lunedì 13 novembre 2017

INVERNALE CIMA D'AMBIEZ

http://www.summitpost.org/cima-d-ambiez/154208


FOX-STENICO  in PRIMA INVERNALE di Gianni Mazzenga
14 Marzo 1965

"Alle 5, con un passaggio di "misto" usciamo dal rifugio e una meravigliosa coppa di stelle ci sovrasta.
Pensieri, preoccupazioni, dubbi e ansietà di misurarmi con la parete mi riempiono il cervello durante la marcia di avvicinamento. Dove il pendio diventa troppo ripido togliamo gli sci piantandoli nella neve ed estraiamo le corde. Con la piccozza attraverso il pendio che porta alla cengia d'attacco. Mi raggiunge poi Ambrogio seguito a breve distanza dagli altri due amici. La cengia estiva è ora trasformata in uno scivolo più o meno ripido di neve instabile. Il mio procedere scalinando la neve con la sferragliante piccozza in mano può erroneamente far credere che mi sostenga sulla neve; in pratica molto raramente abbandono la solida roccia. Lunghi chiodi e cordini interrompono le lunghezze di corda. Un breve salto di roccette innevate mi porta all'inizio delle difficoltà.
Riordiniamo il materiale; chiodi, cunei e moschettoni escono dai sacchi. La temperatura ci permette di arrampicare in maniche di camicia. Non ho mai capito perché,  ma quando si arrampica d'inverno il sacco è sempre enorme e pesante.
Riconosco il passaggio iniziale. Ho già percorso questa via all'età di 18 anni ed è stato il mio primo 6°. Il pensiero mi riporta a passaggi estremi, a corde penzolanti nel vuoto, a sei chiodi in 400 metri. Oggi voglio ridimensionare almeno parzialmente queste difficoltà e cancellare quei ricordi spaventosi che mi hanno assillato per sei anni. Chiedo perciò ad Ambrogio di lasciarmi in testa nella prima lunghezza che è considerata una delle più difficili.
Percorrendo la breve lunghezza di corda che conduce al primo terrazzo, la stanchezza delle braccia mi fa riesaminare gli allenamenti fatti durante l'inverno: tanti discorsi e progetti inframezzati da qualche breve uscita domenicale. Ma le difficoltà, fin qui, non sono sovrumane. Mentre assicuro Ambrogio, guardo la lunghezza di corda seguente: senz'altro là si concentrano i passaggi difficili, quelli che fanno sentire il peso del corpo sul vuoto mentre la mano cerca in vano un appiglio. Non ci sono dubbi. Ora che il compagno mi raggiunge sono perfettamente convinto che proprio lì ritroverò la Fox-Stenico dei miei ricordi.
"Ambrogio, lasciami fare ancora questa lunghezza".
Acconsente. Un chiodo, qualche appiglio, una fessura con un cuneo, delle gran bracciate in una meravigliosa arrampicata libera e con un grande fiatone riesco a depositare il sacco e me sul terrazzino seguente.
Mi sono sbagliato ancora una volta. La mia Fox-Stenico non era qui. Senz'altro è nella lunghezza seguente. Recuperando le corde mi godo lo spettacolo che mi attornia. Rocce gialle sovrastate da affilate creste di neve, cime a me famigliari,  le tracce dei nostri sci che uniscono la base della parete con il rifugio Agostini e si perdono poi giù nella valle. E attorno un mare di nubi che si stende in tutte le direzioni con una regolarità perfetta fino all'orizzonte. E' tutto ciò visto dalla verticalità di questa parete, mentre sto realizzando il mio progetto, che mi ha portato qui per la prima volta nell'inverno del '61 e che negli ultimi tempi era divenuto un magnifico sogno e forse anche un incubo febbrile. Le lunghezze di corda si susseguono velocemente in una fantastica arrampicata libera. Io alla ricerca delle difficoltà dei miei ricordi, Ambrogio nella sua tranquilla e sicura arrampicata, rassegnato al mio stato d'animo. 
I due lombardi, ora divenuti amici, ci seguono(Giorgio Brianzi e un amico).
La roccia non è più verticale e l'acqua che cola ci fanno capire che la vetta è vicina. Alle 14 siamo sulle facili rocce della cima. La stupenda cavalcata in arrampicata libera si è conclusa a sole quattro ore e trenta dall'inizio. Siamo tutti felici e io forse più degli altri, perché ho coltivato più a lungo questo sogno.
Non ci fermiamo a riposarci. Solo quando un terrazzo grande ci riunisce nella scelta della discesa, ne approfittiamo per scambiare qualche parola. Ci parleremo questa sera durante il bivacco ... o in rifugio forse.
Tutta la neve che non abbiamo trovato in salita la troviamo ora in discesa. Si perde quota in arrampicata e poi giù a doppie, in un freddo canale di ghiaccio e di neve. Ci rendiamo conto che le manovre su questo terreno ci portano via un sacco di tempo. A brevi intervalli qualche cascatella di neve farinosa e ghiacciata mi cade addosso e giù per il collo facendomi provare una delle più piacevoli sensazioni dell'alpinismo invernale!
Il sole è oramai tramontato.
La bianca luce della luna, veramente provvidenziale, illumina la parete a giorno. Mi trovo a ripercorrere la cengia in senso inverso a questa mattina, arrampicando e chiodando senza il bisogno della pila. Giochi di luci e di ombre si proiettano sulla conca d'Ambiez".

Rivista mensile Cai 1965 pp.206-210

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