mercoledì 14 febbraio 2018

UNA CRESTA SENZA FINE PARTE 9


Lunedì 24 agosto

Devo attendere fino allo otto per indovinare che il tempo è bello. Il Monte Bianco è nascosto da un'enorme nube lenticolare, la cui estremità scende fino alla Fourche. C'è un bello strato di neve fresca. Preferisco offrirmi lo sperone della Brenva, che attacco dai pendii Güssfeldt. E' un percorso che adoro. Mi sento davvero le ali, e malgrado debba fare la traccia su neve instabile, mi muovo veloce. Il livello delle nuvole si alza al ritmo della mia progressione. Grande felicità. La montagna è magnifica, purificata dalla siccità, illuminata da una luce cruda  limpida. passo i seracchi  sulla destra e sbocco al Colle della Brenva, in pieno vento. Violenza. La nebbia si squarcia per riformarsi. Raggiungo la traccia della traversata dei quattro "4000". Mi muovo piegato in due controvento, penando. Poi mi raddrizzo e apro le braccia sottovento. Prendo il volo. Incrocio qualche rara corda congelata.
la cima. Sono solo. Sono commosso. E' stupido ma è così. Mi tuffo nella discesa. Di nuovo nebbia al Col du Dôme. Alcune cordate, fantomatiche, perdute. degli italiani mi domandano la direzione per rifugio Gonella. Insistono per saper dov'è la traccia che lo raggiunge. Non capisco perché non ci sia... Un signore anzianotto, con una barba di tre giorni e occhiali da saldatore, mi interroga intedesco. Cerca il <<sentiero per il rifugio del Goûter>>. Lo riconduco sulla traccia e l'abbandono al suo destino per risalire il Dôme e filare sulla Biannassay. La cresta è sottile. Abbastanza perché, per alcuni passi, io mi metta umilmente a quattro gambe. Scendo sul rifugio Durier, dove i custodi mi chiedono se io sia una guida o se sto facendo una traversata. Non so perché ma la formulazione delle domande mi fa sorridere. Mi offro la migliore omelette della mia vita. Le chiacchere scorrono: cristalli, macchie solari, tecnica foto. Ma mi sento completamente da un'altra parte, ho difficoltà a stare attento. Come spiegare che ho già bisogno di starmene da solo, che ho ancora la necessità di camminare, di arrampicare?
La luce diminuisce, l'orizzonte si addolcisce. Le mie gambe vanno da sole. Mi lascio andare. Mi sento in armonia. Non è una pretesa: è il benessere di vivere in modo intenso l'equilibrio che si è attinto in montagna. Sono semplicemente felice di trovarmi là. Felice dei giorni passati, felice di ritrovare ciò che amo.

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