venerdì 10 novembre 2017

"I QUATTRO PILASTRI D'INVERNO"

Durante il Concatenamento (foro archivio Franceschi)

Sul Terzo Pilastro (foro archivio Cantalamessa)

Sul Secondo Pilastro durante il Concatenamento (foto archivio Cantalamessa)

Questo scritto mi è stato gentilmente spedito da Franchino Franceschi autore insieme a Tiziano Cantalamessa dell'unico grande concatenamento invernale sui Quattro Pilastri del Paretone del Gran Sasso, un Alpinismo d'altri tempi dove la bravura, l'Amicizia e la determinazione erano le basi per la creazione di bianchi e freddi capolavori.


28/29/30 Dicembre 1989
UN POKER DI PILASTRI  di Franchino Franceschi

Durante la metà di dicembre, delle grosse nevicate colorano di bianco tutto il nostro Appennino, sconvolgendo i progetti fatti per la stagione invernale, ma subito dopo, torna a splendere prepotentemente il sole.
Si sarà trasformata la neve? Ma certo, saranno dieci giorni che c'è il sole e fa sto caldo abbafato.
Sono questi i soliti discorsi che si fanno tra noi alpinisti quando, costretti all'immobilità, non vediamo l'ora di mettere le mani sulle pareti.
 Un giorno, trovandomi a sciare a Prati di Tivo, noto con mio sommo piacere che le pareti sono, nei tratti verticali, pulite e in quelli un po' più appoggiati, innevate, insomma, ci sono le condizioni giuste per scalare e per realizzare un sogno a cui stiamo pensando da tempo: una partita a Poker in alta montagna d'inverno, non solo non l'ha mai fatta nessuno, ma forse solo in pochi ci hanno addirittura pensato. Mi precipito da Tiziano il 27 mattina e come è nostro solito, decidiamo di partire immediatamente, il pomeriggio stesso. Dopo essere riusciti a salire per il rotto della cuffia con l'ultima corsa della seggiovia, quindi mezzi nudi, con gli scarponi sciolti e l'attrezzatura appesa al collo, sistemiamo gli zaini e iniziamo la marcia verso il rifugio Franchetti. Ci arriviamo di notte e lo troviamo stranamente aperto. Il gestore, gentilmente ci offre un paio di piatti di ottima minestra, ma quando si informa sulle nostre intenzioni del giorno dopo, rimane alquanto sbalordito: "Di matti da queste parti ne vedo passare tanti, ma come questi, che si sono messi in testa di farsi un Poker al Paretone, mai!".
Comunque, tutto sommato, visto che non abbiamo intenzioni aggressive e che quindi non siamo poi così pericolosi, ci concede una stanza, guardandosi però bene dal farci dormire nella sua. Al risveglio non ci troverà più nel rifugio, ci eravamo alzati alle due di notte e mentre lui scopriva la nostra fuga notturna, noi eravamo già all'attacco del terzo Pilastro pronti ad azzannarlo.
Alle otto circa parto per il primo tiro, lancio un'occhiata allo zaino, assomiglia a mio nipote di sei anni, forse un po' più grasso, comunque non mi impressiona più di tanto perché per questi primi tiri se lo deve sciroppare Tiziano. Raggiungo la sosta e lo avverto: mentre si prepara vedo una pedula che gli vola nello Iannetta. Adesso che vada a vedere se è arrivata a San Nicola. Ha, ha, sono proprio curioso di vedere come se la caverà. Viene su come un siluro, con un Koflach sì e uno no! Maledetto satanasso, mi freno a stento all'istinto di lasciargli rotolare un masso sulla zucca, per vedere se riuscirebbe a fermarlo.
Riparto io e riesco a superare il libera il passaggio di A1 nonostante le dita dei piedi che assomigliano ai bastoncini di merluzzo di Capitan Findus. Riparte Tiziano ed ora tocca a me, abbracciare teneramente mio nipote di sei anni, ma che di sei anni, questo è come mio nipote fra due anni.
Che zainaccio, avrei scaraventato molto volentieri anche lui nello Iannetta, se non fosse stato per il fatto di averlo paragonato a mio nipote. Con questo figlio di ... balena, non mi schioderò mai da qui. Dovremo poi trascinarcelo per l'intera via, issarlo volta per volta con una corda tutta per lui.
Alle quattordici stiamo ad abbronzarci come turisti a Cortina. Abbiamo tutti un bell'aspetto, tranne lo zaino, che essendosi rifiutato di salire con le sue forze, è arrivato in cima trascinato ed ora è tutto lacerato, strappato, in più parti violentato. Ben ti sta, così impari a scalare anche tu.
Abbiamo impiegato sei ore per salire il terzo Pilastro. Non posso fare a meno di pensare a Gianpiero. He sì Giampiero, la tua salita nell'82, deve essere stata davvero un'avventura epica: tre giorni da solo su questo pilastro, non sono certo uno scherzo.
Nonostante sia molto presto, decidiamo che bivaccheremo sulla sommità del secondo Pilastro perché la cresta è tutta pulita ed inoltre è una giornata stupenda, senza un alito di vento, che normalmente è il miglior amico di questa montagna. Le ultime parole famose: non appena cominciamo a preparare una minestra liofilizzata a base di pollo e scampi (siamo o no in clima natalizio), il vento si sveglia e con la sua testa aereodinamica, si intrufola tra i nostri vestiti e va a soffiare direttamente sulla fiamma del fornellino tentando di spegnerla. Comunque, mangiando, bevendo e sghignazzando aspettiamo il sopraggiungere della notte che non tarda a venire. Ci ficchiamo dentro i sacchi di piuma aspettando questa volta le luci del giorno. Tira vento, fa un freddo cane, dentro al sacco penso di assomigliare alla mummia di un faraone egiziano e qui decido che non lavorerò mai in un'industria di surgelati.
La mattina molto pigramente ci alziamo e dopo aver sistemato tutta la baraonda della sera prima, ci accingiamo a scendere in corda doppia sul secondo Pilastro, ma le corde che tentiamo di lanciare verso il basso, il vento patagonico ce le sbatte sistematicamente in faccia. Ci adattiamo alla situazione e pensando di essere sul Torre, scendiamo carrucolati u no dopo l'altro. Raggiunta la base della parete, traversiamo verso il primo Pilastro e lo violentiamo in due ore di armoniosa e stupenda arrampicata.
Sulla cresta sommitale, mi chiedo come mai le mie pedule S.Marco avessero una tenuta di punta così decisa, sono sempre state soltanto delle ottime scarpe da aderenza. Bastano però pochi passi per capire che i piedi sono diventati due baccalà, cambiando le prestazioni delle mie morbide scarpette in quelle di due grossi scarponi in cuoio Galluser stile Gervasutti. Un massaggio è d'obbligo e non appena i piedi riacquistano la loro normale sensibilità, potenti note ( in realtà erano imprecazioni) si levano verso il cielo. Le avranno sentite anche in basso, nei paesi e i valligiani sicuramente racconteranno che due strampalati alpinisti, sotto effetto "spumante natalizio", erano ancora a cantare i loro inni alpini sulla vetta del G.Sasso.
Sono solo le 11,30 e già il sole è scomparso dietro uno spigolo, siamo quindi costretti a coprirci con le giacche imbottite e ridiscendiamo sul secondo Pilastro. Mi chiedo come farò ad arrampicare; va bene che sono considerato un po' svitato, ma il fatto di essermi chiuso per mia e solo mia scelta in codesta camicia di forza, mi fa pensare che lo sia davvero; se voglio continuare la cavalcata, dovrò necessariamente inventarmi qualcosa. Arrivati alla base del Pilastro, iniziamo immediatamente a salirlo. Al primo movimento non proprio molto plastico, sento uno strappo: è la manica della giacca a vento che si è strappata all'altezza della spalla. Apposto, trovata la soluzione per il problema. Si va già meglio. Impieghiamo anche per questa via due ore e alle 14 siamo di nuovo in cresta. Di andare subito alla base del quarto Pilastro non se ne parla nemmeno, di passare un'altra notte qui, in apnea, neppure, vista la quantità di aria che esce ad uscire dai maiorcani  polmoni del vento, perciò riprendiamo armi e bagagli e ci trasferiamo al rifugio Franchetti.Tutta strada in più e imprevista per giunta, ma la marcia è resa allegra dal pensiero della bisboccia che si farà stasera. Luca, il gestore, ieri è andato a casa e nel momento in cui lo abbiamo messo al corrente che forse avremmo avuto bisogno del rifugio, forse impietosito dal nostro stato psichico, si è guardato bene dal contraddirci e ci ha lasciato le chiavi. Ci arriviamo che è ancora giorno e immediatamente cim mettiamo ai fornelli. Poi, vedendo la grossa stufa a kerosene parcheggiata in un angolo, ci rendiamo conto che tra lo stare seduti al suo cospetto, a gustare la minestrina e lo stare in piedi tremanti ad ingoiare la sbobba, c'è una bella differenza, quindi ci diamo da fare per metterla in moto. E qui abbiamo rischiato di mandare a monte la partita di Poker a causa di un intossicamento da fumo: la stufa non sapevamo usarla quindi, dopo aver aperto tutte le finestre, abbiamo ingoiato la sbobba in piedi e tremanti. Alla fine comunque l'ambiente si è scaldato lo stesso e abbiamo trascorso una piacevolissima serata nonché nottata.
La sveglia gracchia alle cinque e dopo una lauta colazione al tè di menta (a Tiziano piacciono i profumi esotici), iniziamo bellicosamente la marcia verso il canale Iannetta che questa volta percorriamo di giorno. Alle otto ci avventiamo sul quarto Pilastro. Va avanti Tiziano, che inizia una lotta furibonda con una fessura strapiombante, intasata da metri e metri cubi di neve, con il risultato che, nonostante la splendida giornata di sole, io mi ritrovo sotto, a fare il pupazzo di neve e con tanta voglia di dirgli che sono ormai passati i tempi in cui si aspettava la neve per fare a pallate, cosa che naturalmente non faccio, perché potrebbe arrivarmi addosso qualcosa di molto più pesante, tanto è infuriato. In compenso, quando salgo la fessura è perfettamente pulita, direi quasi in condizioni estive. Ottimo lavoro Tiz!
Visto che è l'ultimo, ce la prendiamo comoda e impieghiamo per salirlo, la bellezza di quattro ore: alle 12 infatti siamo fuori, niente male per un pilastro alto circa 400 metri. La partita è finita. Solita prassi di complimenti, strette di mano e pacche sulle spalle. Vorrei ricordare a tal proposito, che dopo tre giorni in parete, a dare pugni alle rocce, non si sanno dosare bene le forze e certe pacche amichevoli non possono che essere deleterie per le ossa indebolite.
A questo punto iniziamo la marcia trionfale verso valle fischiettando, ma anche imprecando contro questa neve, che così zuccherosa, si è messa in testa di darci la mazzata finale. L'allegro cammino si interrompe soltanto sotto la via dove il nostro amico Corrado, a perso la vita l'estate scorsa. Stessa età, stessa passione, eppure lui dalla montagna non è più sceso, mentre io invece ora lo sto facendo. Non posso fare a meno, nonostante che questo sia per me un giorno di immensa soddisfazione, che questi ricordi, così amari, mi ritornino in mente. Però chissà, forse anche lui adesso è in una montagna di splendido calcare, una montagna come il G.Sasso.
Ripartiamo cercando di costringerci a non pensare a questo tipo di argomenti e finalmente ci sediamo su una seggiola che ci riporterà a Prati di Tivo, nella civiltà.
Incontriamo un amico, che chissà come aveva orecchiato delle nostre intenzioni. Ci saluta indicando un tre con le dita.
"Allora, avete fatto tris?"
"Bè, vedi, noi a questo gioco siamo un po' scarsi e con il tris passiamo. Abbiamo fatto Poker. Un bel Poker di Pilastri."


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