lunedì 23 gennaio 2017

QUASI TUTTI D'INVERNO ...

Miha Valič 

2006/2007

Fui subito affascinato dal "tentativo" portato a termine fuori tempo di salire tutti gli 82 quattromila in 82 giorni, da parte dello Sloveno Miha Valič  scomparso prematuramente al Cho Oyu nel 2008.
Quasi tutti d'inverno ...
Grande Alpinista e Grande Alpinismo.

A distanza di anni, dopo che il "concatenamento" è stato realizzato con preparazione e bravura in soli 60 giorni, dal 26 giugno al 24 agosto del 2008, dalle guide alpine Franco Nicolini e Diego Giovannini spostandosi esclusivamente a piedi, in bicicletta o con gli sci, io rimango meravigliato da quanto riuscì a fare l'alpinista Sloveno nella stagione delle "giornate corte". 



GLI 82 QUATTROMILA DELLE ALPI

di Miha Valič

Lo scorso inverno e nella prima parte della primavera, più precisamente dal 27 dicembre 2006 al 7 aprile 2007, mi sono impegnato nella salita di tutte le 82 cime oltre i 4000 metri delle Alpi, elencate nella lista ufficiale UIAA. L’obiettivo che mi ero prefissato era salirle tutte in 82 giorni, ma a causa delle brutte condizioni atmosferiche in 82 giorni sono riuscito a salirne 72, completando poi tutto il progetto in 102 giorni.

L’idea di salire tutte le 82 cime di 4000 metri delle Alpi in successione è stata per un pezzo una spina nel fianco degli alpinisti europei. Nell’estate del 1993, gli inglesi Martin Moran e Simon Jenkins salirono 75 cime in 52 giorni – la lista ufficiale UIAA di tutti i 4000 Alpini non esisteva ancora a quel tempo. Poi nella primavera del 2004 tentarono Patrick Berhault e Philipe Magnin, ma sfortunatamente furono fermati dal tragico incidente occorso a Berhault dopo 65 cime. Nella primavera del 2006 gli italiani Francesco Nicolini e Michele Compagnoni salirono 25 cime della lista e poi annullarono il progetto a causa del brutto tempo.
Io sono stato il primo a tentare la maratona d’inverno.
D’estate le vie classiche sulle cime più famose sono gremite di alpinisti, ma la situazione in inverno è completamente diversa. I rifugi alpini sono chiusi o non custoditi, e il solo raggiungerli è già molto faticoso. La combinazione di giornate brevi, freddo estremo, venti forti e ambiente selvaggio davano una sensazione di magnifica altezza, paragonabile a quella delle montagne in altri continenti lontani. Poi, nonostante l’inverno mite in valle, c’era molta neve sopra i 3000 metri e le condizioni in montagna erano lontane da essere miti.

Io volevo collegare e salire tante cime in meno tempo possibile, così ho scelto quasi sempre le vie più accessibili. Comunque non sono mancate prove impegnative come la traversata delle Aiguilles du Diable, la cresta di Rochefort con la cresta ovest delle Grandes Jorasses, il gruppo Mischabel, Schreckhorn- Lauteraarhorn, la cresta Brouillard del Monte Bianco…

Le brutte condizioni meteo e i venti forti hanno reso anche le cime “più semplici” una sfida seria. È stato fisicamente e logisticamente difficile, ma per lo più è stata una sfida di motivazione e resistenza psicologica.
Aspettare in un furgoncino le condizioni meteo migliori può tranquillamente essere paragonato ai molti giorni in uno dei campi base dell’Himalaya, se non fosse per le masse di turisti nei parcheggi.
Durante questi mesi sono stato accompagnato da Amici e colleghi Alpinisti, che hanno messo in campo il loro tempo e le loro finanze e ai quali attribuisco il successo del progetto: Rok Blagus, Alenka Klemencic, Blaz Grapar , Luka Kronegger, Boris Lorencic, Gasper Rak, Tina DiBatista, Miha Lampreht, Matevz Kramer, Tadej Debevec, Vesna Niksic, Miha Macek, Blaz Stres, Klimen Gricar and Tomaz Jakofcic. Gregor Sluga m’informava ogni giorno sulle previsioni del tempo.
Ma la sfida di salire le 82 cime in 82 giorni tutti d’inverno rimane ancora.


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