martedì 7 febbraio 2017

SUD ANNAPURNA


LE BRACCIA ALZATE SULLA VETTA    di Soro Dorotei

Il giorno 6 maggio 1988 siamo al campo 2, il tempo non è stupendo ma regge un po' meglio. Il 7 maggio in 5 ore siamo al campo 3, montiamo una nuova tenda, così rimangono con noi due sherpa. Domani ci seguiranno con una tenda e dei viveri mentre noi attrezzeremo l'ultimo tratto fino al campo 4.
Benoit ci segue, è al campo 2. All'alba partiamo, il tempo non è eccezionale, ma dovrebbe lasciarci lavorare. Dobbiamo assolutamente istallare campo 4, e lo facciamo sotto la tormenta a 7300 metri, in un posto allucinate, al termine di una ripida e affilatissima cresta che muore contro una parete. Qui i giapponesi hanno avuto un morto. Raggiungendo il luogo, una corda spezzata mi lascia sospettare come possa essere accaduto. Caccio dalla mente questi pensieri e proseguo. La tenda viene montata dopo diverse ore di lavoro di sbancamento, il pianoro è così piccolo che dobbiamo piantare una pala e appoggiarvi parte della tendina. L'8 maggio è una giornata poco fortunata, prima lo sherpa Thirtha perde lo zaino, poi ci accorgiamo di essere anche senza pentolino, arrivare al campo 4 e dover rinunciare alla cima per una dimenticanza simile mi sembra assurdo, la soluzione la troviamo: useremo una bombola del gas, ne abbiamo quattro, possiamo sacrificarne una per farne un recipiente. Passiamo una notte infernale, il maltempo si scatena, la cresta è uno spartiacque, scendono valanghe a destra e sinistra, spesso siamo investiti, non sappiamo mai le dimensioni e nell'oscurità della notte commentiamo sotto voce timorosi anche delle nostre parole. All'alba una schiarita, decidiamo che in tre è impossibile fermarsi: lo spazio è insufficiente. Un altra notte così e saremo esausti. Steve ci abbandona, scende al campo 3 e si unisce al gruppo di Benoit. Intanto oggi la giornata è persa, commentiamo noi, questo tempaccio non ci da tregua. La giornata sarà invece positiva per il lavoro che riusciremo a portare a termine. Risaliamo un lungo canalone infossato, molto ripido e pieno di neve, avanziamo a tratti con la neve alla cintola su pendii di oltre 50°.
Al termine della giornata, tra un fitto nevischio che ci ha tenuto compagnia per gran parte del giorno, siamo quasi al termine del canale: mancheranno 100 metri, commentiamo. Li faremo domani mattina quando andremo in vetta. Rientrati al campo in due si sta meglio, riusciamo anche a riposare. Via radio ci accordiamo. Miracolosamente, anche le condizioni atmosferiche stanno migliorando, sento che domani si va in vetta.
<< O.K, allora voi dal campo 3 partite alle 22, noi dal campo 4 ci muoviamo alle 2. Se le cose vanno bene ci raggiungerete nel canale, sarà da rifare la traccia, perciò il rendez-vous è senza dubbio prima del suo termine >>.
Dormiamo poche ore, a mezzanotte iniziano i preparativi. Il fornellino, con il provvidenziale pentolino ha funzionato quasi tutta la notte. Alle 2 usciamo dalla tenda. Molto più in basso scorgiamo una luce, sono i nostri compagni, il tempo è meraviglioso. C'è un aria magica, si è anche un po' calmato il vento. Sto bene, mi sento in forma, devo rallentare, Joska non regge il mio ritmo, mi deve assicurare gli ultimo 100 metri di canale. Il couloir è più lungo del previsto e la neve fresca più profonda e inconsistente di quanto era sotto. La corda è finita e ancora non l'ho terminato. Grido a Joska che proseguo ugualmente, alle 6 sono sul plateau, il sole mia accoglie ed è come entrare in un mondo diverso. L a temperatura cambia e riesco anche a riscaldarmi un pochino. Il gruppo Benoit ancora non si vede, ho perso anche il contatto con Joska, proseguo, neve sempre altissima e inconsistente.
Pendenze inferiori mi permettono di forzare. Sono tutt'uno. Ho trovato il ritmo e la respirazione; quando mi fermo per recuperare osservo il gioco del vento sulle creste, è molto forte, da nord: il tempo, finché c'è questo vento, tiene. Già le valli si stanno riempiendo di nuvole però.
Gli ultimi 100 metri sono incredibilmente faticosi, la parete si raddrizza, diventa tecnicamente più difficile, Joska ha portato 50 metri di Kevlar: saranno provvidenziali poi per la discesa dalla cresta di vetta. Alle 9 sono in vetta, i miei compagni dal plateau sotto mi salutano mentre alzo le braccia in segno di vittoria. Dopo un ora Joska è con me sulla cima, alcune foto e propongo una immediata ritirata, mentre anche l'americano Steve sta salendo, seguito da Nicolas e da Benoit. Alle 11 sono al campo 4 e comunico via radio la nostra vittoria, che naturalmente era stata seguita dal campo base attraverso i binocoli e i teleobiettivi.
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Soro Dorotei il primo e unico italiano ad avere salito la parete sud dell'Annapurna

http://ivoferrari.blogspot.it/2017/01/nord-del-pelmo-in-inverno-una-storia.html

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