d'insieme non voglio precipitare le cose e cerco di godere questi momenti. Cena leggera e dopo esserci infilati nei sacchi piuma attendiamo l'ora stabilita.
Ore 0,30 esco dal bivacco con zaino e bastoncini da neve, percorro un breve tratto insieme a Franco e quando trova una buona posizione per osservare la salita ci salutiamo. Finalmente solo mi domando dove e come finirà questa mia idea.
Con attenzione supero i crepacci della vedretta e raggiungo la base della parete; sono tranquillo, mi sento bene e continuo ora nel canalone. Quello che rappresentava un'incognita sta diventando realtà. La neve farinosa mi offre maggior lavoro, ma non importa: era previsto. Primo tratto, poi leggermente a destra; supero la parte centrale del canalone, la strettoia più ripida, ancora a destra e quindi esco. Mi volto, e già sono soddisfatto per la costanza del ritmo che sono riuscito a mantenere. Due segnali con la pila frontale e Franco capisce la conclusione del primo round. Con sorpresa scopro delle tracce che dalla cresta nord salgono alla vetta ( a valle verrò a sapere che il giorno stesso era stata portata a termine la prima salita invernale di quell'itinerario), e con meraviglia osservo la diga del Barberino illuminata.
Poco sotto la vetta del Pizzo di Coca, al riparo dal vento, osservo l'orologio e mi stupisco ancor di più: sono le h.2.05. Non indugio molto e inizio subito la discesa.  Al Lago di Coca non trovo traccia della "squadra d'appoggio": fischio, chiamo, urlo ma tutto tace. In pochi minuti mille ipotesi, poi decido di continuare. Imbocco il Canale Tua ma alla base del salto più impegnativo ho una crisi di fame; al riparo nella nicchia mi concedo uno spuntino. Rifocillato, impugno le due piccozze e riprendo a salire. Passaggio strano per raggiungere del ghiaccio solido, lo supero con tranquillità e continuo nel canale. Una improvvisa raffica di vento e nevischio mi avvisano del termine di questo canale. Seguo la cresta e raggiungo la vetta del Pizzo Redorta dove osservo il lento tramontare della luna. L'orologio segna le h. 4.30. Senza la luna  le montagne e ancor più questi canali assumono un aspetto buio, tetro, non sicuramente invitante, ma sono determinato per quello che ho fatto e ancora voglio fare. Proseguo in discesa fino all'uscita del canalone ovest che sale dal Rifugio Brunone e, dopo essermi portato sul versante est, ridiscendo al Lago di Coca per il canale meridionale: un itinerario quasi sconosciuto. Mentre scendo scopro sul pianoro del lago la presenza di due puntini luminosi che si muovono e con soddisfazione penso alla mia "squadra d'appoggio". Infatti quando ci incontriamo mi spiegano che non si aspettavano una tale velocità e che al momento del mio primo passaggio al Lago di Coca stavano tranquillamente dormendo. Qualche sorso d'acqua e poi via verso la Punta di Scais m 3038 lungo il Canale Centrale, sempre al buio e con la frontale in testa. Qualche crostone di neve dura mi lascia salire regolarmente, poi inizia a cedere e alla fine un'uscita ripida e con neve farinosa mi richiede un bello sforzo, ma già intravvedo l'alba che ripropone il giorno e spero rinnovi le mie forze.
Esco dalla via e alle h. 7.10 supero la "Fetta di Polenta" per portarmi alla Bocchetta di Scais dove poco prima ero salito per raggiungere il Pizzo Redorta. L'alba si colora sempre più intensamente ma da ovest uno spesso strato nuvoloso avanza minaccioso. Sono al corrente del proposito di alcuni alpinisti di percorrere questo circo di cime in invernale e così lascio un biglietto di auguri. Riprendo le piccozze e inizio a scendere, con movimenti simili a quelli per la salita ma svolti al contrario e con un po' più di rapidità. Primo salto, secondo salto, un altro ancora, poi uscito dalle strozzature e su diminuita pendenza, scendo fronte a valle e raggiungo gli amici. Iniziano le prime impressioni ed emozioni, quasi che con il buio della notte questi sentimenti non vengano percepiti. Mi cambio completamente, mangio e mentre riposo non smetto di pensare alla nuova salita che mi aspetta, una vera incognita poiché non l'ho mai percorsa. Sento che nonostante la lunga salita realizzata ho ancora discrete energie e così piano piano prende corpo l'idea di prolungare questa cavalcata: comunque non mi sbilancio, non dico niente;  per ora voglio solo portare a termine il passo successivo che consiste nella salita in prima invernale del Canale di Parola sulla parete est del Pizzo omonimo. Mi sistemo e dopo gli ultimi controlli dello zaino alle h. 8.30 parto ancora. Un pendio di neve, il primo salto e poi dentro il canale. Un altro salto molto ripido mi impegna notevolmente e solo dopo ripetuti tentativi riesco a superarlo in arrampicata. Piego a destra e superata una strettoia trovo il tempo e la voglia di scrivere alcune note sulle caratteristiche di questo canale. Salgo ancora lentamente ma con costanza fino a raggiungere l'uscita dove traccio un profondo solco per poter arrivare in vetta. Ore 10.25: inizio a suonare la campana di vetta. Le nuvole alte coprono il sole e questo rende ancor più fredda l'atmosfera. Molto stanco scendo lungo la cresta e dritto come una fucilata raggiungo il Passo di Coca dove mi aspetta la "squadra d'appoggio". Li vedo un po' turbati, forse leggono sul mio volto qualcosa che io non vedo e non sento; nell'insieme però mi sento bene e sono tranquillo. Scendiamo fin quasi al lago e riparati dal vento facciamo un'altra breve sosta. Per scherzo o forse per provocazione qualcuno chiede: "Adesso dove vuoi salire?".
"Il Dente di Coca", rispondo lapidario e osservo le reazioni. Mitigo subito la risposta aggiungendo che per ora preferisco mangiare e riposarmi, ma sento che voglio e posso ancora salire. Così alle ore 11.30 con gli attrezzi che penzolano dai polsi riparto e risalgo per imboccare il Canalone Sud-Ovest del Dente di Coca, che si forma fra le due creste che scendono dalla vetta su questo versante. Altro itinerario conosciuto solo sulla carta e salito in prima invernale. Su lentamente e senza sosta; breve tratto su misto delicato, il canale vero e proprio, poi proseguo a destra su uno stretto nastro ghiacciato. Mi accorgo di essere nei pressi della vetta quando scopro un pezzo di corda metallica di cui conoscevo l'esistenza. Dopo un breve tratto di cresta a pochi metri dalla vetta un salto di roccia mi impedisce di raggiungerla e nelle mie condizioni non riesco più ad impegnarmi a fondo per superarlo. La vetta in quel momento la raggiungo non fisicamente ma per la soddisfazione e l'emozione provata. Osservo attentamente le cime che oggi sono riuscito a raggiungere e quasi sono incapace di credere di essere arrivato fin qui. Poi penso al lavoro preparatorio di questa idea e consapevolmente riconosco alla volontà e ad un po' di fortuna il merito di questa realizzazione.
Scendo con attenzione lungo la cresta sud insidiosa per gli sfasciumi e rimesso piede sui pendii basali del Dente "precipito" verso la "squadra d'appoggio". Sono le ore 13.45; esattamente tredici ore e quindici minuti per compiere tre ripetizioni e due prime, praticamente un full invernale di salite 

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