domenica 19 novembre 2017

GRAN DIEDRO D'INVERNO



Testo di MICHELE CISANA detto "IL CISA"


IL TEMPO CANCELLA I RICORDI?
Estate 2015: in questa torrida estate mi ritrovo a salire lungo un bel diedro svasato, povero di appigli, su una parete orobica solitaria. In sosta, mentre recupero il compagno, penso a questa montagna, il Pizzo del Salto, della quale fino a qualche anno fa non conoscevo quasi nulla. Sapevo qualcosa per aver letto avidamente il libro “Orobie, 88 immagini per arrampicare” e sapevo anche che due amici, nel lontano 1987, avevano salito una via lungo i suoi diedri centrali. Punto. La mia conoscenza si fermava lì. Ora mentre salivo proprio la via aperta dai due amici godevo metro dopo metro questa fantastica e alpinistica ascensione, un piccolo capolavoro di logica sulla selvaggia parete nord est della montagna.

Inverno 2015: un sasso sotto la schiena mi tormenta e mi sveglio dal torpore. I piedi sono freddi. Dove sono e, soprattutto, cosa ci faccio qui? Cos’è questa luce che mi illumina? Chi dei miei compagni è sveglio e mi punta contro la frontale? Tolgo la testa dal sacco e assisto ad uno spettacolo fantastico, emozionante! La luna piena illumina tutta la parete e la valle sotto di me. Ora è tutto chiaro...

Stiamo bivaccando ormai da 13 ore, su quella parete di cui avevo goduto pienamente quest’estate. Anche se il freddo non è intenso, mi sento anchilosato, gambe e schiena dolgono per la scomoda posizione. Alzo lo sguardo e, nella penombra, individuo le sagome dei miei compagni che sono appollaiati come me a poca distanza.
La testa ritorna indietro di qualche ora e ripercorre la giornata appena trascorsa, una giornata piena, iniziata prestissimo, al limite dello ieri... con un lungo avvicinamento al buio, continuata con un’impegnativa scalata su roccia resa insicura dal freddo, dallo zaino e dalla presenza di ghiaccio e conclusa su questi cinquanta centimetri quadrati di terrazzino appesi sul baratro. Sono tornato qui per salire la montagna nel periodo meno adatto, l’inverno; sono qui con due Amici, con i quali condividere pienamente le emozioni e le paure.
Sono qui perché volevo a tutti i costi essere qui. Senza comodità, senza cibo, senza affetti: quelli li abbiamo lasciati a casa, ad aspettarci. Forse è proprio in queste situazioni che la montagna ci insegna ad apprezzare maggiormente la nostra vita. E forse è anche per questo che noi alpinisti continuiamo ad andare e tornare.
E’ quasi giorno e la voce di Ivo mi riporta alla realtà: oggi è il giorno decisivo, oggi si esce. Il nostro “Desmaison della bassa”, appellativo con il quale ieri abbiamo soprannominato Ivo, è carico e si sta riscattando per un’invernale sfumata qualche giorno prima. “Bello, bello Cisa! Questa sì che è una signora invernale, impegnativa!” esclama.

Alle 6.30 siamo già fuori dal sacco; senza nemmeno fare colazione, ci prepariamo ed attacchiamo decisi il diedro ghiacciato. Qui Ivo dà prova delle sue grandi capacità: attacca il diedro con una grinta da far paura, un diedro di trenta metri intasato di ghiaccio che gli richiederà oltre due ore di sforzi intensi per essere superato, senza piccozze, con l’adrenalina a mille per la difficoltà e la pericolosità. Un tiro da far rabbrividire chiunque non abbia grande esperienza di scalate invernali. I chiodi sono coperti dalla neve e sostiamo su due massi incollati al ghiaccio...
Il tiro successivo ci dà ancora del filo da torcere; quello che d’estate è un tranquillo tiro di V grado si sta rivelando insuperabile; Ivo sale, scende, bestemmia, risale... Maledice la parete. Solo dopo immensi sforzi fisici e soprattutto mentali esce dal diedro e raggiunge il chiodo; sotto tiriamo un sospiro di sollievo. La tensione, gestita perfettamente il giorno prima, ora è alta: la parete si sta difendendo con le unghie ma noi non molliamo... Il pensiero di non riuscire a passare si fa vivo.

Due ore dopo ci ritroviamo tutti e tre su un terrazzino innevato alla base dei diedri finali; quattro tiri ci separano dalla vetta ma ormai sappiamo che usciremo. La stanchezza ci assale; il freddo, lo zaino, il poco cibo ci stanno un po’ provando. Ma teniamo duro, come diceva qualcuno: “non siamo qui per divertirci!”
Sugli ultimi tiri togliamo i ramponi e, scalando con gli scarponi sulla roccia più pulita, riusciamo a goderci anche l’arrampicata. Un ultimo muro, un traverso, la cresta e la tanto agognata vetta! Un urlo di gioia, forti strette di mano e pacche sulle spalle. Bravi, siamo stati bravi ci diciamo. Ora, al caldo del sole, sorridiamo e sdrammatizziamo dopo la tensione accumulata.

“Domani non ci ricorderemo già più nulla della tensione passata” dice Ivo. Forse è vero, il tempo cancella i ricordi. Quello che è certo, e rimarrà sicuramente in noi, sono le due stupende giornate che abbiamo passato insieme, le emozioni e le paure vissute cercando poco alla volta di corteggiare la nostra montagna. Due giornate piene di vita!





IO MICA CI CAPISCO TANTO!
Non ho mai capito se provo godimento o delusione. Eppure non è la prima volta che “partecipo” a salite scomode! Due Amici mi “offrono” un'occasione da non lasciarsi scappare, un viaggetto al fresco della Nord-Est del Pizzo del Salto, Montagna Orobica dall’imponenza accentuata. Sono passati quasi trent'anni da quando, giovane e con i capelli lunghi, salivo completamente slegato in compagnia dei miei pensieri il Gran Diedro... ed ora, come sarà? Accetto volentieri e colgo al volo l’occasione!
Scarponi, scarpette, ramponi, roccia sana e pilastri in bilico, neve e ghiaccio ad intasare fessure. Una progressione lenta, dettata dal dover cercare l’appiglio, il movimento e l’adrenalina giusta, un bivacco scomodo, ma fuori dal proprio letto, tutto è scomodo!
Sono contento mentre i raggi solari illuminano il mio viso sulla cima, contento di essere uscito dall’ombra, contento di non avere sbagliato appiglio, movimento o attimo. Godimento? Delusione? Non mi è dato saperlo, un istante prima era nausea, un attimo dopo felicità! Questo è il mio alpinismo, vecchio, scontato... classico! Buon anno a tutti e che arrivi la neve a seppellire altre malsane idee!
ivo

via del Gran Diedro, parete Nord-Est, Pizzo del Salto (2665m) Orobie Valtellinesi
1° salita: Achille Nordera e Guido Riva 13 agosto 1987
1° invernale: Michele Cisana, Michele Pezzoli e Ivo Ferrari il 27-28 dicembre 2015













GRAZIE AI DUE "MICHELE" ...UNA BELLA ESPERIENZA CHE MI è RIMASTA DENTRO.
GRAZIE

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