lunedì 1 maggio 2017

LE PAROLE GIUSTE

Sono, siamo rimasti lì...senza le parole necessarie ma non indispensabili, una notizia brutta, qualcosa che si rompe e ti fa capire quello che già hai capito e fai finta di non capire ... vorrei scrivere, a volte sono capace di scrivere "del mio", ma non ora ... poi leggo le parole di Emilio, e, prima ancora d'iniziare sono già certo che centreranno il segno, Lui scrive con il cuore e la testa, usandole entrambe. Parole bellissime, semplici e chiare. Grazie Emilio.
Ivo



DI EMILIO PREVITALI
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E' una gioia testimoniare il genio di un fuoriclasse quando questo si rivela. Un fuoriclasse mette tutti d'accordo perché gioca a un livello così alto, fa un uso dello spazio e del tempo così differente dal tuo, si muove in un ordine di grandezze così grande che può sperimentare cose che tu non sei in grado nemmeno di vedere e che senza di lui, tu, non potresti nemmeno immaginare. Se sei fortunato, se lui il fuoriclasse ti fa il regalo di spiegarsi e di raccontare, di aprirsi... e di condividere, ti può portare con sé. Può farti partecipe del suo talento e mostrarti un altro universo, una realtà parallela in cui le cose succedono secondo logiche diverse, in modo diverso, a te non resta che rimanere in silenzio ed ascoltare. Provare a capire. Provare a fare come lui, nel tuo piccolo e la cosa straordinaria è che quasi sempre funziona, serve allenarsi e crederci. Mettersi in gioco. La conquista dei fuoriclasse per noi è mostrarci la via, in fondo il fascino del grande alpinismo è proprio questo: la meraviglia. I fuoriclasse tutto quello che fanno è smontare la parola impossibile in tanti pezzetti più piccoli, in tanti piccoli possibile da mettere insieme, forse è questo in alpinismo il vero e unico significato della parola conquista: andare oltre e prendere, portare indietro a beneficio degli altri. E' un passaggio di consegne. Raccontare e condividere costa fatica e certe volte richiede coraggio ma è uno sforzo necessario per progredire e per dare un senso a tutti quei rischi che hai corso e a quell'essersi sentito insignificante e minuscolo a un certo punto, "più morto che vivo, in quello spazio invisibile tra la terra e il cielo". E’ così che l’aveva descritto ed è così che al ritorno ci ha detto di essersi sentito alcune volte, Ueli Steck. Dobbiamo dirgli grazie per tutto quello che ci ha mostrato e per tutto quello che ci ha detto. Per l’esempio. Per avere avuto voglia di portarci con lui. Per il suo essere così indiscutibilmente migliore di noi e per averci tenuto lo stesso vicini, con lui, mostrandoci la via e raccontandoci anche quello che era perfino difficile credere. E' un vero peccato che sia finita qui, oggi. E' un peccato per lui e anche per noi. Quando succede che un fuoriclasse dell'alpinismo se ne va ad andarsene c'è anche un pezzo di noi, succede perché sono talenti così grandi che noi ci sentiamo loro. Noi "siamo" loro, nel nostro piccolo, comprendiamo di poter essere un’altra cosa. E' per questo che sapere che Ueli non c’è più adesso ci fa così male: perché oggi è morto anche qualcosa di noi. Oggi insieme ad Ueli se ne è andato un pezzo di alpinismo, che è stato e che poteva essere.
Grazie di tutto, Maestro.

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