martedì 18 luglio 2017

UNA CRESTA SENZA FINE Parte due


LUNEDI 17 AGOSTO

Il giorno che precede la partenza è sempre troppo frenetico. Mi sento ai blocchi di partenza e non ho che un desiderio: essere lassù, solo.
Il progetto mi frullava in testa da tempo e ogni autunno rimpiangevo il fatto di non essere riuscito a venirne a capo. Ho deciso che sarebbe stato per quest'anno. Avevo voglia di camminare, arrampicare, scendere, godere del cielo e delle creste, rannicchiarmi nel sacco-piuma quando scende la notte, seguire il mio ritmo e quello delle luci.
I preparativi finali sono fulminei. Ultimi contatti, ultimi acquisti. Rassicurare i parenti. Definire la scelta del materiale. Dire a Mario, il mio bambino, che parto per tornare migliore nello spirito. 
Prendo l'ultima telecabina dei Grands Montets. Fine pomeriggio nella stanza degli addetti alla sorveglianza: riprendo possesso del mio tempo. Ho bisogno di questo momento per rilassarmi, per immaginare ciò che mi aspetta. Vuoto completamente lo zaino e ripasso in rassegna il materiale; scelgo, aggiusto. Abbandono un pacchetto di liofilizzati, due moschettoni, una bomboletta di gas. Nonostante gli sforzi per portare solo l'essenziale, lo zaino continua ad essere pesante. Troppo pesante. L'autonomia si paga. Probabilmente che mi sia caricato di qualche materiale di troppo
( chiodi, moschettoni), ma per gran parte della traversata non so cosa mi attende.
Fuori, arrivano raffiche di vento. Il cielo, che era velato, diventa blu, con lunghe strisce grigie. La meteo ha promesso due giorni di bello con possibili temporali isolati. Ma annuncia con insistenza un deterioramento per mercoledì. E' la vita.
La Verte, l'Aiguille San Nom, i Drus si innalzano al di sopra di me. Con lo sguardo vago sulle creste del Monte Bianco. Laggiù, così vicine e così lontane. Comincia a cambiare la nozione del tempo: le ore si dilatano, come spesso in montagna. Giornate in cui le ore filano, in cui talvolta sono troppo brevi per riuscire a giungere in vetta, o al luogo del bivacco... Lunghe ore in cui gli sforzi accumulati induriscono i muscoli, contraggono il dorso, seccano la gola. Non so cosa capiterà stavolta. Ho fatto un piano preciso, ma non ho la minima idea di come sarà la realtà. So che lo zaino mi peserà sulle spalle, in ogni istante. Sento il vento che rinforza. Accendo il fornellino per coprirne il fischio.

http://ivoferrari.blogspot.it/2017/07/una-cresta-senza-fine-1992.html

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