venerdì 23 febbraio 2018

PATRICK , JEAN-MARC e IL DELTA





Monte Bianco 1981
14 agosto, vengono messe insieme la via Americana all'Aiguille du Fou e la Diretta Americana al Petit Dru in giornata.


Patrick Berhault risponde ad alcune domande (tratto da Alp n112 agosto 1994)

Qual è stata la "molla" per questa impresa?

<<Un giorno ho letto su "Alpirando" un articolo sulle grandi vie superate in tempi rapidi. Quest'articolo concludeva, tra il serio e il faceto, con un "quando si arriverà a concatenare la Sud del Fuo e la Diretta americana in giornata?". Mi sono detto che tecnicamente parlando era possibile: una cordata ben allenata poteva farcela in giornata, con la nuova concezione di arrampicare leggeri. Restava il problema del collegamento. Da Pschitt ho avuto l'idea del deltaplano: è stato lui a consigliarmi di chiedere a Boivin, che all'epoca non conoscevo. Jean-Marc si è rivelato subito entusiasta e mi  ha fatto fare un volo con lui per vedere di che si trattava (io non ne sapevo nulla). Poi ci siamo dedicati alla preparazione, in cui siamo stati aiutati da molti amici: è stata un'impresa corale, molto bella anche per questo>>.

Conoscevi bene le vie?

<<Non certo a memoria ... Le avevo percorse una volta. il Fou nel 1977>>.

E le salite come si sono svolte?

<<E' stata una giornata fantastica. Abbiamo avuto l'impressione di essere dei ragazzacci che fanno uno scherzo... Abbiamo bivaccato alla base delle difficoltà del Fou, con due amici, che hanno recuperato in seguito il materiale. Siamo partiti di notte e verso le dieci, se mi ricordo bene, eravamo in cima. Abbiamo attraversato le creste e siamo giunti in cima al couloir Spencer della Blatière, dove avevamo lasciato il deltaplano. Altri amici, che avevano bivaccato lì, ci aspettavano per aiutarci a montare l'ala: eravamo una bella banda, una cosa molto simpatica. I bordi dell'ala toccavano quasi i fianchi del colatoio....Abbiamo aspettato a lungo prima di decollare, perché c'era vento di traverso e Jean-Marc aveva paura di incastrarsi sui bordi col delta! Eravamo in equilibrio su un piccolo masso di un metro quadrato incassato nel ghiaccio. Poi,trovato il momento giusto, con un urlo da bestia, Boivin si è gettato ..e io al seguito!>>.

Non avevi paura?

<<Avevo totale fiducia in Jean-Marc e non potevo farne a meno...Sentivo però molta emozione, perché sapevo che tutto era legato; se riuscivamo a decollare, avevamo grandi possibilità di riuscire nel progetto>>.

E poi?

<<Abbiamo fatto un super volo passando sopra l'Aiguille des Grands Charmoz e siamo atterrati così così alla base del colatoio che porta al Bonatti, toccando un blocco e danneggiando un'ala. All'arrivo, brutta sorpresa: il materiale da scalata che avevo lasciato nascosto sotto un masso, per essere più leggero nel volo, era stato rubato...Se un presentimento non mi avesse detto di tenermi addosso quello del Fou, ce lo saremmo presi in quel posto...All'inizio del pomeriggio ci siamo lanciati sulla Diretta. C'era un affollamento incredibile...Abbiamo giocato alla cavallina, doppiando a destra e a manca, e ci siamo fatti strada, esponendoci anche a dei rischi, perché bisognava saltare le protezioni. Siamo scesi in doppia dal Bloc Coincé e, ripresa l'ala, ci siamo preparati per il volo di ritorno, che si è rivelato il momento più delicato della giornata>>.

Per quale motivo?

<<Per il punto di decollo, situato sulla cima di un blocco che dominava la morena da circa 8 metri, non lasciando spazio all'errore. C'era vento di dietro, non portante, che ci ha fatto aspettare due ore. Poi Jean-Marc, che aveva messo sul delta una bandierina, mi ha dato il segnale di partire: credo di non avere mai corso così veloce in vita mia...Siamo caduti e abbiamo preso portanza a tre metri dal suolo! Poi il cambiamento: finita la tensione, tutto si è acquietato e, dopo esserci goduti un magnifico tramonto, al cader della notte abbiamo toccato suolo. Cinque minuti dopo eravamo seduti sul divano di casa: un altro mondo>>.

Un concatenamento che sembra vissuto in un contesto di divertimento?

<<Assolutamente. Era il progetto folle, il gioco da ragazzi. Era l'originalità, la creatività che ci spingeva, il modo di affrontare le cose: non era certo l'exploit sportivo. Attraverso un'apertura di spirito e una certa concezione dell'arrampicata, avevamo trovato la soluzione per quello che all'epoca rappresentava un problema>>


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