giovedì 1 febbraio 2018

ROCCIA VIVA (racconto di una salita invernale)

https://www.summitpost.org/la-parete-nord-della-roccia-viva-3650-m/171383
ROCCIA VIVA  di Vittorio Bigio

Sacchi enormi; spingiamo con disperata rassegnazione gli sci lungo le pinete della Valnontey, pochissima neve ci accompagna assieme all'ultimo sole. Per quattro giorni, nell'ombra gelida della parete, racconteremo desideri di quel sole irraggiungibile.
Inseguiamo pensieri confusi mentre lasciamo dietro noi le ultime tracce dei fondisti, pensieri di freddo, paura, entusiasmi; le solite incertezze di ogni partenza. Una traccia davanti a noi si svolge alla ricerca della neve: qualcuno ci ha preceduti?
Qualcuno come noi approfitta di queste splendide giornate d'inverno?
Notte; distrutti raggiungiamo il bivacco Martinotti, minuscola semi-botte ancorata su una breve sella. Luci, voci, colore dall'interno. Sono quattro magnifici ragazzi di Cogne ed Aosta, nostri amici, che a nostra insaputa ci hanno preceduti.
Ci accolgono con un fantastico tè, ci stringiamo al caldo dei nostri corpi, c'è spazio solo per noi, i sacchi sono fuori. Anche la minestra ora è pronta e con la cena la naturale decisione: saliremo assieme, nessuna competizione, siamo qui per divertirci. L'amicizia e il calore di quella sera resteranno un dolce ricordo. 
Alba: partiamo in sette abbandonando nel bivacco il materiale comune in eccedenza. A piedi risaliamo i ripidi pendii verso la base della parete.
Passi leggeri su neve ventata, la crosta a tratti cede, impantanati nella farina ci risolleviamo sotto il sacco orrendo.
Delicate crestine ci impegnano seriamente; soste brevi, al freddo preferiamo la fatica. Ora la parete, il grande seracco ci sovrastano, cupi, severi. Il sole, fantastico sull'Herbetet e sul Gran Paradiso, racconta di calde spiagge, di aridi deserti.
Nella crepaccia terminale sotto cornici di neve, due tendine per la notte imminente. Ultime luci; attrezziamo lo scivolo di neve friabile, fino a raggiungere la base del seracco. L'acqua non bolle nel pentolino, rinunciamo alla minestra. Le barzellette di Lino distaccano a tratti la crosta della paura. Sono un poco triste quando i tre giovani amici mi dicono che domani rientreranno a Cogne: è una decisione generosa e giusta, in sette sarebbe troppo lungo. Resta con noi il fortissimo, Abele. Nuova alba, scrolliamo di dosso il freddo, desiderio di sole che non arriva, solo il movimento riscalda. Lentamente si attrezza il grande seracco, ghiaccio verde, durissimo, chiodi che non entrano, chiodi che si spezzano, staffe, corde, imprecazioni; sono 70 metri tra il verticale e lo strapiombante. Che idea pazza e meravigliosa ha avuto il Parruchon a pensare a realizzare questa via diretta nell'estate del '71! Sono le 14,30, ancora tre ore di luce. Abele e Lino escono dal seracco, spariscono alla vista, proseguono verso la vetta. Una corsa entusiasmante, percorrono il ripido pendio, 200 metri di ghiaccio e neve friabile, delicata.
Alle 16 sono in vetta poi giù, in corsa con il sole che scende, il freddo, la paura di un bivacco nudo. Le notti sono lunghe d'inverno. Ore 17,30 nell'ultima luce, due ombre più scure spuntano in cima al seracco, si tuffano lungo le corde fisse, pochi istanti e sono da noi. Vorrei insultarli, abbracciarli. Gli ho solo preparato del tè tiepido. Piero e io attaccati ai Jumar risaliamo quest'ultimo freddo mattino il seracco, anche per noi è la corsa alla vetta: c'è un incredibile sole che ci accoglie sulla cresta sommitale. Mi fanno male gli occhi. Appeso nel vuoto dell'ultima doppia, ascolto la voce di Abele collegato via radio con Cogne: << Sono tornati, tutto bene, veniteci incontro in Valnontey>>.
E' finita. Casa, affetti, calore umano ti ritornano dentro. Domani il tempo cambierà, grandi nevicate obbligheranno le cordate sui monti a penosi bivacchi. Un amico morirà sul Cervino.
Oggi la Roccia Viva è stata buona con noi.

Roccia Viva, 3650 m. Parete Nord. Via Perruchon., Prima invernale. 6-7-8-9 gennaio 1978.
Abele Blanc, Vittorio Bigio, Lino Castiglia e Piero Giglio

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