venerdì 15 dicembre 2017

UNA CRESTA SENZA FINE PARTE 4



MERCOLEDI 19 AGOSTO

Mi alzo tardi. Ho aspettato che i raggi del sole inondassero completamente la montagna. Mi preparo una piccola colazione liofilizzata, ma non la trovo di mio gusto. Ripiego su alcune fette di pan pepato, bevo molto, e mastico una pastiglia di Turbodiet. Filo verso l'Arete des Rochassiers immergendomi nell'ombra.
La parte superiore del couloir della Brèche des Rochassiers è sbarrata da un crollo. Immensi blocchi instabili sono incastrati di traverso al diedro. Esito. I polpacci si scaldano rapidamente sui grattons. Non c'è spazio in cui posare lo zaino, e mi rifiuto di perdere tempo a ridiscendere. Opto per una serie di dulfer atletiche sul lato sinistro del couloir. Fa caldo. Mi raddrizzo su una piccola piattaforma, depongo lo zaino e preparo con cura la corda per potermelo tirare dietro una volta superate le difficoltà. Attraverso per rimettermi sull'asse della breccia. Procedo su tacche minuscole e roccia friabile. Trovo la scalata davvero aleatoria.
L'Arete des Rochassiers è aerea e frastagliata; brecce e punte si susseguono a ritmo serrato. Commento della Vallot <<roccia cattiva, per niente simpatica>>. Laconico. Dal mio punto di vista, trovo il luogo straordinario. Fino al momento in cui sistemo la corda doppia per arrivare alla breccia, alla base della Punta 3607.
La neve, finalmente. Attraverso il ghiacciaio e raggiungo la Punta Isabella. E' la prima volta da quando sono partito che cammino lasciando vagabondare i pensieri. Sto per cambiare asse geografico e avanzare in direzione del Monte Bianco. La Punta Isabella è sormontata da un promontorio roccioso dove nasce una interminabile linea di cresta: la Pointe des Papillons, l'Aiguille de Savoie, l'Aiguille de Telèfre, l'Aiguille de l'Eboulement. Subito dopo, la cresta si fa ancora più stretta per alzarsi verso l'Aiguille de Leschaux. La distanza mi sembra enorme: la configurazione del terreno non lascia sperare in un percorso rapido. Punte, guglie e torri si succedono; profonde brecce ritmano la frastagliatura. Volevo arrampicare? Eccomi servito. Scalare, scendere, inerpicarsi su per una anticima, scendere in doppia, trovare una cengia, traversare, risalire a un passo, cambiare versante, ritornare talvolta per trovare il percorso migliore. Le ore passano. Affronto spesso dei passi esposti, per evitare di cambiare la via scelta o per risparmiare le manovre di una discesa in doppia. Raggiungo la vetta dell'Aiguille de l'Eboulement poco prima della notte. Per fortuna, mi ero fermato al Col de Pierre Joseph per riempire la borraccia, poiché la cima è degna del nome e assomiglia a un enorme mucchio di ciottoli. La bufera gira vorticosa su di me. Immensi bagliori precedono rovesci mostruosi. Un po' più lontano, la parete nord delle Grandes Jorasses è sprofondata nella notte. Frane impressionanti risuonano da qualche parte verso la Walker. Non smetteranno mai del tutto durante nella notte. Mi sistemo su un'incerta terrazza alla meglio. Allontano la "chincaglieria" metallica e mi rifugio nel sacco-piuma. Il sonno arriva subito, interrotto regolarmente dal baluginio provocato dai lampi.  Sul mio quadernetto annoto semplicemente: <<La Leschaux mi spia e fa da parafulmine alle tempeste che girano. I lampi illuminano. Non mi piace troppo>>.

http://ivoferrari.blogspot.it/2017/10/una-cresta-senza-fine-parte-3.html

https://ivoferrari.blogspot.it/2017/07/una-cresta-senza-fine-parte-due.html

http://ivoferrari.blogspot.it/2017/07/una-cresta-senza-fine-1992.html

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