giovedì 26 ottobre 2017

TORRE TRIESTE IN BIANCO E NERO


Aldo Anghileri
Sullo Spigolo SUD-EST della Torre Trieste in Inverno

di: Aldo Anghileri   da: Rassegna di Montagna 1964  pag:25/27

<< Arriviamo al Rifugio Vazzoler ed, appoggiati alla balaustra, guardiamo incantati la Trieste. Essa si erge davanti a noi maestosa e qualche rara nube evanescente la rende ancor più irreale. Giunti all'attacco della parete verso le 12 dello stesso giorno, dividiamo bene il materiale e prendiamo contatti con la roccia, con l'intenzione di arrivare ad effettuare il 1° bivacco su di una cengia, dove la via Cassin si divide dalla via Carlesso. Formiamo due cordate, composte una da me e Cattaneo e l'altra da Negri e Arcelli. Parto io, ma dopo quattro tiri di corda il buio ci coglie improvvisamente e per maggior sicurezza, decidiamo di legarci in cordata unica: procediamo con attenzione ma abbastanza speditamente. Riprendiamo a salire, affrontando il tratto (35 metri) più duro e delicato della salita per la friabilità e l'esposizione della roccia.. Questo il tiro di corda più impegnativo della salita. Lo supero, dopo essere rimasto un attimo col fiato sospeso, faccio un respiro lungo: <<ce l'ho fatta!>> dico.
Sul traversino, che si trova subito dopo la breve fessura che termina in ottima fermata. Arcelli a causa della scarsa visibilità vola a pendolo per circa 10 metri. Negri è sempre attento e pronto per ogni evenienza e recupera il compagno prontamente. A causa di questo lasciamo in parete due staffe e sei moschettoni; alla fine della salita il materiale impiegato sarà il seguente: 30 moschettoni, 6 staffe, 30 chiodi e 4 cunei di legno.
Quindi ci prepariamo per il bivacco. Ci piazziamo in una cengia inclinata, abbastanza comoda.
Domenica 2 febbraio, ore 8: si riprende a salire. Formiamo due cordate: in testa Negri e Arcelli, seguiamo io e Cattaneo. Il freddo intenso ci paralizza ed ogni tanto ci dobbiamo fermare per scaldarci. Dopo questo tratto di arrampicata libera, arriviamo su una cengia e passo in testa io con Cattaneo.
Si prosegue per altri due tiri di corda, poi ci alterniamo nuovamente. Finalmente il sole giunto a farci compagnia ci riscalda debolmente, ma il vento storto ci frusterà fino a sera.
Dopo aver percorso una sessantina di metri in obliquo, giungiamo ad un diedro. In questo superamento, a 300 metri dalla vetta, vola Negri a causa della fuoriuscita di un cuneo, effettuando un volo di 20 metri. Prontamente tiriamo le corde ed il mi procuro alle mani scottature di una certa entità. Odo il respiro breve, mozzo dallo sforzo di Negri, ma quando mi arriverà vicino la sua risata aperta ancora una volta ha il potere di darci sicurezza senza drammatizzare sull'accaduto. Arriviamo ad un terrazzo. Proseguiamo sino ad una nicchia posta a 50 metri sopra la seconda grande cengia e qui bivacchiamo per la seconda volta. Sono le 16,30. E' un bivacco disagioso di poco agevole adattamento. Alle 19, a causa dell'ubicazione del bivacco e della nebbia, attendiamo invano le segnalazioni da Listolade. Parliamo delle difficoltà da superare, dei 300 metri di parete percorsi oggi; pensiamo ai nostri cari. Ma non siamo soli quassù, sopra di noi strapiombi. Al mattino del terzo giorno alle ore 8 si riprende la salita. Prima cordata: io e Cattaneo; seguono Negri e Arcelli.
Ma le mie mani, a causa dell'incidente di ieri, sono scoppiate con il freddo, e allora decidiamo di formare una cordata unica guidata da Pino Negri: formazione questa che non cambieremo più. Superiamo una fessura strapiombante, giungiamo in cengia, troviamo più rocce abbastanza falici, sino ad arrivare su di una comoda piazzola. Sono le 16 e piazziamo il terzo bivacco a 100 metri dalla vetta.,
Alle ore 19 ci ritroviamo al nostro appuntamento con Silvio: e questa volta le segnalazioni arrivano. Il morale è alto, la vetta è sempre più vicina, al freddo ormai non si bada più, è da quando siamo in parete che ci morde. solo le mie mani mi fanno soffrire.
Il giorno 4, alle ore 8, superiamo due tiri di corda difficili, e poi sentiamo che la parete s'ammoscia, la cima è vicina. Superiamo le ultime difficoltà costituite da un camino verticale vetrato e siamo in vetta. Sopra di noi non v'è più che cielo: la vetta della Trieste per la Cassin è superata. Sono le 12 del 4 febbraio 1964>>

1° salita invernale alla via "Cassin" sulla Torre Trieste

Aldo Anghileri
Pino Negri
Ermenegildo Arcelli
Andrea Cattaneo  1964

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