venerdì 31 agosto 2018

" Zuzana,gli occhi più belli dell'alpinismo al femminile"

Zuzana e Alena


di Zuzana Hofmannová

Per il 1982 avevamo grandi progetti. Subito, alla fine di gennaio, andammo in Bregaglia e istallammo il <<campo base>> dal nostro amico di Promontogno. Ma lì non ci trattenemmo per molto. Mentre i nostri compagni Franta Bauer, Honza Ďoubal e Jirka Novák aprivano una via nuova al pilastro Nord del Cengalo, con Alena Stehliková salii, per "allenamento", dal 1 al 3 febbraio, lo spigolo del Ferro da Stiro ai Pizzi Gemelli. Fu la terza invernale. Le placche di granito lisce e ricoperte da un sottile strato di ghiaccio, smorzarono sul nascere ogni illusione che la nostra meta principale, in tali condizioni, potesse rivelarsi un divertimento. Infatti, Jirka Novák ci aveva appassionato alla Via degli Inglesi sulla parete Est del Pizzo Badile, una via difficile mai salita d'inverno.

Granito ricoperto di ghiaccio
L'11 febbraio 1982, alle due del mattino, lasciammo la cascina di Arturo. Sotto la luce fiabesca della luna, in circa cinque ore salimmo su neve dura come cemento alla base della parete Nord-est del Badile. Ci accompagnavano Franta e Honza. La loro prima ascensione non li aveva saziati. Solo Jirka non poté venire con noi: doveva regolare con i nostri ospiti italiani i termini di una loro visita in Cecoslovacchia, visto che anche il nostro viaggio, ufficialmente, era uno scambio tra alpinisti.
A metà della base della parete Nord-est le nostre vie si separarono. Franta e Honza si erano proposti il couloir Nord-est centrale. Noi invece dovemmo proseguire un poco, ma presto a nostra volta fummo all'attacco. La Via degli Inglesi inizia con un diedro, che, date le condizioni, ricordava piuttosto una tinozza da bucato. Già dopo i primi metri ero pienamente "appagata". Si trattava di arrampicata delicatissima su diedri e placche ricoperti di ghiaccio -e come se non bastasse, non trovai alcun chiodo. Unico conforto fu il sapere che, stando alla relazione, questo tiro di VI e A1 era il più difficile. Talvolta quando sta scritto sulla carta, è solo teoria -specie d'inverno, quando le condizioni del momento sono decisive.

Bivacco in amaca
Comunque impiegai due ore per il primo tiro, ma anche in quelli successivi, fino alla deviazione della Via Corti, non avanzammo più spedite. Sopra, il diedro della Via degli Inglesi non pareva molto ripido e il muro finale sembrava a portata di mano. 
Dopo il primo bivacco in amaca ci aspettavano fessure e diedri che si alternavano, con difficoltà costanti di V e V+, A1 e A2. Il primo tiro del giorno, valutato di V grado, mi riuscì relativamente facile. 
Ma con ansia guardavamo continuamente in su, al muro sommitale, che il sole tingeva d'oro. Poi, ad Alena toccò il duro lavoro. La placca del tiro successivo era completamente coperta da uno strato di ghiaccio, che dovette rimuovere tutto, in particolare per poter mettere le indispensabili protezioni intermedie. Procedeva lentamente, ma alla fine sparì dietro allo spigolo del diedro. Evidentemente questa invernale ci sarebbe costata molte forze. Mentre meditavo ancora su questo fatto, mi risvegliò finalmente il grido di Alena: <<sosta!>>. Rimase in testa anche per il tiro successivo. Nel frattempo si era fatto tardi e dovemmo cercare un posto per bivaccare. Puntammo ad una cengia, circa 20 metri sopra di noi, ma era inclinata e non offriva alcuna possibilità di sosta comoda. Così risalimmo ancora un camino largo, che dopo dieci metri si chiudeva continuando con una fessura a incastro per le mani, a sua volta seguita da un diedro a placche. Voleva dire che la notte l'avremmo dovuta passare, in qualche modo sulla cengia scoscesa.
Cominciai il terzo giorno piena di slancio. Senza difficoltà superai la fessura. Ma quel che segui mi costò un'ora: la placca seguente era incrostata da uno strato di cinque centimetri di ghiaccio che si staccò al primo contatto, cosicché mi ritrovai sulla placca liscia di granito con i ramponi ai piedi. Alla fine però raggiunsi il camino sovrastante, dove trovai due vecchi chiodi. Alena salì il camino molto spedita, così raggiungemmo ben presto un tratto di neve e ghiaccio e un'ora dopo eravamo sotto il salto terminale.

Voglia di sole
In sosta trovammo buoni chiodi di protezione, lasciati dai predecessori -qui avremmo bivaccato. Ma volevamo approfittare delle due ore di luce che ci restavano prima dell'imbrunire. Per la prima volta in tre giorni potei togliere i ramponi per arrampicare. Davanti a me avevo una fessura la cui larghezza variava tanto che, per proteggerla, in alcuni punti bisognava ricorrere allo stopper più piccolo, mentre in altri non bastava neppure l'hexentric più grande. Inoltre l'arrampicata era estremamente difficile. Sull'onda dell'entusiasmo non feci caso al buio che scendeva. Passammo anche la terza notte in amaca. Il nostro unico desiderio, quella notte fu rivolto al sole del mattino a venire.
Ma il giorno successivo i nostri sogni non furono esauditi, il cielo era nuvoloso. Se solo il tempo potesse tenere! Accelerammo il più possibile. Nel pomeriggio però iniziò a nevicare. Molto in basso, ai piedi della parete notammo dei puntini -Jirka ed Arturo.
Solo qualche centinaio di metri ci divideva, ma quanto eravamo lontane da loro! Lottammo contro la minaccia di un eventuale quarto bivacco in parete. Ma il nostro cattivo umore migliorò sensibilmente quando sentimmo dall'alto le voci dei nostri amici Honza e Franta che avevano già raggiunto la vetta.

La fatalità
Il bivacco non ci fu risparmiato. Quasi tutta la notte non riuscimmo a dormire, perché la neve continuava a seppellirci. La mattina successiva, preparare gli zaini si dimostrò molto faticoso. Gli ultimi tiri furono un'unica lotta e ci costarono quel che restava delle nostre forze. Lo strazio finì solo nel tardo pomeriggio, quando, dopo una breve ricerca, incontrammo i nostri amici sulla cresta. Erano già in ansia per noi. Insieme raggiungemmo il bivacco fisso in vetta.
La mattina del 16 febbraio, iniziammo la discesa in quattro. Dopo quattro tiri sulla cresta sommitale, improvvisamente Franta Bauer, in testa al gruppo, precipitò con una cornice di neve. Stavamo procedendo a corda corta, ma Franta non aveva fissato gli anelli di corda all'imbragatura -un errore fatale!
Honza lo raggiunse subito in doppia e tentò di rianimarlo con la respirazione artificiale. Ma tutti gli sforzi furono vani, il corpo del nostro amico rimase senza vita.
Tirammo il suo corpo più vicino alla cresta, poi tornammo al bivacco fisso, tristi e sconvolti per questa sciagura inutile e tragica. Dopo una notte opprimente decidemmo di scendere lungo lo spigolo Nord. Nonostante le condizioni, complicate dalla nebbia e dalla neve progredimmo spediti, cosicché verso le quattro del pomeriggio ci trovammo già a due passi dalla base dello spigolo. Il cielo schiarì, e quando Arturo e Jirka si avvicinarono con un elicottero del soccorso aereo svizzero sapemmo che la nostra avventura era finita.
Retrospettivamente posso dire che, di tutte le mie esperienze fatte finora in montagna, la prima invernale della Via degli Inglesi è stata senza dubbio la più dura, ma anche la più triste.

DA BERGSTEIGER 1982


Alena

Zuzana
PS. Zuzana Hofmannová è scomparsa il 31 luglio 2012 sul Broad Peak



mercoledì 29 agosto 2018

COZZOLINO ALLA BUSAZZA...IL CAPOLAVORO


Tra le solitarie più intense che abbia mai fatto, per il posto, lo stile e l'arrampicata…

Qua le foto e il racconto di Pier Verri e Roberto Calabretto, autori della bellissima prima invernale
http://pierverri.blogspot.com/2016/01/2001cima-della-busazza-prima-invernale.html

sabato 25 agosto 2018

LANDO


Lando mi è subito diventato "simpatico", il primo incontro è stato: "Ciao, io mi chiamo Lando, come il protagonista di quei famosi fumetti porno che, sicuramente anche tu hai UsAtO, avresti voglia di arrampicare su qualche bella viuzzola in Dolomiti?"

Di linee ne abbiamo salite parecchie, forse più di "qualche", Lando non era il super atleta fissato di trazioni, non parlava mai di gradi, beveva vino rosso e diverse birre, con lui si poteva parlare di tutto, politicamente era contro i falsi comunisti, quelli che predicano rosso ed hanno il conto in banca colorato.. ce ne sono a bizzeffe nel mondo dell'alpinismo!
Un giorno mi a chiesto di accompagnarlo lungo una linea "Vieni Ivo, è una vecchia via dimenticata, portiamoci qualche chiodo e andiamo".
La linea non era dimenticata, ma io non lo sapevo, la linea era sconosciuta, da inventare, nuova, senza regole, gradi, andava salita per puro piacere… Una giornata intera lungo diedri e placche di roccia stupenda, buchi piccoli e appigli enormi.
Sulla cima, che poi non era una vera cima, mi ha stretto la mano e, con il suo solito fare e con il suo solito nome buffo, mi a confessato che la via era nuova ed era semplicemente per quello che non avevamo trovato nulla.. l'abbiamo chiamata "niente", dedicandola all'alpinista del futuro, quello un po' miope, presbite, con la pancia e che immancabilmente evita tutti gli strapiombi, dal più grosso al più piccolo, la forza non va gettata via a trazionarsi su!

Lando mi aveva fatto un regalo ed io volevo ricambiare, ma non ne ho avuto il tempo, una mattina è squillato il telefono e la mia mamma mi ha detto che Lando era volato in cielo, Lando con suo nome da giornalino porno non cera più, un camion aveva schiacciato la sua grossa pancia.

Ogni tanto penso a quel periodo, come sarebbe diventato, come sono diventato, vado allo specchio e guardo i miei testicoli molli e la mia piccola pancia diventare sempre meno piccola, sono felice, ora sono un vero Alpinista!
Grazie a te Lando...con quel bellissimo nome buffo!

Ti penso sempre

martedì 21 agosto 2018

PUNTINI LUMINOSI SULLA CIVETTA

Una cresta dentellata, carica di neve, cornici e canali, doppie e bianco inconsistente, quelle cose lì non le fa più nessuno, troppo tempo, TROPPO IMPEGNO, troppa logistica …"
Ettore ricorda, mi dice che in quei giorni da San Tommaso, gli amici aspettavano e assistevano con entusiasmo ed apprensione all'ora del fatidico segnale, delle luci lontane, dei puntini luminosi. Attendevano immobili il passare della notte. Per la gente in valle era la sicurezza che tutto procedeva per il verso giusto, era "capire" la distanza percorsa durante il giorno, poi si tornava a casa, le stufe accese, la legna a scaldare, il buon vino, pane, soppressa e tante comode e piacevoli cose. Si rientrava con quella voglia di ritornare la sera successiva a guardare quelle luci lontane, simbolo di un grande e faticoso alpinismo, quello vero.




7 gennaio 1983, tre Uomini, tre Alpinisti di razza, partono per realizzare il sogno di molti altri alpinisti: la cavalcata che, partendo dalla Torre Venezia, segue a fil di cielo le numerose punte, guglie, cime, fino ad arrivare sulla cima della Civetta.
Venezia, Punta Agordo, Torre di Pelsa, Torre delle Mede.. e avanti, con un complicato sali e scendi tra spigoli, creste, canali, doppie, cornici instabili, roccia incrostata di ghiaccio, neve dura e inconsistente. Nove giorni in pieno inverno, nove giorni di fatica, amicizia, forza. I tre sono Giorgio e Bruno De Donà con Olindo De Biasio, arrivano al Rifugio Torrani con l'idea di riposare un po' e continuare per la Cresta Nord della Civetta fino alla Torre Coldai, ma il tempo diventa bufera .. rimangono bloccati all'interno del piccolo rifugio. Bruno è determinato, vuole continuare appena possibile… ma succede una cosa normale, dopo nove giorni, Giorgio ne ha abbastanza, decide di scendere…. Non si può lasciarlo andare da solo nella tormenta, Giorgio e Bruno sono in quel momento come il cane con il gatto...ma sono fratelli. 
In mezzo alla bufera i tre scendono verso valle, interrompendo la traversata  con le maggiori difficoltà alle spalle … ANCHE QUESTO  E' ALPINISMO!
OLINDO



                                           

giovedì 16 agosto 2018

DA SOLO CON LA CALMA




Quando Fabio va a trovare Gianni e, con il suo solito fare gli chiede informazioni sulla via dei Cinque, il Grande Alpinista, l’Uomo delle salite Invernali rimane stupito, da anni nessuno gli domandava di quella via, una linea diventata “fuorimoda”, solo per intenditori, un tracciato superbo e “ per veri alpinisti”.

I due diventano immediatamente amici, si crea la “sintonia”, il passato ed il presente si amalgamano, Gianni con i suoi fantastici occhi lucidi spiega per filo e per segno le incognite, i tiri, la roccia, i chiodi…tutto quello che lui ed i suoi meravigliosi compagni sanno e hanno vissuto mentre creavano la “direttissima” della Civetta. Fabio ascolta e sogna, si allena lungo i torrioni della Grignetta, spigoli, placche, diedri superati con gli scarponi ai piedi, manovre e manovre per imparare alla perfezione la progressione in sicurezza, l’auto assicurazione ..Fabio ha già "fatto" superbe solitarie, in estate e d'inverno, ma la Direttissima è un incognita. Fabio è determinato, cocciuto e, anche un po’ “Matto”, tutto quello che serve per pensare e desiderare la via DEI 5 DI VALMADRERA in inverno e da Solo.
Arriva dicembre, inizia l'inverno vero, quello da calendario, quello dalle giornate corte, cortissime… sulla Civetta e su tutte le Dolomiti cade la neve, bianca e desiderata, fredda e candida. Gennaio e dopo, come è scritto da sempre arriva Febbraio, è giunto il momento giusto. Fabio parte e, al contrario dei tempi moderni, riporta l'alpinismo classico nel mondo dei sognatori, nella storia della lentezza, giorno dopo giorno sale, attrezza, scende, disattrezza, bivacca e costruisce il suo CAPOLAVORO. Il 13 Febbraio 2011, dopo 7 gelidi bivacchi finalmente esce, sulla Cima della Civetta c'è il silenzio, il vento e lo spazio infinito… il regalo più bello.
Fabio Valseschini è riuscito a fermare il tempo, regalandoci qualche cosa difficile da capire...la Storia non si è fermata, in quei giorni però, andava a passo d'uomo! GRAZIE FABIO.

sabato 11 agosto 2018

LA MOSCA VOLA, VOLA, VOLA (PRIMA PARTE)



“Cosa vorresti essere?”

“… Mi piacerebbe tanto… vorrei essere una mosca, piccola e leggera, forte e sicura, vorrei per…”

Sto volando nel cielo, che bello, mi giro e rigiro, salgo e scendo, nessun confine, nessuna apparente regola, volo, volo, volo… Ecco uno zaino, devo riposare, sono stanca e curiosa,  appoggio il mio peso inesistente sulla patella e, camminando mi sistemo al riparo. Lo zaino si muove, è sulle spalle di un alpinista giovane, un ragazzo dai capelli stupendi, spalle larghe e pantaloni a zampa d’elefante, scarponi dalle punte consumate, è in compagnia di un altro ragazzo, piccolo e all’apparenza fragile, ma sicuramente forte e deciso. Scendono veloci verso la loro meta, una cima bassa, quasi sconosciuta e fuori dal “giro”, una punta vicina al Rifugio, comoda e dimenticata…

Reinhold, questo è il nome con cui il “piccolo alpinista” chiama il suo compagno arriva per primo alla base della cima scelta, una linea evidente e logica sopra la loro testa, io sono tranquilla, nascosta in una piega della patella … si legano e partono decisi, entrambi forti, giovani ed intelligenti. A comando alternato, senza fretta e senza scambiarsi inutili parole, un ora e mezza dopo sono sulla cima, alcuni spettatori comodamente appoggiata alla staccionata del rifugio hanno assistito increduli al loro arrampicare. Sono giovani e davanti a loro hanno il “nuovo”.

Secondo Torrione delle Ziolere  m 2172

Spigolo Nord   Heini Holzer e Reinhold Messner 9-8-1966

Ho riposato abbastanza, posso riprendere a volare nel cielo, volare, volare, volare… Entro con una leggiadra virata all’interno di una valle impervia, lunga, isolata e, come per incanto noto cinque persone intente a  
prepararsi per qualcosa di grosso, non posso perdermi questa occasione, l’occasione di vivere un qualcosa con loro, qualcosa di “storico”. Plano e mi nascondo nella tasca di larghi pantaloni,starò al riparo del giorno per qualche giorno in questa comoda tasca, starò in loro compagnia…


Gli italo-polacchi hanno vinto il Burel   (via Centrale o Italo-Polacca 1967)

<<Gli alpinisti bellunesi Giorgio Garna, Gianni Gianiselli e i polacchi Roman Bebak, Janusz Ferenski e Ryszard Zawadzki hanno felicemente concluso la loro impresa sulla parete sud-est della cima del Burel nel gruppo della Schiara, prossima a Belluno, alle prime ore di ieri, benché l’arrampicata sia stata notevolmente molestata da piovaschi e temporali, di cui l’ultimo particolarmente violento, tanto da imporre un nuovo non previsto bivacco nella parte terminale della parete. Ed ecco in breve la cronistoria dell’impresa:

Domenica scorsa gli alpinisti hanno cominciato la scalata, dopo una precedente, breve ricognizione e hanno bivaccato all’inizio delle grandi difficoltà; lunedì hanno attaccato i 1200 metri di parete a picco. Nei primi settecento metri, superati senza soste fino a notte inoltrata, gli alpinisti hanno incontrato difficoltà sempre crescenti e in parte estreme; giunti alla cornice che interrompe a metà altezza la parete, gli alpinisti hanno sostato un’intera giornata anche per provvedersi d’acqua e di viveri. All’alba di martedì sono partiti lungo la grande parete gialla strapiombante da superare impiegandovi due giorni e due notti fino all’alba di oggi.

Gli ultimi seicento metri di parete presentano difficoltà prevalentemente e decisamente estreme, pari a quelle di note grandi vie di sesto grado superiore. Nella mattinata di oggi a Belluno e al rifugio VII Alpini, fra i numerosi alpinisti bellunesi, polacchi e tedeschi, a conoscenza dell’impresa e in attesa del ritorno dei protagonisti, si era diffusa una certa ansietà anche per la minaccia del maltempo. Finalmente stamane i
cinque rocciatori sono giunti in vetta dove hanno trovato alcuni generi di conforto lasciati dai compagni il giorno prima e hanno potuto iniziare la discesa per la via normale e il sentiero Sperti fino al rifugio VII Alpini. Agli amici corsi loro incontro a festeggiarli per l’impresa essi sono apparsi provati dai numerosi bivacchi e soprattutto dall’ultimo svoltosi sotto il temporale, ma in buone condizioni fisiche e felici per la favorevole conclusione della loro grande avventura>>

P.Ro

Che giornate e…nottate intense, le ho vissute al riparo da sassi, acqua e vertigine, ora però è giunto il momento di tornare nel cielo, volare, volare, volare…

Le giornate si fanno sempre più corte, le nottate sempre più lunghe, arriva l’inverno, ma non posso sapere quale inverno… mangio sempre meno e riposo sempre più. 
Sicuramente troverò un posticino dove ripararmi e se la fortuna vuole, assistere a qualche nuova "storia".