mercoledì 28 giugno 2017

PARETI NORD (parte due)



ALLA WALKER IN 7 ORE     di Thomas Bubendorfer

(http://ivoferrari.blogspot.it/2017/05/pareti-nord.html parte uno)

"Non so proprio cosa avrei potuto scrivere riguardo la mia ascensione in solitaria alla Punta Walker delle Grandes Jorasses nel Luglio 1982: forse della mia chiara, fredda paura alle <<placche nere>>, il punto più difficile della salita, quando all'improvviso un sibilo mi fece percepire un sasso, o una scarica di ghiaccio e che, ritratto il capo protetto ben in teso dal casco, ebbi sempre un'unica idea in mente, cioè che mi strappasse via dalla parete, mi cancellasse, poiché tra le microscopiche sporgenze, che s'ergevano dal sottile strato di vetrato che ricopriva le placche, avevo trovato un appiglio talmente instabile e precario che sarebbe stato sufficiente il più piccolo sasso per farmi perdere l'equilibrio.
Ebbi dunque paura, ma il sibilo non era causato da un sasso, solo da quelle scagliette di ghiaccio, leggere come piume, con le quali il vento gioca facendole tintinnare e sibilare e che passano quasi danzando, senza alcun contatto con la parete, in un sole ancora impercettibile,come pezzi d'argento nell'aria di un profondo blu, meravigliosi da vedere quando ci si riposa in una comoda posizione, magari in piano.
Fui preso dalla paura molto prima ancora, prima dell'intaglio di 75 metri, perché non avendo trovato la giusta via ed essendo uscito sulla parete di sinistra, ebbi il problema di tornare indietro per quei scabrosi lastroni su cui scorreva acqua di fusione.
Non c'è altro da aggiungere; fui veloce, 7 ore e nei pochi momenti nei quali mi ridestai dalla mia concentrazione ( un'arrampicata ininterrotta come le lunghezze di corda) la mia meraviglia fu quasi incredulità di fronte all'abisso così velocemente cresciuto sotto di me. Alle 17 ero di ritorno a Chamonix, dopo aver percorso in discesa il versante italiano, senza fine, delle Grandes Jorasses: più di 3000 metri di dislivello.
Mi feci una doccia, la barba, mangiai e il sole non tramontò ancora per lungo tempo. Me ne stavo seduto nel giardino del mio amico Rene Ghilini, sapendo che i due belgi che al mattino avevo superato al loro bivacco presso la Punta, in un altro mondo, si sarebbero presto preparati per la loro seconda notte. 

Nessun commento:

Posta un commento