domenica 16 dicembre 2018

MARCO E LO SCARASON IN INVERNO




MARCO E LO SCARASON IN INVERNO   (1981)

di Fulvio Scotto e Marco Bernardi      Tratto da: Scarason di F.Scotto

Nel gennaio del 1981, il giovane Marco Bernardi decide di tentare da solo la salita invernale della parete Nord-Est dello Scarason…Lo Scarason, di cui a letto nel libro di Gogna, appartiene,  per l’ambiente selvaggio e solitario, al genere di pareti che lo affascinano, anche se non l’ha mai visto…
Partendo da casa lascia il solito biglietto, con su scritto il nome della via e della montagna. I suoi genitori non conoscevano le Grandes Jorasses, figurarsi se sanno cos’è lo Scarason.
Marco arriva da solo alla Certosa di Pesio. E’ il 27 gennaio e i boschi sono bianchi di neve. Calza gli sci e si avvia alla scoperta di quella montagna dal nome strano nel vallone del Marguareis…

<<La vista della parete da sotto era piuttosto impressionante e il freddo notevole. In compenso il tempo era splendido. Ero un po’ titubante, comunque sono arrivato all’attacco abbastanza presto e così ho deciso di salire la prima lunghezza per lasciare la corda fissa per l’indomani… se alla mattina non me la fossi più sentita, sarei risalito per toglierla”.  
Rapidamente, in quella stagione, il pomeriggio scivola via verso la sera e, a fine giornata, dopo essersi calato con la corda, Marco si sistema a bivaccare proprio all’attacco della via.

<<Una delle cose più belle dell’alpinismo è sentire la ‘solitudine’ e poterla dominare. In queste situazione puoi dare un reale valore a te stesso. Molta gente non sa e non saprà mai quanto vale, poiché nella sua vita non ha mai fatto nulla veramente da sola. Ero totalmente solo, sia in salita che durante il ritorno. Per me la solitudine con qualcuno che ti porta alla base, o che ti filma dall’elicottero mentre sali e poi magari ti aspetta in punta, non rappresentano l’alpinismo. Forse sono più una performance sportiva. Non credo abbia senso neanche portarsi il cellulare…
I primi quattro tiri erano quasi completamente schiodati. Su qualche passaggio sono andato in libera, ma per la grande maggioranza in artificiale…

C’era una roccia che definirei ‘perfida’, per cui mi sono autoassicurato su tutte le lunghezze, applicando il mio solito sistema per il quale utilizzo una corda da undici  millimetri. Normalmente, per le discese, usavo anche una corda da sette millimetri, che poi ho abbandonato l’anno seguente nella prima solitaria al Pilier Dérobé.
Comunque legavo un capo alla corda da undici allo zaino, che era appeso con un certo lasco alla sosta, in modo da poter fare da contrappeso in caso di un mio volo. Io ero fissato alla corda con due nodi prusik che spostavo man mano salendo. In caso di volo lo zaino aveva la possibilità di salire due o tre metri prima di mandare in trazione la corda che lo legava alla sosta. Questa dà dinamicità all’assicurazione. Nei tratti in libera dovevo spostare i prusik in modo da non finire bloccato su un passo difficile: a volte erano parecchi metri di corda molla. Poi scendevo e risalivo recuperando tutto. Per ultimo tiravo su lo zaino>>.

Le ore del pomeriggio scorrono velocissime e si avvicina la sera…
<<Mi sono fermato a bivaccare a quattro tiri dall’uscita. Ho piazzato l’amaca che avevo portato, mettendo dei chiodi sulla parete del diedro e diversi altri chiodi perché la roccia faceva un po’ schifo. Avevo anche il fornellino con cui ho potuto farmi una bevanda calda, sciogliendo la neve… il giorno dopo, le ultime lunghezze le ho trovate più facili di quanto non siano in estate, poiché le zolle d’erba nella roccia marcia erano ben ghiacciate>>

In breve, per mezzogiorno si trova al sole della cresta sommitale.
La temibile parete dello Scarason ha avuto, in un colpo solo, la sua prima salita invernale e la sua prima solitaria…Dieci giorni più tardi Marco Bernardi compirà 23 anni.

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