mercoledì 1 marzo 2017

CHRISTOPHE PROFIT 1985

Christophe Profit

1985

Negli ultimi anni l'Eigerwand è stata prescelta come terreno di classe per gli atleti dell'alpinismo di velocità. Ecco gli exploit più significativi, aggiornati all'inizio dell'estate 1985. Si tratta ovviamente di salite solitarie, con uso ridottissimo di sistemi di autoassicurazione.
Thomas Bubendorfer (estate 1983) in 4 ore e cinquanta minuti.
Reinhard Pascheider ( estate 1983) in 5 ore.
Francek Knez (estate 1983) in 6 ore.
Jean Marc Boivin (estate 1983) in 7 ore e trenta (uscita per la via Harlin).
Slavko Svetičič (estate 1984) in 8 ore.
Christophe Profit (inverno 84/85) in 10 ore.
Quest'ultima performance ha lasciato sbalordito il mondo alpinistico.

LA SOLITARIA DI POLLICINO   di Christophe Profit
Attaccare la parete con la testa piena di ricordi piacevoli della sera prima, è già quasi averla vinta. E se poi un amico ti accompagna fino al crepaccio terminale, allora il successo è quasi sicuro. La festa sembra vicina!
E' veramente il massimo ritornare per un'ora, il tempo della marcia di avvicinamento, il bambino che viene accompagnato alle giostre. Ma questa giostra è alta 1800 metri. Ed è così anche al ritorno. E' la stessa persona che mi permette di chiamare "Papy Radigue" che, qualche ora più tardi, verrà a riprendere il suo marmocchio sulla parete ovest, la via di discesa dalla giostra. E non in un modo qualsiasi.
Avete visto "Apocalypse now?" Ecco, per un attimo ho creduto di trovarmi in una di quelle scene. Ve ne ricordate? Ma sì, quella degli elicotteri.
Stavo scendendo tranquillamente sulla parete ovest dopo aver superato la cima, in piena tempesta, quando di colpo resto lì impalato nella neve. Con Barracuda e Chacal che mi pendoono dai polsi, mi trovo a fissare, lontano, due punti neri. Due elicotteri! Vengono avanti veloci, con un rumore infernale, illuminati da potenti riflettori.
<<Merda, che cos'ho combinato ancora?>>.
Sotto uno dei due vedo Papy che gesticola appeso a una corda. Ma gesticola per la gioia o per la collera? Non posso ancora saperlo ...
Ora li vedo molto bene. Con i loro spot ho veramente l'impressione di trovarmi su di un palcoscenico. Sono a qualche metro da me e fanno un casino pazzesco. Mi osservano, mi filmano. Riesco a intuire la loro gioia dietro il plexiglass. Uno dei due manovra per deporre Dominique vicino a me. Ora è certo, gesticola di gioia, felice che il suo moccioso sia in piena forma, <<con quella sua testaccia di marmocchio a cui è andato bene il colpi>>.
Ma che cos'ha in mano?  Del tè, del tè bollente! Questo è troppo! La mia testa non riesce più a tener testa agli avvenimenti. Solo venti minuti fa mi trovavo nelle fessure di uscita della parete nord, nel cuore delle colate e della tempesta, ed ora eccolo qui che mi porge una tazza fumante di tè al bergamotto con un sorriso complice ...
<<Demoniaco>> e <<super>> sono le mie prime parole. Poi dei ricordi alla rinfusa ...
... Il passaggio del pilastro che porta alla Traversata degli Dei, dove per un momento guardo Bruno a qualche metro da me, sull'elicottero. Veramente non vedo il suo viso ma un immenso teleobiettivo che scatta impazzito. Più tardi, al laboratorio, vedrò che nelle foto è percettibile anche il battere delle mie palpebre: << oh la la, soi calmi signor fotografo! o meglio, signor Cormier>>.
E' lui che con un sorriso raggiunge la base in un volo di 1600 metri.
... Le storielle che Bernard Prudhomme raccontava alla Kleine Scheidegg mentre faceva tutte quelle registrazioni audio. E poi quella sua aria seria nei momenti importanti, con la giraffa e il microfono all'estremità delle braccia. Quel fantastico reportage tra i clienti e i turisti dell'albergo.
L'ultima sera, prima di addormentarmi, l'ho sentito riascoltare il lavoro della giornata: tutti quei nastri numerati (<< Christophe n.1, perlustrazione in elicottero>>, << Christophe n.2, conferenza stampa prima della partenza ...>>), che lui si sforzava di classificare minuziosamente, da tecnico scrupoloso qual è. Sembrava un liceale un po' cresciuto intento a fare i compiti per il giorno dopo ...   << Quest'estate ci dedicheremo ai Drus>> pensavo allora.
Il fracasso dei rotori, gli elicotteri. Un Alouette e un Lama. Nel primo un pilota geniale, con 15000 ore di volo alle spalle, capace di risalire la parete come un ascensore, a qualche metro soltanto dalla roccia. Con lui l'équipe della televisione svizzera, al settimo cielo ... Nel secondo elicottero un pilota debuttante con Bernard Choquet e Gilles Sourice.
Sì, la festa dell'Eiger è stata tutto questo: il delirio sotto le colate provocate dalla tempesta, lo sguardo sorpreso dei turisti, l'emozione degli amici, la ridarella del presidente dell'Associazione delle Guide di Chamonix.
Insomma, un gioco meraviglioso ...

Tratto da: Vertical N°1 maggio 1985






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