lunedì 2 gennaio 2017

UNA SOLITARIA NELLE SOLITARIE

foto di Lorenzo Angelozzi

Uno dei mie scritti preferiti, Lorenzo e Orient Express, le sue paure, la sua motivazione, la sua spontaneità ... una solitaria nelle solitarie.
foto di Lorenzo Angelozzi
Gran Sasso
VIAGGIO IN UN CERVELLO     di  Lorenzo Angelozzi

Un viaggio, da Parigi a Istanbul, alla ricerca di un vero, serio motivo delle scelte di un giovane climber teramano . Impresa ardua, perché chi affronterà il tortuoso percorso sarà il diretto interessato. Troppo giovane per trovare una risposta razionale, ma con abbastanza esperienze vissute da poterci provare.

Il fascino pazzesco di una solitaria, indubbiamente, occupa un posto nella testa di tutti i climber. Un’irresistibile voglia di andare veloci dove altri sono lenti, di essere soli dove altri tremano al sol pensiero … un egoista senso di potenza, invincibilità e soprattutto di libertà. Alla fine, però, il turbine inarrestabile di emozioni e sentimenti, spesso contrastanti, che ti intasano il cervello durante la salita lo conoscono in pochi. Quei pochi che con un certo tipo di solitarie ci hanno avuto a che fare … almeno due volte. Quando dico “certo tipo di solitarie” voglio solo distinguere la solitaria lenta e macchinosa, durante la quale i rischi sono controllati come se si avesse un compagno, da quella leggera e rapida, piena di incertezze ma tutte messe in conto. Ora, l’echeggiare di queste parole, infiamma le costose poltrone in pelle e l’anima di chi vi è comodamente seduto sopra. Estremamente facile è commentare la scelta di uno stile con l’aria condizionata, un potente PC e uno studio moderno che grida “razionalità!!”. La razionalità che io conosco, invece, non si fa sentire durante la scelta dello stile e dell’itinerario, ma solo mentre lo si sta affrontando.

La salita è piena di bivi e biforcazioni non morfologici sulla parete bensì mentali; un pò come l’angelo e il diavoletto che spesso nei film appaiono sulle spalle dei protagonisti. Lì autocontrollo, sicurezza, velocità di pensiero e buon senso sono tutto, ma per metterli bene in riga e farli girare lisci come un disco devo diventare un altro “me stesso”; non basta spegnere il cervello e salire , devo accettare di essere un po' perverso in quello che sto facendo, un po' pazzo e comportarmi da tale. Non giudico moralmente le mie azioni, non in quel momento; non dovrei, ma penso ai rischi e mi caco addosso ma la cosa mi fa ridere e continue scariche mi fanno tremare la schiena; infrango regole che non esistono perché lì chi comanda sono io. Tutto questo uragano emozionale mi mette in linea col genere di avventura che sto affrontando. Mi sento coerente e il disco, ovviamente in vinile, gira meravigliosamente con i suoi graffi e le sue distorsioni che nella realtà sono il piede che scivola, il sasso che rotola in mano o l’altro che vola a pochi metri …

Non ho scelto di salire in solitaria Orient Express, ho scelto di salirla e basta. Ho spudoratamente mentito a lavoro per avere un giorno libero ma lo sapevano loro e lo sapevo io … avevo bisogno di grandi avventure. Andrea Di Pascasio, compagno di scalata di sempre, era affamato quanto me e saremmo andati insieme se un impegno dell’ultimo minuto non me lo avesse sottratto. Senza pensarci due volte ho deciso che sarei andato da solo, ultra leggero e rapido. Parto alle 9.30 dal piazzale di Prati di Tivo e, senza stare a raccontare passo per passo una normalissima scalata che aveva come sola anomalia la solitudine, alle 13.30 sono fuori dalla via. Dico normalissima perché in fondo come si arrampica lo sanno tutti, la via è una come tante e non ho avuto particolari momenti di crisi o entusiasmo se non un miscuglio di risate e lacrime quando ho guadagnato la cresta sommitale. L’unica cosa non normale era il mio stato d’animo ed è di quello che ho voluto parlare.
Buone Avventure
Lorenzo Angelozzi

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