sabato 15 aprile 2017

ROBERTO e ALBERTO


Sono seduto ai piedi di una muro di roccia fantastica che sto, piano, piano chiodando, mi preparo le vie per il domani,  si, quando non avrò più tanta voglia di camminare e fare chilometri di strada ... oggi il trapano è fermo, oggi sono venuto a leggere un libro che mi ha richiesto più tempo del solito, sono venuto per terminarlo... Non perché non fosse bello e interessante, ma perché ad ogni capitolo mi fermavo a pensare, prendendomi tutto il tempo necessario. Roberto, i suoi Amici, le sue vie, il suo pensiero, le sue idee, un libro così va letto piano e senza quella fretta di metterlo in bellavista nella stracolma libreria. Il risultato di questa "lentezza" è stato che la gran voglia di ricordare un Alpinista come Roberto, si è trasformata in "difficoltà" nel parlarne, avrei potuto scopiazzare un po' di frasi del libro, dire bravo, bene e tante cose belle, ma non mi riesce ... Ho chiesto ad Alberto di fare uscire le parole, le sensazioni ... io mi limiterò a ricordarlo, piccolo, scuro e veramente Immenso.


“IO e Roberto”                     di Alberto Graia

"Ao! Arbè ma qua to so lunghe ste corde?"

"Robbè so da 40"


E giù parolacce

"So ducentanni che non le fanno più da 40 e mo come a raggiungo a sosta?"

"Eeee mo non saprai come fà na sosta"

E giù parolacce.

Siamo sul Gran Sasso in una delle tante giornate passate con Roberto, fatte di prese in giro e amicizia.


Non vi  racconterò chi era Roberto Iannilli alpinista, basta leggere delle sue attività in montagna per rimanere impressionati della quantità di vie create, ripetute, sognate e realizzate, vi racconterò chi era Roberto per me, anzi lo racconto a lui.




Sai Roberto, eri il futuro e il presente, come un ricongiungersi al mio passato, speso tra Inti Illimani, De Andrè, Guccini,  Bertoli e tanti altri, mentre con gli amici di allora ci si rifugiava in una casa a sognare e studiare, spensierati come lo si può essere solo a quell'età, tu non c'eri ancora, ma poi con te sono tornati quei giorni, fatti di ideali, di illusioni e di sogni.
Eravamo uniti e perduti nella nostra malata convinzione di essere dei "falliti",  per i tanti sogni inseguiti e mai raggiunti, giocavamo su questo,  consapevoli profondamente dei sogni realizzati e delle cose belle che avevamo, non era solo ironia, ma qualche cosa di più profondo, più intimo un continuo raccontarsi, ci sentivamo addosso di aver sbagliato diverse cose, ci univa questo sentirci inadeguati, claudicanti, incompleti e mi piaceva anche questo, perché le persone che si credono complete sono finte.
E quando la lama della confidenza penetrava nella carne piangevamo, ma ridevamo anche e tanto, durante i viaggi in macchina o a casa davanti a un buon bicchiere. Mi manchi, mi mancano le tue prese in giro, mi manca il fatto che non posso più  telefonarti, mi mancano le tue lucide analisi dei miei disegni, che potevano sembrare scherzi, ma nelle nostre confidenze sapevamo che cosi non era, quanto poco ho esplorato del mondo dell'arte e quanta pulizia devo fare ancora e tu sapevo che potevi capirmi.
E poi c'era la montagna, Alpinista, una parola che racconta di sogni, la prima volta ti ho incontrato a Ripa Maiala uno dei tuoi regni di roccia, eri solo in cima a una delle tue linee, ti ho salutato e ho detto al mio amico: lo vedi quello è Iannilli l'alpinista, “alpinista”, so bene quale è  la differenza tra la moltitudine verticale e chi è un alpinista, forse perché io non mi sono mai sentito tale, per severità verso me stesso,  per onestà verso chi come te lo è veramente.  Poi siamo diventati amici, cavolo! mi ci facevo grande della tua amicizia, ci scherzavo sopra.
"Ao! io so amico de Iannilli"

Eri questo per me e tanto altro, quando penso alla parola amicizia penso alla condivisione, se manca questa è una amicizia di circostanza, dove si ha paura di perdere la posizione predominante, e tu amavi condividere, basta leggere i tuoi libri dove racconti di te con rara onestà, riuscivi a fare tutto con una particolare leggerezza, la tua disponibilità ti rendeva ancora più grande, certo non curavi molto la tua immagine, chi ti conosceva per la prima volta ne aveva una strana impressione, sembravi duro, scorbutico, ma era solo una patina leggera che riuscivi subito a far scomparire e subito aprivi il cuore, eri duro come roccia senza perdere la tenerezza.
È stato un grande privilegio condividere un poco di strada insieme, Ciao Robbè.

Ps* A proposito poi le corde da 60 le ho comperate.

Grazie Alberto, GRAZIE DI CUORE.
ivo
                         

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