giovedì 9 febbraio 2017

FIGLIO DEL CUORE


Uno degli scritti più favolosi di Reinhard Karl,  due libri fantastici che raccontano un "Personaggio" importante nel mondo dell'alpinismo e della passione per la Montagna.






di Reinhard Karl

SON OF HEART     

... I pensieri nel cervello incominciano a lavorare come un formicaio e a consumarti. Perché tu non vuoi salire per quella parete? Ma perché lo fai allora? Non sei obbligato a farlo, veramente volevi sposarti adesso, proprio adesso. Eva è a Heidelberg. Non avresti più tempo da perdere. Che razza di vita è quella di girovagare da soli nelle rocce, nelle pareti, nelle montagne? E' terribile essere da soli. Le montagne possono darti l'amore? Tu fuggi nella solitudine delle montagne solo perché non riesci a sopportare la tua solitudine in mezzo alla gente. Tu hai bisogno di una donna, ora lo so. Tu ami Eva e adesso ti vuoi sposare. Domani scendi in doppia, e dopodomani sbarchi a Francoforte. E mandi un telegramma che stai arrivando. Pian piano stai diventando duro come il granito su cui arrampichi sempre. Le tue emozioni si pietrificano. Cos'è El Cap paragonato con una donna? Ti ricordi ancora com'è, passare una notte con una donna? Reinhard, stai diventando vecchio, hai bisogno di una donna - Eva. Hai trascorso abbastanza notti sul ghiaccio e sulle pietre. Tu sai che ami Eva, lascia perdere queste montagne morte, cosa vuoi che ti diano! Immagina, tu giaci adesso vicino a Eva, nelle sue braccia e lei ti bacia. Non sei più un ragazzino. Tua madre non può più darti amore. Adesso hai bisogno di una tua donna - Eva.
Che razza di libertà è quella che ti lascia andare sempre in montagna? Da solo in montagna, diventi un solitario, forse anche un introverso, un eccentrico, una figura tragica. Quando sarai sposato potrai sempre ancora andare in montagna. E adesso hai una donna che ti ama, che puoi amare, e tu idiota stai qui a martellare le pietre. La libertà totale non è la libertà più grande. Rinuncia a qualcosa, e riceverai di più. Spiega domani agli altri che non puoi più arrampicare, scendi in doppia. Racconta che hai avuto presentimenti di morte, o mal di pancia, o semplicemente che non vuoi. Non sei poi obbligato!
Se gli altri vogliono continuare, possono farlo anche in due. Io voglio scendere domani e sposare Eva. Cosa me ne faccio del Cap quando voglio l'amore?
Domani scendo.
E' strano, tu lotti sulla montagna, condividi tutto con il partner, la paura, lo sfinimento, parli molto, però in fondo non sai nulla dell'altro, proprio nulla. Sai che arrampica bene e come si comporta quando è in difficoltà o quando vola. Qui siedono due figure accanto a me con cui arrampicherò domani. Non sai nient'altro di loro, come loro non sanno niente di te. In questo momento ambedue mi sono estranei come robot.
Il mattino successivo arriva puntuale come le ferrovie tedesche. Tutti e tre siamo seduti nei sacchi a piumini e mastichiamo svogliati la nostra colazione.. Allora Reinhard, adesso spiega loro che tu non ce la fai. Aspetto ancora di aver finito la colazione. Richard e Sonny si preparano.
(...) Sono stato un asino a non dirlo già prima di colazione, adesso sarei già giù.
<< Ecco, ascoltate, devo dirvi qualcosa >>vorrebbe pronunciare la mia bocca, ma non esce una sola parola << Ecco, qui c'è la corda di recupero, hai le tue Jumar? Su, da bravo >>.
Automaticamente aggancio le Jumar e salgo. Che merda, sono il più grande degli idioti. Sto salendo El Cap quando invece mi voglio sposare. Prima sosta su staffe con tre chiodi, tutti collegati ma poco buoni. Tiro il sacco come un dannato. Dio mio, che lavoraccio, quando invece mi voglio sposare! Richard segue lungo la corda. << Richard, per favore, aiutami, questo sacco pesa tonnellate, da solo non ce la farò mai >>.
Richard è in piedi sulle fettucce delle Jumar e tiriamo con tutto il peso del nostro corpo. Improvvisamente -peng- rumore di ferri - e voliamo, sono usciti i chiodi della sosta. Adeso non hai più bisogno di sposarti, adesso Eva sposa un altro - frazioni di pensiero in millesimi di secondo. Non basta per formulare parole. E' da meravigliarsi quanto veloci precipitiamo verso l'abisso. Di colpo - zac - tintinnio di ferraglia - e picchiamo duramente contro la roccia. Siamo sempre ancora appesi alla corda, Richard sotto di me nelle sue Jumar, in qualche moschettone. Non riusciamo asd articolare nessun suono. Allora è così in fretta che si può morire. Vedo la faccia terribilmente contratta dio Richard, pallidissima, con una barba ancor più nera del solito. Ieri sera avevo ancora collegato la corda fissa superiore con quella inferiore, e così noi tre elefanti siamo caduti appesi a quelle corde che sono peggio di un elastico.
<< Bella sorpresa questa mattina. Se continua così, va a finire male per noi >> dice Richard che si è ripreso per primo dallo spavento. Sale di nuovo i 6 metri con le Jumar fino alla sosta e pianta altri chiodi. <<Sonny, è meglio che tu stia giù fino a quando siamo ripartiti >>.
Sonny, che potrebbe essere l'inventore dell'altoparlante, è perfino ammutolito. Adesso, Reinhard, prudenza estrema. Questa volta i chiodi tengono e il sacco di cento chili è stato recuperato. Agganciare le Jumar alla prossima corda fissa, salire, fare il cambio delle maniglie e recuperare il sacco. Dallo spavento ho dimenticato la mia voglia di sposarmi. Finalmente il sacco è su, lo fisso, la sosta è buona e si può perfino stare in piedi; segue Richard, poi Sonny. Esaminiamo criticamente i chiodi di sosta. Un fatto simile non deve più accadere, se no è forse finita per sempre con noi. Richard si mette al lavoro. Sonny fa sicurezza, io sono libero.
Pari a formiche, ritornano i pensieri tormentosi e inconcludenti, assaltandomi come una mela marcia. Adeso puoi dirglielo, adesso, dopo quello che è successo, dì semplicemente che hai paura di morire, racconta qualcosa di una premonizione, che non te la senti più.

( ...)Ma ora mi è venuta l'idea! La Jumar! Senza la Jumar non posso continuare, senza Jumar devo ridiscendere. Normalmente è impossibile perdere le maniglie, perché sono fissate all'imbragatura con moschettoni a vite. Tuttavia rimettendole sulla corda fissa per risalire dopo aver recuperato il sacco bisogna toglierle dal moschettone. E perché non potrebbe sfuggirmi una Jumar dalla mano? Potrebbe succedere. E' raro, perché le Jumar rappresentano qualcosa come un biglietto ferroviario verso l'alto. Ma c'è anche gente che perde il biglietto in treno. Improvvisamente la Jumar mi sfugge di mano e con fettuccia al vento vola giù per la parete.
<< La mia Jumar, la mia Jumar, mi è volata giù la Jumar dalla parete, che sfortuna, adesso cosa faccio? >>. - Cretino, sta attento, è giù sulla cengia dove abbiamo bivaccato! - mi grida Richard dall'alto. Maledetta Jumar, perché non è volata giù per tutta la parete? Mi calo per due lunghezze fino al Heart. Sopra di me vedo Sonny e Richard piccolissimi nel grande cuore di granito. Eccola qua, la maledetta Jumar, potrebbe almeno essere rotta. Non ne posso più di questa storia di scendere per sposarmi. Se la Jumar è rotta, scendo, se no, risalgo. Sono stufo di quest'altalena di tensioni. Le mie mani afferrano le Jumar, questa meraviglia di alluminio, non è rotta. Respirare profondamente, non si è rotto nulla, funziona tutto, incredibile!
<<torno su>> grido. La decisione è presa.

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