giovedì 23 marzo 2017

5 GIORNI SUL MONTE BIANCO

Di Lafaille ricordo uno sua serata a Lecco, oltre 500 diapositive commentate ad una ad una ...grande alpinista, grande alpinismo. Devo confessare che da quella sera, quando una "serata" supera l'ora, io scappo!!




JEAN-CHRISTOPHE      di Piero Tirone   Tratto da ALP febbraio 1992

Le salite in solitaria sembrano il genere a lui più congeniale. Ancora meglio se è possibile realizzarle in inverno. Per Jean-Christophe Lafaille, il francese che l'estate scorsa ha messo a segno uno straordinario concatenamento aprendo due nuove vie sul Grand Pilier d'Angle e sul Pilone Centrale del Freney, le prime solitarie rappresentano il pezzo forte del suo curriculum. Basti pensare a Reve de Gosse alla Roche des Arnauds, finora primo e unico 8a+ in solitaria integrale, o della Divine Provvidence al Grand Pilier d'Angle, una delle vie più dure di tutto il massiccio del Monte Bianco. In inverno Jean-Christophe ha realizzato le prime solitarie delle vie Bonatti e degli Svizzeri al Grand Capucin e, sempre in solitaria, ha percorso la parete sud dell'Aiguille du Fou. Con un back-ground del genere, Lafaille ha potuto affrontare con una certa tranquillità un'impresa che, al di là delle capacità tecniche, richiede uno straordinario equilibrio psicologico.
La performance ha preso l'avvio l'11 di agosto 1991. Dopo aver pernottato al bivacco Ghiglione, Jean-Christophe ha raggiunto la base del Grand Pilier d'Angle. Su questo gigantesco triangolo di granito, che si innalza nel cuore della Brenva per 900 metri, sono state scritti alcune delle pagine più brillanti della storia dell'alpinismo contemporaneo. Tutti i grandi si sono cimentati sulle sue pareti aprendo una serie di vie straordinarie. Da Bonatti a Gabarrou, da Boivin a Piola, da Cecchinel a Bouchard. E proprio sulla parete sud-est Jean-Christophe aveva già messo a segno una sorprendente performance riuscendo a percorrere da solo la Divine Provvidence, via aperta nel 1984 da Gabarrou e Marsigny, unanimemente riconosciuta come la più bella e difficile. Questa volta Jean-Christophe ha attaccato la parete non molto distante dalla Divine Provvidence. Per un'intera giornata è salito lungo una linea retta in direzione della vera incognita della salita: la Torre Rossa, un sistema di placche compatte che chiude l'accesso alla parte superiore del Grand Pilier d'Angle. Dopo un bivacco Lafaille ha attaccato la parte più impegnativa dell'ascensione. Dapprima una lunghezza di 6c, poi tratto in artificiale molto duri. In uno di questi un chiodo piantato in una fessura svasata non ha tenuto. Per fortuna la caduta non ha avuto esiti negativi, così Lafaille ha ripreso a salire portandosi con un pendolo vicino alla via Bonatti. Più in alto ancora un tiro di 6a, quindi nuovi tratti di A3 e A4. Dopo un altro bivacco, il giorno successivo Lafaille è vicino alla sommità della Torre Rossa. Ancora una lunghezza di 6b/c, e una in artificiale, poi un tratto di misto che lo ha condotto alla vetta.
Qui ha recuperato un sacco che, oltre a vestiti e viveri, conteneva l'ultimo bollettino meteo. Confortato dalle previsioni favorevoli è sceso sul versante Freney fino alla base del Pilone Centrale. Così ha avuto inizio una nuova salita. Un'intera giornata di arrampicata, con tratti di 6c e A2, è necessaria per raggiungere la base della Chandelle. Qui si impone un altro bivacco. Poi, il giorno seguente, il tratto più esaltante della salita. Una stupenda lunghezza di 6c (forse il 6c più alto d'Europa) conduce Lafaille sulla sommità del Pilone. Ancora un bivacco e finalmente il giorno 15 Jean-Christophe si avvia alla conclusione del suo exploit. Dopo aver attraversato le cime del Monte Bianco, alle 17 raggiunge l'Aiguille du Midi, giusto in tempo per scendere a Chamonix con l'ultima teleferica.
Con queste due vie, Une autre monde sul Pilier d'Angle, e L'ecume des jours sul Pilone Centrale, Jean-Christophe ha dimostrato che è ancora possibile "inventare" grandi imprese che si collegano allo spirito classico dell'alpinismo.
<< Salgo in sicurezza anche nei casi estremi - ha confessato Lafaille - e inoltre non subisco pressioni di nessun genere, né dagli sponsor né dai media. Credo che sarebbe molto pericoloso monetizzare l'exploit e farne un mezzo di guadagno >>.
E' con la rilassatezza che gli deriva dall'essere pienamente padrone delle sue azioni, che Jean-Christophe ha realizzato la sua impresa in cinque giorni. Un tempo relativamente breve se rapportato alle difficoltà. Ma Lafaille non è un maniaco della velocità.
<< La diretta americana ai Drus in 3.30 ore? Per me non è un exploit - a sostenuto - Preferisco le realizzazioni a vista! >>.

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