martedì 6 marzo 2018

MAGIC LINE 2004


https://www.summitpost.org/k2-karakoram/628397

Prima ripetizione Sperone SSO del K2  MAGIC LINE
Spedizione Catalana 2004
di Valentin Girò

"... Passione per l'alpinismo "vero": questo ci ha portati al K2, e l'ascesa del Pilastro SSO ci ha permesso di ritrovare le radici dell'alpinismo più autentico, esplorativo, per il quale si accettano condizioni di incertezza estrema ..."

Una spedizione essenziale
" ... Il nostro esiguo gruppo contava su un numero essenziale di portatori, due scalatori baltì
-Ahmed e Ghulam- che ci hanno aiutato a trasportare il materiale fino al Campo 1 (6400 metri). Dall'ingresso al ghiacciaio De Filippi (5200 metri) al campo 3 del Pulpito (7500 metri), abbiamo collocato un totale di 4500 metri di corde fisse, per rendere sicuri i movimenti lungo la via e permettere, in caso di necessità, una fuga rapida. Dal campo 3 alla cima abbiamo scalato in stile alpino, per poter procedere con maggiore celerità. In nessun momento dell'impresa abbiamo fatto uso di bombole d'ossigeno..."

Storia alpinistica dello Sperone SSO
Classificato "Estremamente Difficile", lo Sperone SSO copre 3500 metri di dislivello, ed è composto da un terreno vario di neve, ghiaccio e roccia, e un granito di eccezionale qualità, specialmente tra i 6400 e i 7500 metri di altezza.
Nel 1979 una spedizione francese numerosa e ben equipaggiata affrontò per la prima volta lo Sperone SSO  e la cordata composta da T.Leroy e D.Monaci raggiunse, il 10 settembre, la quora di 8450 metri.
Durante l'estate del 1986 si susseguirono diversi tentativi allo Sperone SSO, che videro come protagonisti una spedizione polacca, una nordamericana, una italiana, la squadra di Quota 8000 capeggiata da Agostino da Polenza e, infine, il tentativo intrapreso da Renato Casarotto, che percorse la via in solitaria fermandosi a soli 300 metri dalla cima.
Il 16 luglio Casarotto, mentre scende lungo la via dopo il terzo tentativo di toccare la vetta (precisamente aveva raggiunto quota 8300) cade in un crepaccio profondo 40 metri nel ghiacciaio De Filippi, ad appena 20 minuti di distanza da un luogo sicuro. Gravemente ferito, Renato riesce ancora a comunicare via radio e chiedere aiuto. Sono le sei del pomeriggio, fa molto freddo e, oltre che per i colpi ricevuti durante la caduta, Renato incomincia a soffrire di ipotermia. Goretta, la sua compagna, dà rapidamente l'allarme e una squadra di soccorso, della quale fanno parte il leggendario Kurt Diemberger e l'italiano Agostino da Polenza, giunge sul posto dell'incidente alle 9 di sera.
Il corpo di Renato viene recuperato, ma i tentativi per riportarlo in vita risulteranno inutili e l'alpinista morirà a mezzanotte. Il suo corpo sarà quindi, con l'autorizzazione di Goretta, restituito al crepaccio, per dargli sepoltura nel ventre della montagna..."

"...Il 1986 fu un anno drammatico anche per altre spedizioni che tentarono di scalare lo Sperone SSO. I nordamericani John Smolich e Alan Pennington, che arrivarono fino a 6900 metri, morirono il 21 giugno, sepolti da una valanga di placche di grandi dimensioni staccatesi dalla Negrotto. Dopo l'incidente, il resto della cordata americana rinunciò alla spedizione e gli italiani di Quota 8000 lasciarono il Pilastro SSO, per tentare la salita lungo la via dello Sperone Abruzzi.
Intanto la spedizione polacca, costituita da sette alpinisti -quattro uomini e tre donne- dopo un lungo periodo di brutto tempo, decise di lasciare il campo base la notte del 29 luglio per iniziare l'attacco alla montagna. La cordata, composta da P.Bozik, l'unico ceco della squadra, P.Piasecki e W.Wroz, raggiunse gli 8000 metri il 1° di agosto, attrezzando un primo bivacco a questa altitudine e un secondo, il giorno seguente, a un'altezza di 8400 metri. I tre alpinisti completarono la via del Pilastro SSO due giorni dopo, raggiungendo la cima il 3 agosto, alle 6 del pomeriggio. La via dello Sperone SSO, la più difficile del versante meridionale, era finalmente ultimata. A causa delle difficoltà tecniche dello sperone, la cordata decise di scendere per la via normale degli Abruzzi, intorno alle 11.30 della notte, Wroz cadde, perdendo la vita. A quanto pare non si era accorto in tempo che la corda fissa lungo la quale stava scendendo era troncata. Bozic e Piasecki arrivarono alle tende del campo 4 alle due di mattina del 4 agosto.


http://www.mountainsoftravelphotos.com/K2%20China/About.html


La nostra ascensione
"..Alle prime luci dell'alba del 17 giugno raggiungiamo il campo base del K2, situato nella parte superiore del ghiacciaio Godwin-Austen. 
Quest'anno, per via della ricorrenza del cinquantenario della prima ascensione, compiuta dalla squadra italiana che portò in cima Lacedelli e Compagnoni il 31 luglio 1954, il K2 è stato "assediato" da molte spedizioni.
Sul versante pakistano della montagna la maggior parte dei gruppi si è diretta verso la via normale dello Sperone degli Abruzzi, e solo due spedizioni hanno scelto vie alternative. Sul nostro stesso versante, una squadra giapponese composta da quattro alpinisti ha deciso di tentare la via Cesen, facendo uso di bombole di ossigeno.
Raggiungeranno la vetta il 16 agosto.
In pochi giorni miglioriamo sensibilmente il nostro acclimatamento, grazie alle numerose ascensioni compiute per attrezzare con corde fisse l'accesso al ghiacciaio De Filippi e, soprattutto, il Couloir Negrotto. Finalmente, l'8 luglio, riusciamo a piantare le due tende del campo 1 sulla Sella Negrotto, a 6400 metri di altezza.
La meteorologia del Karakorum è molto variabile, e caratterizzata in genere da periodi brevi di tempo buono. Ciò ci costringe molto frequentemente a scalare e attrezzare la via in condizioni avverse, con vento forte, nevicate e scarsa visibilità. Poco a poco, metro dopo metro, con grande sforzo, guadagniamo terreno e, alla fine di luglio, riusciamo a istallare Campo 2 (6900 metri), sullo spigolo di una cresta spettacolare, e anche Campo 3 (7500 metri), sul ghiacciaio pensile del Pulpito.
All'inizio di agosto le condizioni metereologiche sfavorevoli ci obbligano a rimandare la data del rientro, inizialmente prevista per l'11 agosto. Ci rendiamo conto che dovremo prorogare la nostra permanenza sulla montagna di almeno due settimane per avere la possibilità di attaccare la cima. Finalmente arriva l'atteso spiraglio di tempo buono, Jofre Janué, il nostro meteorologo del Servizio Audiovisivo di Meteorologia (SAM), ci conferma un periodo di tempo stabile dal 13 al 15 agosto..."

"..Decidiamo, finalmente, di attaccare la cima martedì 10 agosto.
Intorno alle 17.30, la cordata composta da Oscar Cadiach, Manel de la Matta e Jordi Corominas, lascia il campo base per salire fino a campo 2 (6900 metri), il "nido di acquile" che avevamo montato sullo spigolo della cresta quasi due settimane prima, circondati da un forte vento e in condizioni di scarsa visibilità. Dopo aver riposato alcune ore al campo 1, sulla Sella Negrotto (6400 metri), i tre alpinisti proseguono la salita fino al campo 2, dove arrivano mercoledì 11 intorno alle 15.45. Il tanto desiderato spiraglio di bel tempo li obbliga a iniziare l'attacco alla cima in cattive condizioni fisiche..."

"..Il giorno seguente, giovedì 12 agosto, la cordata giunge al limite della sua resistenza cercando di raggiungere Campo 3 (7500 metri), tra forti raffiche di vento e in mezzo a una bufera di neve che li obbliga a ricavare un piano, scavando, e quindi a piantare la tenda a soli 100 metri di dislivello dal Pulpito, dove era stato montato il Campo 3.
Venerdì 13, così come era stato previsto dai bollettini, il tempo migliora; il vento è diminuito e così pure l'umidità ed è addirittura uscito un po' di sole. 
Quello stesso giorno la cordata passa la notte al Campo 3, al quale è giunta alle 10 del mattino circa...."

"...Dopo una giornata di scalata intensissima, interamente compiuta in stile alpino, sabato 14 agosto il nostro gruppo riesce a piantare una tenda leggera a un'altezza di 8100 metri, in mezzo a fortissime raffiche di vento provenienti da ponente, iniziate nel tardo pomeriggio. In quelle condizioni ambientali qualsiasi azione, anche la più insignificante, diviene una prova estenuante, e operazioni come l'ancoraggio della tenda, far sciogliere la neve e preparare una parca cena si dilatano all'inverosimile, tenendo gli alpinisti impegnati sino a notte fonda.
Il logoramento delle forze fa sì che la cordata si veda obbligata a posticipare di un giorno l'attacco alla cima, previsto in un primo tempo per domenica 15 agosto. I tre devono per forza prendersi una giornata di riposo, a costo di incappare nel brutto tempo, per cercare di recuperare un po' di energie, ma, si sa, a quella quota non è facile...
La giornata del 15 agosto viene dunque dedicata al recupero, e all'esame dei primi tiri di scalata situati in cima alla Torre Casarotto, nome da noi dato alla guglia di granito, ai piedi della quale abbiamo montato la piccola tenda del Campo 4.
Dopo il raggiungimento del Campo 3 sul Pulpito (7500 metri), la scalata di Jordi, Oscar e Manel è diventata tecnicamente più complessa e fisicamente impegnativa. La difficoltà dei passaggi che via via incontrano, come ci comunicano via radio, dà loro l'impressione di trovarsi in un labirinto di roccia, neve e ghiaccio.
La notte del 15 agosto, al campo base, riceviamo una chiamata dal nostro Jofre Janue da Barcellona, che ci avvisa che la parentesi di bel tempo sta volgendo al termine. Secondo quanto indicato dai modelli, il jet stream, o corrente stratosferica di venti forti, sta tornando ad avvicinarsi pericolosamente nelle ore seguenti. Questa previsione, insieme al perdurare del vento, che avrebbe soffiato per tutta la notte, ci fa pensare che stia sfumando la nostra ultima possibilità di attaccare la vetta. Fortunatamente così non è, poiché il cattivo tempo ritarderà il suo arrivo di 24 ore. Il contatto-radio con gli scalatori conferma che le condizioni del vento sul Pilastro SSO sono buone. Alle 3.30 del mattino del 16 agosto la cordata abbandonala piccola tenda del campo 4, diretta verso la cima. E' già il settimo giorno da quando i nostri compagni hanno lasciato il campo base, ed è il terzo che passano sopra gli 8000 metri.
Nel giro di alcune ore, Oscar Cadiach e Menel de la Matta, che stavano arrampicando sopra gli 8300 metri, sono costretti a tornare, a causa del freddo intenso e della stanchezza accumulata.
Entrambi non sono nelle condizioni migliori per continuare a salire e, fedeli al principio base della sicurezza in montagna, che obbliga gli alpinisti a mantenere l'autonomia personale durante la discesa, cioè a essere in grado di muoversi individualmente, senza l'aiuto di alcuno, decidono di rinunciare all'attacco alla cima.
Jordi Corominas, galvanizzato da buoni presentimenti e fortemente motivato, decide di continuare in solitaria. Nel corso di tutta la giornata, Jordi comunica per radio il suo procedere, a intervalli di due ore e con grande puntualità e precisione nei commenti. A mezzogiorno informa il campo base che sta cercando di superare un tratto di cresta molto esposto e ingannevole. Alle 18 comunica che si trova a soli 80 metri di dislivello dalla cima del K2, sta procedendo a fatica al di sopra degli 8500 metri, scavando nella neve appoggi per i piedi.
Finalmente a mezzanotte di lunedì 16 agosto, Jordi Corominas calca il punto più alto del K2, toccando i suoi 8611 metri. Lo Sperone SSO è stato scalato per la seconda volta nella storia e, per la prima volta, una spedizione catalana è giunta in vetta. E' stato un successo collettivo, culminato nell'impresa di Jordi. Come squadra, abbiamo affrontato questa sfida fin dall'inizio con grandi speranze, duro lavoro, costanza e perfetta coesione nel gruppo. Abbiamo avuto anche molta pazienza, abbiamo resistito e, alla fine, il Chogori, la grande montagna, ci ha offerto un'opportunità.

PS: Il 19 agosto Manel de la Matta è deceduto mentre si trovava a campo 1 (6400 metri) alle 4.30 del mattino, probabilmente vittima di un attacco di appendice degenerato in peritonite.

Tratto da: ALP dicembre 2004


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